JAMES STEPHENS.
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L'ORCIO D'ORO.
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Traduzione di: TULLIO BRONDI.
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1929. Delta Edizioni, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE. A CURA DEGLI EDITORI.
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Ci preme, in queste poche righe,  di richiamarne l'attenzione sul valore de "L'orcio d'oro".
Il mezzo pi frequente di cui si vale l'autore per costruire il suo mondo,  l'umorismo, uno umorismo speciale, finissimo, acuto, intelligentissimo che d, con scorci di una rara potenza, le visioni pi ampie e determinate, e che ci avvince subito, sin dalle prime pagine, eccitando intensamente il nostro interesse.
Di ogni cosa egli sa darci lo spirito e l'essenza. Dopo aver letto Stephens ci pare che nell'attraversare un prato, nel mangiare un boccone di pane, nel levare gli occhi al cielo, ne ricaviamo un gusto maggiore ed una comprensione pi profonda.
Stephens ha saputo infatti con semplicit linda e pacata, attraverso una prosa pervasa di un profumo di boschi e di ginestre, colorata d'azzurro come un occhio di cielo, valersi delle cose pi comuni e pi umili per comporre tutto un mondo ricco di movimenti spirituali e retto da un'ispirazione costantemente elevata.
Da questa semplicit iniziale il canto del poeta, la maga dell'artista, il pensiero del filosofo, si ergono verso altezze sempre pi pure e scintillanti per allargarsi quindi, come in un gran volo, in un'universalit d'amore veramente totale.
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GLI EDITORI.
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L'AUTORE.
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James Stephens (Dublino, 9 febbraio 1880. Londra, 26 dicembre 1950)  stato uno scrittore, giornalista, poeta e attore irlandese.
Cresciuto in un quartiere povero di Dublino, non  andato a scuola e ha imparato a leggere e scrivere come autodidatta. Quando la madre trov un lavoro presso una ricca famiglia, il ragazzo venne adottato e pot diplomarsi studiando con i fratellastri Tom e Dick. Si interess subito ai miti e alle favole irlandesi.
Prima della prima guerra mondiale lavorava in un ufficio e intanto scriveva. Grazie all'amicizia con George William Russell pubblic il suo primo libro di poesie Insurrections, nel 1909. Nel 1912 pubblic il romanzo La pentola d'oro (Crock of Gold), rimasta finora la sua opera pi letta e nota. Appassionato di gaelico, divenne anche giornalista indipendentista e lavor dal 1920 alla Galleria Nazionale d'Irlanda. Sostenne Sinn Fin e raccolse un'antologia di Fiabe irlandesi (1920). Intanto il 14 maggio 1919 spos Cynthia, allora vedova, con la quale crebbe un figlio, James Naoise (morto accidentalmente nel 1937).
Dal 1925 visse tra Londra e Parigi e fino al 1935 viaggi regolarmente per gli Stati Uniti. Dal 1927 divenne amico di James Joyce, il quale sostenne due anni dopo che se non fosse riuscito a terminare Finnegans Wake, solo James Stephens avrebbe potuto continuarlo.
Nel 1932  stato tra i fondatori dell'Accademia irlandese di lettere (Irish Academy of Letters). Nel 1938 pubblic i versi della raccolta Kings and the Moon. Da allora e fino alla morte, nel 1950, lavor per la BBC.
Fu anche collaboratore della rivista "lrish Review" e da giovane recit a teatro in opere di Seumas O'Kelly e Pdraic  Conaire.
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LIBRO PRIMO.
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LA VENUTA DI PAN.
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CAPITOLO 1.
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In mezzo ai boschi di pini chiamati Coilla Doraca, ultimamente vivevano due Filosofi. Nessuno al mondo era pi saggio di loro eccetto il Salmone dello stagno di Glyn Cagny, nel quale i nocciuoli della riva lasciavano cadere i frutti colmi di scienza; naturalmente  lui la pi profonda fra le creature viventi, ma, nell'ordine della saggezza, vengono subito i nostri due Filosofi.
Si sarebbe detto che il loro volto fosse di pergamena, e che avessero, sotto le unghie, perennemente dell'inchiostro. Tutte le sottigliezze presentate loro, sia pure da una donna, sarebbero state immediatamente spiegate.
La Grigia di Dun Gortin e la Magra d'Inis Magrath proposero loro tre problemi cui nessuno aveva mai dato risposta. Loro seppero rispondere e si attirarono in tal modo l'odio di queste due donne, pi prezioso dell'amicizia degli angeli.
Per la rabbia di essere state smascherate, la Grigia e la Magra sposarono i due Filosofi onde poterli pizzicare in letto; ma i Filosofi avevano la cute tanto dura che non sentivano i pizzicotti. Corrisposero il furore delle loro spose con affetto cos tenero che queste perverse creature quasi ne morirono di dispetto. Un giorno, nel parossismo dell'esasperazione, dopo ch'erano state baciate dai loro mariti, profferirono le mille e quattrocento maledizioni di cui si componeva la loro scienza. I Filosofi le impararono e divennero in tal modo ancora pi saggi.
Passato il tempo regolamentare, da queste unioni, nacquero due bimbi. Erano nati nello stesso giorno e non erano diversi se non in questo: che uno era un maschio, l'altra una femmina. Nessuno avrebbe potuto dire come ci accadde. Per la prima volta nella loro esistenza, i due Filosofi furono obbligati ad ammirare un avvenimento che non avevano saputo prevedere. Acquisita la prova che i bimbi erano proprio dei bimbi, che ci che doveva essere, doveva essere, che un fatto non poteva dar luogo a diatribe, e che ci ch'era accaduto una volta poteva verificarsi una seconda volta, qualificarono l'avvenimento come straordinario, pur senza essere contrario alla natura, e si sottomisero tranquillamente ad una Provvidenza ancor pi saggia di loro.
Il Filosofo, padre del maschio, ne fu rapito; "Ci sono troppe donne sulla Terra" dichiar. E quello che aveva avuto la femmina non lo fu meno: "Abbondanza di beni non nuoce mai", disse. N la Grigia, n la Magra, furono, tuttavia, minimamente raddolcite dalla maternit. Dissero che la loro buona fede era stata sorpresa, che i bimbi erano stati concepiti con sotterfugi fraudolenti, e che loro rimanevano delle donne maritate rispettabili. Cos, per rappresaglia, si rifiutarono di ammanire per lungo tempo il cibo ai due Filosofi. Per i due mariti questa fu una novit piacevole perch aborrivano la cucina delle mogli; ma si guardarono bene dal farlo capire: se se ne fossero accorte, non avrebbero mancato di far valere le loro prerogative culinarie. Ogni giorno perci le supplicavano di preparare uno dei loro squisiti pranzetti: ci che esse non mancavano mai di rifiutare.
Abitavano tutti assieme in una piccola casa nel bel mezzo di un bosco di pini in una fitta penombra. Il sole non vi entrava mai perch l'ombra era troppo densa in questo luogo; e alcun soffio non vi aleggiava mai perch i rami erano troppo serrati. Perci era l'angolo pi isolato e pi calmo del mondo. Per tutto il corso del giorno, ciascuno dei due Filosofi poteva sentire i pensieri del suo vicino o scambiare con lui qualche discorso: e quelli erano i suoni pi gradevoli che avessero mai conosciuto.
Pei loro sensi, al mondo non vi erano che due speci di suoni: la conversazione e il rumore. Prediligevano la conversazione ma biasimavano con severit il rumore; fosse causato da un uccello, dalla brezza o da un acquazzone, si stizzivano e ne reclamavano la soppressione. Le loro mogli parlavano di rado: tuttavia non tacevano un istante servendosi, per comunicare fra di loro, di una sorta di telegrafia naturale appresa dagli Shee. Picchiettavano con le dita forte o piano e cos potevano conversare a distanze inverosimili.
Con l'esercizio, erano giunte a produrre degli scoppi quasi altrettanto tonitruanti di quelli della folgore, oppure dei suoni flebili simili a quelli della grigia cenere che cade sul focolare.
La Magra detestava il proprio bimbo ma adorava quello della Grigia, mentre la Grigia amava quello della Magra, ma non poteva sopportare il proprio.
Un compromesso, qualche volta, pone fine alle situazioni pi imbarazzanti. Le due donne barattarono i loro figliuoli, e, all'istante, divennero le madri pi tenere e pi amorose. Da quel momento le due famiglie vissero nell'accordo pi perfetto che si sia mai visto.
I bimbi crebbero pieni di grazia e di gentilezza. Dapprima il maschio era piccolo e pingue e la femmina lunga e sottile. Poi la femmina divenne rotondetta e paffuta e il maschio magro e tutto nervi, perch lei aveva l'abitudine di starsene molto quieta e savia, al contrario di lui.
Trascorsero lunghi anni nel profondo recesso della pineta e nel suo ininterrotto crepuscolo. Era l che si erano abituati a giocare ai loro giuochi infantili e a correre fra le piante come delle piccole, agili ombre.
Alle volte le loro madri, la Grigia e la Magra, giocavano con loro, ma di rado; e qualche volta i loro padri, i due Filosofi, uscivano a contemplarli attraverso gli occhiali molto rotondi e lenticolari, con degli immensi cerchi di corno. Nondimeno avevano degli altri compagni coi quali spassarsela tutto il santo giorno: le centinaia di conigli che correvano fra i cespugli. Buffissimi, a costoro piaceva giocare coi bimbi. Degli scoiattoli erano allegramente della partita, con qualche capra: un giorno che si erano sperdute sino l, lontano dal vasto mondo, vi furono cos bene accolte che vi ritornarono ogni volta che se ne present l'occasione. Vi erano anche degli uccelli, cornacchie, merli, cutrettole, che erano molto in dimestichezza coi monellucci e venivano a trovarli ogni qualvolta le loro numerose occupazioni lo permettevano.
Non lontano dalla loro dimora si apriva una radura di circa dieci piedi. In questa radura, come in un imbuto, il sole d'estate colava, per qualche ora, il suo splendore di fiamma. Fu il maschio che, pel primo, scopr lo strano e risplendente raggio. L'avevano inviato a raccogliere pigne pel fuoco. Poich ne raccoglievano ogni giorno, erano rare attorno alla casa, e, quindi, non avendone trovate a sufficienza, si allontan pi del consueto. A prima giunta, quel fiammeggiare lo meravigli. Non aveva mai visto niente di simile: lo splendore immobile e fisso di quella luce solletic in lui tanto il timore che la curiosit. La curiosit vince la paura pi del coraggio, e ha spinto molta gente in mezzo a pericoli davanti ai quali il coraggio, puro e semplice, avrebbe arretrato rabbrividendo; la fame, l'amore e la curiosit sono le grandi forze che ci spingono nella vita. Allorch il ragazzetto ebbe constatato che la luce non si spostava, si avvicin e poi, reso ardito dalla curiosit, vi cammin dentro in pieno, scoprendo che non era una cosa concreta. Nel momento che entr nella luce, s'accorse ch'era calda, e ne prov un tale spavento che ne usc con un salto e corse dietro ad un albero. Poi vi salt in mezzo per un momento e ne usc, e, durante una buona mezz'ora gioc al meraviglioso giuoco del gatto, con la luce.
Alla fine divenne sicuro del fatto suo e si ferm. Scopr che il sole non bruciava; ma comunque non vi rimase per la paura di esser cotto.
Di ritorno a casa, non raccont niente alla Grigia di Dun Gortin, n alla Magra di Inis Magrath, e neanche ai due Filosofi; ma narr ogni cosa alla ragazzina, quando furono in letto. E d'allora in poi ogni giorno andavano a giocare col sole, e i conigli e gli scoiattoli li seguivano e vi mettevano un impegno per lo meno doppio di quello usato per l'innanzi.
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CAPITOLO 2.
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Qualche volta si spingeva qualcuno sino alla casa solitaria nel bosco di pini a cercar consiglio in certe materie, troppo astruse per le due luci diametralmente opposte: il curato e il caff. Questa gente era sempre ben accolta e si prestava loro un'immediata attenzione, perch i Filosofi facevano pompa volentieri della loro saggezza. Non avevano vergogna a porre alla prova la loro scienza e non temevano, come tanti altri sapientoni, di impoverirsi o di esser rispettati meno dispensando il sapere.
Ecco qualcuna delle loro massime predilette:
Bisogna essere adatti a regalare per essere adatti a ricevere.
Alla fine di una settimana ogni scienza  da gettare nei rifiuti. Sbarazzatene.
Una scatola deve essere vuotata prima d'essere riempita di nuovo.
Colmare  progredire.
La tua spada, la tua vanga e il tuo pensiero non arrugginiscano mai.
La Grigia e la Magra tuttavia professavano delle teorie assolutamente opposte a quelle dei loro mariti e le loro massime erano del tutto diverse:
Un segreto  un'arma e un amico.
L'Uomo  il segreto di Dio, la Potenza il segreto dell'uomo, il Sesso il segreto della donna.
Dovete posseder molto per possedere ancor di pi.
Nella cassa vi  sempre un angolino vuoto.
L'arte del riposare  la suprema lezione della saggezza.
La cotenna del vostro nemico: ecco il progresso.
Data questa disparit di concetti sarebbe potuto accadere che dei visitatori, essendo venuti a consultare i Filosofi, sorpresi, si fossero lasciati sobillare dalle loro mogli. Ma queste erano fedeli alle loro massime e serbavano i loro aforismi solo per i personaggi importanti, come gendarmi, usurai, consiglieri del distretto o della contea; per di pi esigevano una grossa somma e una compartecipazione agli utili derivati dall'applicazione dei loro consigli.  inutile dire che la loro clientela era assai scarsa, paragonata al numero di coloro che ricorrevano ai loro mariti; poich raramente trascorreva una settimana senza che un postulante, con la fronte sbarrata dalle preoccupazioni, non s'incamminasse pel bosco di pini.
Queste visite interessavano sopra ogni altra cosa i ragazzi. Dopo la loro partenza, ne parlavano in un angolo, cercando di rifare l'aspetto di quella gente, il loro modo di parlare, di camminare o di fiutare il tabacco. Dopo qualche tempo, incominciarono ad interessarsi alle questioni che questa gente sottoponeva ai loro genitori e ai consigli e alle risposte date in loro aiuto.
Col tempo avevano preso l'abitudine di stare assolutamente immobili: di modo che quando la conversazione arrivava al punto interessante, erano stati dimenticati; in tal guisa argomenti, che avrebbero potuto essere risparmiati alla loro puerizia, formavano invece il soggetto solito della loro conversazione.
Quando i bimbi ebbero compiuto dieci anni, uno dei Filosofi mor. Egli riun tutti per annunciare ch'era giunto il momento di dar loro un addio supremo perch aveva l'intenzione di trapassare al pi presto. Era una cosa deplorevole, aggiunse, ch'egli non fosse mai stato bene come in quel momento; ma ci non creava alcun impedimento alla sua risoluzione perch la morte non era effetto di una malattia ma causata da una moltitudine di altri fattori che non riteneva di infligger loro nei minuti particolari.
Sua moglie, la Grigia di Dun Gortin, approv con calore questa decisione e vi aggiunse questo emendamento: che da molto tempo avrebbe dovuto applicarsi a qualche cosa. La sua vita era stata, sino allora, inutile e sterile. Dopo averle rubato le sue mille e quattrocento maledizioni, che non aveva mai utilizzate, le aveva dato un bimbo del quale ella avrebbe fatto molto bene a meno. Tutto considerato, pi presto sarebbe morto e avrebbe terminato di chiacchierare e pi presto gli interessati ne avrebbero goduto.
L'altro Filosofo replic lentamente accendendo la pipa:
Fratello, la pi grande di tutte le virt  la curiosit, e la saggezza  la fine di tutti i desideri. Raccontaci come sei giunto a questo lodevolissimo proponimento.
Il Filosofo rispose:
Ho raggiunto tutta la saggezza che il mio essere pu reggere. Da ben una settimana non mi si  rivelata alcuna verit. Tutto ci che ho letto lo conoscevo gi; tutti miei pensieri non sono stati che una ricapitolazione di idee vecchie e tediose. Davanti a i miei occhi non vi  pi orizzonte. Lo spazio si  ridotto alle dimensioni ridicole del mio pollice. Il tempo  il tic-tac dell'orologio. Il bene ed il male sono due granelli nel medesimo baccello. La fisonomia della mia donna  immutabile per sempre. La tua conversazione con me, fratello,  come il ronzo di un'ape in una celluzza nera. I pini mettono le radici, crescono e muoiono... Tutto  vanit. Addio.
Ecco delle riflessioni serie, fratello, rincalz l'altro, ed io scorgo con chiarezza che  scoccata la tua ora. Permettimi di farti osservare, non per contraddirti, ma per continuare una conversazione interessante, che esistono tuttavia alcune conoscenze che tu non hai peranco assimilate: non sai battere il tamburo, n mostrarti gentile verso tua moglie, n alzarti per primo, la mattina, a preparare la colazione. Hai imparato a fumare, come me, il tabacco forte? Sai danzare al chiaro di luna con una delle donne degli Shee? Non  sufficiente comprendere la teoria che sta al fondo di tutte le cose. La teoria non  che una preparazione alla pratica. M' apparso, fratello, che la saggezza potrebbe non essere il termine di tutte le cose. Forse la bont e l'indulgenza superano la saggezza. Non pu forse darsi che la gioia, la musica, la danza gioconda, siano il fine supremo? Fra tutte le cose la saggezza  la pi vecchia. Proviene tutta dal cervello e non dal cuore. Bada, fratello, tu sei schiacciato dal peso del tuo cervello. Muori di vecchiaia e non sei peranco un fanciullo.
Fratello, replic l'altro, la tua voce  come il ronzo di un'ape in una celluzza nera. Se devo essere ridotto, nei miei ultimi giorni, a fare il tamburino o a rincorrere in un raggio di luna una fattucchiera o a preparare la tua prima colazione, allora  proprio tempo ch'io muoia. Addio, fratello.
Dicendo ci, si alz e spinse tutti i mobili della stanza contro le pareti, in modo che al centro vi fosse uno spazio libero. Poi si tolse le scarpe, si sfil il soprabito, e, rizzandosi sulla punta dei piedi, si mise a girare su se stesso con una rapidit impressionante. Dopo qualche istante i suoi movimenti acquistarono una velocit costante mentre un suono simile a quello prodotto da una sega mossa rapidamente faceva vibrare tutta la casa.
Dopo un quarto d'ora si vide il movimento via via rallentare. Tre minuti dopo era di molto scemato. Due minuti pi tardi si poteva distinguere il suo corpo che pencol da un lato e finalmente si accasci al suolo. Il Filosofo era morto. Sul suo volto si poteva scorgere un'espressione di beatitudine serena.
Che Dio sia con te, fratello! disse colui che sopravviveva. Poi, accesa la pipa, si concentr sulla punta del proprio naso e si pose a meditare profondamente questo dilemma: Il bene  il tutto, o  il tutto che  il bene? Un momento dopo stava per dimenticare il luogo dove si trovava, la presenza degli altri e la salma, quando la Grigia di Dun Gortin guast la sua meditazione chiedendogli che cosa si dovesse fare. Egli stacc con uno sforzo gli occhi dal proprio naso e lo spirito dal dilemma.
Il caos, disse,  la condizione prima, l'ordine la legge prima, la continuit la riflessione prima, la calma la felicit prima. Il nostro fratello  morto... Sotterratelo.
Dicendo ci, gli occhi gli si riattaccarono al naso, lo spirito si riattacc al dilemma ed egli cadde in una profonda meditazione dove il nulla era posato sull'immateriale.
Davanti a questo enigma lo Spirito dell'Artificio girava dei grossi occhi.
La Grigia fiut un po' di tabacco e celebr lo sposo con questa lamentazione funebre:
"Tu sei stato il mio sposo, ed eccoti morto. La saggezza ti ha ucciso.
Se tu avessi ascoltato la voce della mia saggezza invece di fare a modo tuo, saresti tuttora il mio assillo e io sarei felice.
La donna  pi forte dell'uomo, lei non muore di saggezza.
Vale di pi dell'uomo perch non ricerca la saggezza.
 pi saggia dell'uomo perch  meno sapiente e capisce di pi.
Gli uomini saggi sono dei ladri, rubano la saggezza al prossimo.
Io avevo mille e quattrocento maledizioni, la mia piccola riserva, e tu me le hai rubate con l'inganno e mi hai lasciata vuota.
Mi hai rubato la mia saggezza e ti sei rotto l'osso del collo.
Io ho perso la mia scienza e tuttavia sono sempre viva per lamentarmi sulla tua salma, ma per te la mia povera scienza era troppo pesante.
Non te ne andrai pi, la mattina, nel bosco di pini, non camminerai pi lungo le vie nella notte stellata. Tu non ti sederai pi sotto la cappa del camino, non ti coricherai pi, non ti alzerai pi: da questo giorno non farai pi nulla.
Chi dunque andr alla ricerca delle pigne quando il fuoco star per estinguersi, chi mi chiamer per nome nella casa vuota, o si adirer se l'acqua non avr levato il bollore?
In realt, eccomi molto infelice. Non ho pi scienza, pi marito, non ho pi niente da dire".
Se avessi di meglio ve lo darei, disse poi gentilmente rivolta alla Magra d'Inis Magrath.
Grazie, disse costei,  molto bello. Volete che incominci? Mio marito sta meditando e forse potremmo tormentarlo.
Non preoccupatevi, replic l'altra, il tempo dei divertimenti  passato per me e d'altra parte sono una donna rispettabile.
Non dite che la pura verit.
Non ho fatto che le cose opportune al tempo giusto.
Sarei l'ultima persona a negarlo, rispose calorosamente l'altra.
Allora siamo d'accordo, disse la Grigia. Si era levata le scarpe e si equilibrava in mezzo alla stanza sulla punta dei piedi.
Che degna ed onorevole sposa siete mai! disse la Magra d'Inis Magrath. Allora la Grigia si mise a girare su se stessa sempre pi rapidamente, sino ad essere un solo ardore di movimento. Ma poich era resistente, non fu che dopo tre quarti d'ora ch'ella rallent, ridivenne visibile, pencol da un lato e s'accasci al fianco del proprio sposo. Dalla sua fisonoma traspariva una beatitudine che quasi superava quella del marito.
La Magra d'Inis Magrath regal due ciambelle ai fanciulli e li mise in letto. Poi sotterr i due corpi sotto il focolare della casa. Quindi, non senza fatica, strapp il marito dalle sue meditazioni.
Quando costui fu in grado di rendersi conto degli avvenimenti ordinari, gli raccont i particolari di tutto ci ch'era occorso, accusandolo di essere il solo responsabile di quella crudele perdita.
Le tossine secernono le anti-tossine, replic lui. La fine  in germe nel principio. Tutti i corpi crescono attorno ad uno scheletro. La vita,  la morte in maschera. Non voglio andare a dormire.
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CAPITOLO 3.
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L'indomani di questi tristi avvenimenti, Meehawl MacMurrachu, piccolo coltivatore delle vicinanze, attraversava la pineta con le sopracciglia corrugate.
Dio sia con voi, disse, giungendo alla porta della piccola casa, ed entr.
Il Filosofo si tolse la pipa di bocca.
Dio sia con te, rispose, e ricolloc la pipa al suo posto naturale.
Col suo pollice ricurvo, Meehawl MacMurrachu indic il vuoto.
E l'altro, dov'?
Ah! fece il Filosofo.
 uscito, per caso?
Eh, forse s, disse il Filosofo gravemente.
Va bene, non importa, rispose il visitatore. Voi avete tanta saggezza da aprirne uno spaccio. Sono venuto a trovarvi oggi perch voi mi consigliate a proposito dell'asse da lavare di mia moglie. Sono due anni appena che l'ha e, l'ultima volta che l'ha usata, fu per lavarmi la camicia della festa e la sua sottana nera, quella che ha quei cosini rossi... sapete?...
No, disse il Filosofo.
Bene, non importa. L'asse per lavare  scomparsa, e mia moglie sostiene che l'hanno rubata o le fate oppure Bessie Hannigan... voi conoscete Bessie Hannigan, no? Quella che ha la barba come un caprone e che trascina una stampella?...
No, disse il Filosofo.
Fa lo stesso, disse Meehawl MacMurrachu. Non l'ha presa lei perch mia moglie l'ha chiamata fuori di casa, ieri, e l'ha fatta parlare per due ore mentre io ho frugato ogni cantuccio della sua stamberga senza trovare l'asse per lavare.
Non potrebbe esservi, disse il Filosofo.
Vostro Onore potrebbe indicarmi allora dove s' ficcata?
Forse, disse il Filosofo, Mi ascolti?
Son tutt'orecchi, disse Meehawl MacMurrachu.
Il Filosofo avvicin la propria sedia a quella del visitatore in modo che i loro ginocchi quasi si urtavano. Pos le due mani sui ginocchi di Meehawl MacMurrachu:
Lavare  una ben strana abitudine, disse. Ci lavano quando si nasce e quando moriamo; non vi troviamo pi piacere la prima volta che beneficio l'ultima.
 vero, signore, disse Meehawl MacMurrachu.
Molta gente ritiene che la pulizia non dipenda che dall'abitudine. Ora, l'abitudine  un'azione continua,  una cosa abbominevole ed  molto difficile liberarsene. Un proverbio ha vigore mentre un ordine scritto resta lettera morta; e le pazzie dei nostri antenati hanno maggiore importanza che il benessere dei nostri posteri.
Non ho da obbiettare una sola parola, signore, disse Meehawl MacMurrachu.
I gatti, che appartengono ad una razza di filosofi e di pensatori, non ammettono l'efficacia dell'acqua e del sapone; tuttavia tutti sono d'accordo nell'ammettere la propriet di questa razza. Ogni regola soffre la propria eccezione ed un tempo ho conosciuto un gatto che aveva una grande passione per l'acqua e che faceva il suo bagno quotidiano: era un mostro e mor, finalmente, di ghiribizzo. I fanciulli hanno, quasi, altrettanta saggezza dei gatti. Certamente, impiegano l'acqua in diverse guise: per sciupare una tovaglia, ad esempio, od un grembiule; e ne ho visti di quelli che spalmavano di sapone una scala, mostrando cos d'aver acquisita una profonda conoscenza sulle propriet di questa materia.
E perch no, in parola d'onore? disse Meehawl MacMurrachu. Avreste per caso un fiammifero, signore?
No, disse il Filosofo. I passeri sono pure un popolo fra i pi acuti e razionali. Adoperano l'acqua per estinguere la loro sete; ma quando sono sudici fanno un bagno di polvere che li pulisce immediatamente.  positivo che si vedono spesso degli uccelli nell'acqua: ma vi vanno per pescare e non per lavarsi. Ho pensato spesso che se i pesci fossero un popolo sporco, simulatore e stupido, ci proverrebbe dal loro soggiorno troppo prolungato nell'acqua. E non si  osservato che, se li si ritira da questo elemento, muoiono immediatamente dal piacere di sottrarsi al loro interminabile bagno?
Anch'io l'ho visto, disse Meehawl. Non avete mai sentito parlare, signore, del pesce che Pandeen MacLonghin ha preso nel cappello del gendarme?
No, disse il Filosofo. La prima persona che si  lavata fu senza dubbio qualcuno che cercava una facile notoriet. Non conta che il cretino si lavi: il saggio sa che  un fastidio inutile, perch la natura ripristiner in fretta una sporcizia naturale e sana. Non dovremmo perseguire la propriet, bens la pi rara e splendida sporcizia. Forse gli strati accumulati di materia, in seguito al sedimento geologico ordinario, s'incorporerebbero all'epidermide umana rendendo superfluo qualsiasi vestiario...
In relazione di quell'asse da lavare, disse Meehawl, stavo per dire che...
Non conta, disse il Filosofo. Ammetto l'acqua, l dove abbisogna. Per sorreggere un naviglio non ha sostituti possibili (non che io sia, si capisce, partigiano sfegatato dei navigli che tendono a perpetuare la curiosit fra le nazioni e a diffondere la piccola verminaia sotto tutte le latitudini).  un elemento che ha una sua utilit per spegnere il fuoco, per far l'infuso di t, per pattinare l'inverno; ma in una bacinella di ferro smaltato ha un aspetto meschino e disgustoso... Per ritornare all'asse da lavare di tua moglie...
Che Dio benedica vostro Onore, disse Meehawl.
Tua moglie afferma che se non sono state n le fate, n la donna dalla gamba di capra a rubarla...
Dalla barba di capra, corresse Meehawl.
Che zoppica con la barba, disse severamente il Filosofo.
Come credete, signore, perch ora non sono pi sicuro quale sia il difetto di quella donna.
Tu sostieni che quella donna malaticcia non possiede l'asse da lavare. Ne segue che l'hanno rubata le fate.
Ci  molto plausibile, disse Meehawl.
Vi sono sei clan di fate che hanno stanza in questi dintorni; ma il sistema d'eliminazione che ha ridotto la Terra in uno sferoide, adattato la formica alle sue necessit, e fatto l'uomo il capo dei vertebrati, mantiene tuttora questa concorrenza.
Avete mai visto tante vespe come quest'anno? disse Meehawl. In parola d'onore, non  possibile sedersi in qualche luogo senza mutande...
No, disse il Filosofo. Hai provato a lasciare un piattello di latte fuori, marted scorso?
Ma certamente.
Non hai dimenticato di levarti il cappello davanti ad un mulinello di polvere?
Me ne sarei guardato bene!
Non hai, in questi ultimi tempi, tagliato un cespuglio spinoso?
Preferirei strapparmi un occhio e passeggiare con un occhio di vetro come l'asino di Lorcan O' Nualain... s, certamente. Conoscete questo asino, signore? Egli...
No, disse il Filosofo. Non hai ucciso un pettirosso?
Mai mai mai, disse Meehawl. Corpo di una pipa, aggiunse, quella vecchia carcassa del mio gatto ha acchiappato un uccello ieri, sul tetto!
Questa volta ci siamo! grid il Filosofo, avvicinandosi ancra, se fosse stato possibile. Sono i Lepriconi del Gort na Cloca Mora che hanno rubato l'asse. Vai subito al Gort. Vi  un buco sotto un albero, a sud-est del campo. Guarda ci che troverai in quel buco.
Ci vado, disse Mechawl. Avreste...
No, disse il Filosofo.
Meehawl MacMurrachu si conged e fece ci che gli era stato ordinato. Sotto l'albero del Gort na Cloca Mora rinvenne un piccolo orcio pieno d'oro.
Con ci se ne comperano a mucchi di assi da lavare, disse fra s.
Questo incidente accrebbe ancor pi la fama del Filosofo. Ma fu anche l'esca di tutta una serie di avvenimenti singolari che vi saranno raccontati a loro tempo.
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CAPITOLO 4.
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Accadde dunque che i Lepriconi del Gort na Cloca Mora non furono riconoscenti al Filosofo di aver inviato Meehawl MacMurrachu nel loro dominio. Rubandogli la roba sua erano nel loro pieno diritto, perch il suo gatto aveva ucciso un loro uccello: su ci non v'era dubbio. Non soltanto si vedevano frustrati in una loro sacrosanta rappresaglia, ma l'orcio d'oro, che la loro corporazione aveva impiegato migliaia d'anni ad accumulare, era stato rubato. Un Lepricone senza il suo orcio d'oro,  come una rosa senza profumo, un uccello senza ali, un rovescio senza diritto.
Stabilirono che il Filosofo aveva agito molto scorrettamente verso di loro; la sua condotta era stata quella di un vicino maligno e cattivo, e sino a quando fossero stati indennizzati con equit della doppia perdita della loro dignit e del loro tesoro, solo lo stato di guerra poteva esistere fra la loro trib e la casetta nel bosco di pini.
La loro situazione, d'altra parte, era assai complicata. Non potevano mostrare un'ostilit diretta e personale verso il loro nuovo nemico perch la Magra d'Inis Magrath non avrebbe mancato di proteggere suo marito. Ella apparteneva ai Shee di Croghan Conghaile, che erano imparentati con tutte le cittadelle tenute dalle fate d'Irlanda ed erano pure rappresentati da forti nerbi nelle cittadelle e nelle piazzeforti dei paraggi pi prossimi. Certamente avrebbero potuto convocare un'assemblea straordinaria di Sheogs, Lepriconi e Cluriconi per allearli nella loro impresa ed esigere indennizzi e interessi dai Shee di Croghan Conghaile; ma costoro avrebbero respinto senz'altro ogni responsabilit, allegando che nessun membro della loro confraternita avrebbe dovuto rispondere di un'offesa arrecata dal Filosofo e non dalla Magra d'Inis Magrath. E tuttavia non era possibile lasciar cadere la faccenda: il non potersi rendere giustizia, esasperava la loro collera.
Uno di loro fu delegato presso la Magra, e gli altri si riunirono, calata la notte, attorno alla casa di Meehawl MacMurrachu, per tentare di impadronirsi del loro tesoro; inutilmente per, come prevedevano. Infatti Meehawl, che non ignorava le abitudini del Popolo della Terra, aveva nascosto l'orcio in un cespuglio spinoso mettendolo cos sotto la protezione del mondo delle fate, compresi gli stessi Lepriconi. Finch una mano umana non gli avesse cambiato di posto, erano obbligati a rispettare il nascondiglio e a garantirne l'inviolabilit anche a costo del proprio sangue.
Tormentarono Meehawl con un violento attacco di reumatismi e sua moglie con una sciatica non meno acuta; ma i loro gemiti non procurarono loro che un'effimera soddisfazione.
Il Lepricone, inviato in ambasciata dalla Magra, giunse alla casetta ed espose le sue ragioni. Il piccolo uomo piangeva raccontando la sua storia e i bimbi, per simpatia, piansero con lui. La Magra rispose che tutta questa disgraziata faccenda la gettava nell'infelicit; il suo cuore era con quelli del Gort na Cloca Mora; ma declinava ogni e qualsiasi responsabilit. Il colpevole era suo marito; lei non aveva influenza alcuna sull'operato del suo spirito, una delle sette meraviglie del mondo, concluse.
Suo marito era lontano, nel bosco, e non c'era, sul momento, nulla da tentare.
Cos il Lepricone dovette ritornarsene; non era apportatore d'alcuna buona notizia per i suoi compagni, ma promise di ritornare l'indomani mattina di buon'ora.
Al suo ritorno, molto tardi quella sera, il Filosofo trov la moglie che lo aspettava.
Donna, dovresti essere a letto, disse.
Davvero? disse la Magra. Impara che io mi corico quando mi garba e mi alzo quando mi pare, senza chiedere il permesso n a te, n ad alcuno.
 falso, disse il Filosofo. Perch tu hai sonno, che tu lo voglia o no, e non  secondo il piacer tuo che tu ti svegli. Alla pari di altre abitudini, il canto, la danza, la musica, il teatro, il sonno a poco a poco ha conquistato il favore popolare, come parte integrante di un cerimoniale religioso. Dove si dorme con maggior facilit che in chiesa?
Lo sai, disse la Magra, che  venuto oggi un Lepricone?
No, disse il Filosofo, e malgrado i secoli innumerevoli che trascorsero da quando il primo dormiglione (con grande difficolt, senza dubbio) cadde nella catalessi religiosa, noi oggi possiamo dormire durante un'intera cerimonia con una facilit che avrebbe ridondato a somma gloria di quel fedele preistorico e dei suoi accoliti.
Sei disposto ad ascoltare ci che t'ho a dire a proposito del Lepricone? chiese la Magra.
No, disse il Filosofo. Hanno lasciato capire che se noi dormiamo di notte si  perch l'oscurit ci impedisce ogni altra occupazione. Ma i gufi, popolo scaltro e venerabile, non dormono di notte. I pipistrelli, che hanno uno spirito singolarmente limpido, dormono di giorno e dormono in un modo piacevolissimo. Attaccano ad un ramo d'albero le loro unghie e si lasciano penzolare, la testa in basso, posizione particolarmente felice a mio avviso, perch, l'afflusso del sangue deve produrre un assopimento e una certa paralisi del cervello: bisogna o dormire o scoppiare.
Tacerai, alla fine? url rabbiosamente la Magra.
No, disse il Filosofo. In certi casi il sonno  utile: per esempio per ascoltare un'opera od osservare le vedute al caleidoscopio. Non conosco niente di meglio per provocare il sonno. Come raffinatezza  elegante, ma come modo di passare la notte,  di una intollerabile ridicolaggine. Ora, se tu hai qualche cosa da parteciparmi, amica mia, sei pregata di esporla, ma non dimenticare che bisogna riflettere innanzi di aprire la bocca. Bisogna vedere raramente una donna, ma non ascoltarla mai. Il silenzio  il principio della virt. Tacere  ammirevole. Le stelle non fanno rumore. I fanciulli devono essere sempre coricati. Ecco delle profonde verit che non possono essere contraddette; dunque, spiffera.
La tua zuppa  sull'angolo del fuoco, disse la Magra. Prenditela da te. Non muoverei un dito se tu crepassi di fame. Spero che nella tua zuppa vi siano dei grumi.  venuto un Lepricone del Gort na Cloca Mora. Stanno per metterti a posto, perch tu hai rubato il loro orcio d'oro. Razza di vecchio ladro! Razza di orecchiuto infingardo, occhio di delinquente!
Poi, improvvisamente, prese lo slancio e con un salto sibilante s'infil nel letto. Di sotto la coltre, lanciava a suo marito uno sguardo furibondo e folgorante. Cercava, in una volta sola, di infliggergli i reumatismi, il mal di denti e il tetano. Se fosse riuscita a frenarsi e a concentrare la sua attenzione semplicemente su una di queste torture, sarebbe riuscita facilmente a colpire il marito: ma ne era incapace.
La finalit  la morte. La perfezione  la finalit. Niente  perfetto. Vi sono dei grumi qui dentro, disse il Filosofo.
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CAPITOLO 5.
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Quando il Lepricone ritorn l'indomani incontr i due fanciulli non lontano dalla loro casa. Alz la mano destra, aperta, al disopra del capo (saluto in uso tanto presso le fate che presso i Celti) e stava per sorpassarli, quando gli venne un'idea. Si sedette davanti ai due fanciulli fissandoli, mentre essi alla lor volta spalancavano dei grandi occhi su di lui.
Infine disse al maschietto:
Come ti chiami, bimbo mio?
Seumas Beg, signore.
 un nome piccolo.
Mia madre mi chiama cos.
E come ti chiama tuo padre?
Seumas Eoghan Maelduin O'Carbhail Mac an Droid.
 un nome lungo, disse il Lepricone. Poi, voltandosi verso la ragazzina:
Come ti chiami, mia piccola bambina?
Brigid Beg, signore.
E come ti chiama tuo padre?
Non mi chiama affatto, signore.
Ebbene, Seumasen e Bredeen, voi siete dei bambini buoni e mi piacete assai. Ritorner a trovarvi e intanto state bene.
Quindi riprese la strada. Camminando, faceva dei piccoli balzi mentre le dita gli scricchiolavano e si fregava qualche volta una gamba contro l'altra.
Com' gentile quel Lepricone, disse Seumas.
Piace anche a me, aggiunse Brigid.
Senti, rispose Seumas, io far il Lepricone e tu i due ragazzi; ed io ti domander i nostri nomi.
Giocarono cos. L'indomani il Lepricone ritorn a sedersi vicino a loro e, come il giorno prima, rimase per un po' senza pronunciar sillaba.
Non ci domandate i nostri nomi, signore? disse Seumas.
Sua sorella lisciava timidamente la sua sottanella.
Io mi chiamo Brigid Beg, disse.
Sapete giocare agli aliossi? domand il Lepricone.
No, signore, rispose Seumas.
Ve lo insegner. Raccolse delle pigne e mostr loro il giuoco. Sapete giuocare a "fossetta", "alle guardie e ladri", al "salto del montone"? Ve li insegner tutti. Intanto incominceremo dal "salto del montone" che vi insegner subito. Curvati cos, Bredeen e anche tu, Seumas, come lei, a una certa distanza da tua sorella. Io salter sopra la schiena di Bredeen e poi corro e salto sulla tua schiena, Seumas, cos, e poi mi allontano un poco e mi curvo. Tocca ora a te, Bredeen, a saltare al disopra di tuo fratello e poi su di me e di correre un bel tratto per curvarti di nuovo. Allora spetta a te, Seumas, salti su di me, poi su tua sorella e corri a piegarti pi lontano; e poi tocca a me saltare.
 un giuoco splendido, disse Seumas.
Ma certo, figliolo mio... Incassa la testa... Ecco che cosa vuol dire saltare! Tu non sarai mai capace di saltare meglio, Seumas.
Io salto gi molto meglio di Brigid e salter bene come voi quando avr un po' pi di pratica... Incassate la testa, signore.
Quasi senza farvi caso avevano varcato il confine del bosco e proseguivano il loro giuoco in un campo brullo, cosparso di grandi pietre grigiastre. Era l'ultimo campo che si vedesse: dopo di lui, la montagna alzava i suoi aspri fianchi, coperti di eriche, sino all'orizzonte. Era circondato da una siepe di rovi mezzo rovinata e qua e l si elevavano in macchie alte piante stecchite, dall'aspetto sinistro. In una parte del campo c'era un albero largo e basso, e, giocando, ci si avvicinavano sempre pi. Il Lepricone si abbass contro l'albero. Seumas prese la rincorsa, salt e scivol in fondo a un buco di fianco all'albero. Poi Brigid corse, salt e scivol in fondo al medesimo buco.
Mio Dio! grid: e disparve in un battibaleno.
Allora il Lepricone fece scricchiolare le proprie dita, sfreg una gamba contro l'altra, poi si gett nel buco e disparve anche lui.
Quando vide trascorrere l'ora alla quale di solito i ragazzi rincasavano, la Magra d'Inis Magrath fu assalita da una leggera inquietudine.
Non erano mai giunti, finora, in ritardo per la colazione. Odiava uno dei fanciulli, il suo: ma aveva dimenticato chi era: poich ne amava uno, era obbligata a vezzeggiarli entrambi pel timore d'ingannarsi e di mortificare quello verso il quale segretamente propendeva la sua tenerezza. Quindi ella era inquieta per entrambi.
Pass l'ora della colazione e venne quella del pranzo, ma sempre senza fanciulli. Ad ogni momento usciva a chiamarli sotto gli scuri pini, gridando tanto da arrochirsi e da non sentire pi la propria voce.
Venne la sera, cal la notte, e, aspettando il ritorno del Filosofo, riassumeva la situazione: niente marito, niente figli e niente Lepricone, come erano d'accordo... Ebbe un lampo d'ispirazione. Il Lepricone le aveva rubati i fanciulli!
Predisse contro la loro razza una vendetta che avrebbe intontito il genere umano. Era in piena collera quando il Filosofo apparve nel bosco ed entr in casa. La Magra si slanci su di lui:
Uomo, grid, i Lepriconi del Gort na Cloca Mora ci hanno rubato i bambini.
Il Filosofo la guard fissamente per un istante.
Il ratto, disse, da lunghi secoli  l'occupazione favorita delle fate, dei folletti e dei briganti orientali. Il loro abituale procedimento  di impadronirsi delle persone e di tenerle fino al pagamento di una taglia. Se non si versa il riscatto, pu darsi che venga tagliato un orecchio od un dito al prigioniero e che si mandi questo pezzo agli interessati avvisandoli che un braccio od una gamba seguiranno una settimana dopo, a meno che in questo frattempo non si sia venuti ad un accomodamento.
Ma non capisci, disse la Magra furibonda, che hanno rapito i tuoi figli?
No, disse il Filosofo; ad ogni modo  un ricatto che le fate praticano di rado: pi spesso non rapiscono per una taglia, ma per la passione pura del ratto o per un altro motivo oscuro, in relazione forse ai loro riti. Conservano la vittima nei loro baluardi, sinch ella abbia dimenticato la propria origine e sia diventata un suddito normale dello Stato delle fate. Il ratto non  per niente un'abitudine speciale degli uomini e delle fate.
Mostro, disse la Magra con voce profonda, mi ascolterai?
No, disse il Filosofo; molti insettivori l'hanno in onore. Le formiche, ad esempio, razza degna di ogni attenzione, che vivono in comunit ordinate in modo perfetto e che hanno raggiunto un grado di civilt molto complesso, si spingono spesso lontano pei campi, sia per fondare una colonia, sia per organizzare qualche spedizione, ritornando con un ricco bottino di afidi e di altro bestiame che divengono i domestici e gli schiavi della Repubblica. Poich non uccidono e non divorano i loro prigionieri, questo  proprio un ratto qualificato. Potremmo dire altrettanto delle api, popolo robusto e industrioso, che abitano in cellule esagonali, molto complicate a costruirsi. Si  qualche volta osservato che, quando non hanno una regina, rapiscono quella di un alveare meno potente del loro e se la tengono senza vergogna, piet o rimorsi.
Mi capisci? sbrait con voce acutissima la Magra.
No, disse il Filosofo. Si  preteso che le scimmie subtropicali rubassero i bambini trattandoli, pare, con molta tenerezza, spinta sino a dividere con loro le noci di cocco, gli ignami, le banane e altri frutti equatoriali di loro propriet, con la pi larga liberalit e che trasportassero i loro cagionevoli prigionieri d'albero in albero (sovente molto distanti l'uno dall'altro, e ad un'altezza considerevole dal suolo) con la pi attenta e sollecita bont.
Mi corico, disse la Magra. La tua zuppa  nell'angolo del fuoco.
Ha dei grumi, amica mia? chiese il Filosofo.
Lo spero di tutto cuore, disse saltando nel letto.
Quella notte il Filosofo soffr del pi terribile attacco di reumatismi provati in vita sua e non pot riposare che all'alba, quando la sua signora si addorment, malgrado i suoi sforzi, vinta dalla fatica.
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CAPITOLO 6.
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La Magra d'Inis Magrath dorm a lungo il mattino dopo, ma la sua impazienza era cos acuta che si concesse a fatica il tempo di far colazione.
Appena terminato, mise il suo scialle e la pezzuola in capo e si diresse attraverso il bosco di pini verso il Gort na Cloca Mora. Giunse presto al campo pieno di pietre e, raggiunto l'albero a sud-est, com'ebbe raccolto un sasso, lo picchi energicamente contro il tronco. Batteva in modo convenzionale: due colpi, tre colpi, un sol colpo.
Una voce sal dal buco:
Ditemi chi siete, ve ne prego.
Ban Na Droid d'Inis Magrath, lo sapete bene, rispose.
Eccomi, Nobile Dama, disse la voce, e, dopo un istante, il Lepricone salt fuori dal buco.
Dove sono Seumas e Brigid Beg? intim con severit.
Che cosa ne so, io? Non sono a casa vostra?
Se vi fossero non verrei a cercarli qui. Sono certa che voi me li avete rubati.
Frugatemi, disse il Lepricone aprendo il panciotto.
Sono l, nella vostra piccola casa, riprese con ira la Magra. Pi presto li libererete e meglio sar per voi e pei vostri cinque fratelli.
Nobile Dama, discendete e cercate voi stessa nella nostra piccola casa. Non so che cosa dire di pi.
Non potrei entrare nella vostra casa: sono troppo grande.
Voi conoscete il modo di rimpicciolirvi.
Gi, ma non sono sicura di ridiventare grande e allora voi e i vostri sudici fratelli disporreste di me a vostro talento. Ascoltate attentamente: se voi non liberate i bambini, io vi sollever contro i Shee di Croghan Conghaile. Sapete bene che cos' accaduto ai Cluriconi di Oilean na Glas, quando rapirono il figlio della Regina. Ci che vi aspetta  ancor peggiore. Se i bambini non sono in casa per questa sera, prima che spunti la luna, far il giro della mia trib. Partecipatelo ai vostri cinque brutti fratelli. State bene, aggiunse allontanandosi a grandi passi.
Anche voi, Nobile Dama, rispose il Lepricone.
Rimase inclinato su una gamba sinch non l'ebbe persa di vista: quindi si infil nel suo buco.
Al ritorno, attraversando la pineta, ella scorse Meehawl MacMurrachu che si dirigeva nello stesso senso, perplesso, con la fronte increspata dai pensieri.
Che Dio sia con voi, Meehawl MacMurrachu.
Che Dio e Maria siano con voi, signora, rispose quello. Voi mi vedete assai afflitto.
E perch?
Sono venuto per parlare con vostro marito di una cosa assai strana.
Se si tratta di parlare vi indirizzate bene, Meehawl.
 un uomo molto forte, di certo, disse Meehawl.
Qualche istante dopo, la Magra riprese:
Fiuto da qui il fumo della sua pipa. Andatevi subito, io resto fuori un momento perch il suono delle vostre voci riunite mi spaccherebbe la testa.
Come vi aggrada, signora, replic il suo compagno entrando nella casetta.
Meehawl MacMurrachu era giustamente rattristato. Non aveva che una figlia, la pi bella ragazza che esistesse. Disgrazia volle che non lo sapesse nessuno e che lei stessa non lo dubitasse. Qualche volta, bagnandosi nel risucchio di qualche torrentello montanino e scorgendo il proprio viso riflesso nell'acqua, si trovava molto graziosa. E allora l'invadeva una grande tristezza, perch che serve essere belli se nessuno pu apprezzare la vostra bellezza? La bellezza  pure utile a qualche cosa. Le arti, come i mestieri, le cose piacevoli, altrettanto di quelle utili, non devono apparire al mercato per essere apprezzate dagli intenditori?
L'unica casa vicina a quella di suo padre era la casa di Bessie Hannigan. Le poche altre erano sparpagliate su di una vasta superficie e separate da leghe di colline e di torbiere vaste e silenziose. Cos, dalla sua nascita, non aveva visto pi di due uomini oltre il padre. Aiutava suo padre e sua madre in tutti i piccoli lavori di casa, e ogni giorno conduceva al pascolo le loro tre vacche e le due capre sui fianchi della montagna. Attraverso giorni pieni di sole i suoi anni erano trascorsi in una lenta e trepida incoscienza, nella quale, senza ch'ella vi facesse caso, molte idee le attraversavano la mente e molte immagini vi rimanevano sospese un istante, come uccelli nell'aria leggera. Dapprima, e per lungo tempo, si era creduta felice. Una bambina poteva interessarsi a tante cose: i cieli rossi, la cui bellezza non  uguale due giorni di seguito, le piccole creature che vivono innumerevoli fra le erbe e l'erica, l'uccello che si lascia cadere a picco nell'aria venendo dalla montagna verso la sconfinata pianura, i fiorellini che sono cos contenti, ciascuno tranquillo al suo proprio posto, le api che saccheggiano il nutrimento della loro piccola casa, e i grossi maggiolini che si smarriscono sempre nel crepuscolo.
Queste e molte altre cose avevano un certo interesse ai suoi occhi. Le tre vacche, dopo aver pascolato a lungo, le si coricavano vicino guardandola mentre ruminavano e le sue capre saltellando venivano ad appoggiare la testa contro il suo petto in segno d'amore.
Ogni cosa, in realt, amava la fanciulla in questo mondo tranquillo. Ma in lei germogli, molto lentamente, un'agitazione, un'inquietudine, che erano rimaste sconosciute fino allora. Alle volte un'infinita stanchezza la curvava a terra. Nel suo spirito nasceva un pensiero che non aveva nome, ma che ingrandiva e che lei non sapeva esprimere. Non aveva parole per vincerlo, esorcizzarlo o per raccogliere questo sconosciuto che, sempre pi insistente, bussava alla sua porta e la supplicava di parlargli, per essere ricevuto, accarezzato e nutrito. Un pensiero  un essere reale, di cui le parole non sono che l'abito. Ma egli ha la timidezza della vergine; non permette che contempliamo la sua vaporosa nudit: vuole essere rivestito come si conviene. Fugge lungi da noi, per ritornare nel bel mezzo della notte, piangendo con la sua vocetta flebile di bambino; e forse non lo comprenderemmo se la nostra mente, a furia d'ascoltare e di intuire, non riuscisse a foggiargli quei simboli che sono la sua protezione e la sua insegna. Cos, ella non comprendeva ci che giungeva, tanto di lontano, e tuttavia con tanta intimit, a toccarla; quel mrmure cos distante e che nondimeno si indirizzava a lei, personalmente, per invaderla tutta. N il suo linguaggio n la sua esperienza non le potevano dare un termine di paragone. Ella sapeva ascoltare ma non pensare, intuiva ma non conosceva, i suoi occhi guardavano davanti a s senza vedere, le sue mani brancolavano nella luce senza toccar nulla. Era come il vento leggero che, nel suo alito, faceva smuovere le sue ciocche senza sollevarle, oppure come il primo baluginare chiaro dell'alba, che non  n luce n ombra. Ma ella ascoltava col proprio sangue e non con le proprie orecchie. La sua anima sopravvanzava le sue dita per stringere la mano dello sconosciuto e il suo turbamento si vivificava di un desiderio n fisico n mentale perch non si trattava con precisione n del suo corpo n del suo spirito. Qualche zona oscura ed intermedia, ben vigile, vegliava ed aspettava, senza conoscere n il sonno n la fatica.
Una mattina, sdraiata nelle alte erbe calde, osservava un uccello che si innalzava, trillava un istante per poi perdersi nella lontananza azzurrina. Era gi scomparso e il suo canto pareva vibrare ancora nell'aria. Si sarebbe detto che il trillo si indugiasse vicino a lei, debole e deliziosa eco che le giungeva a soffi come se il venticello l'interrompesse con dei risucchi pigri, lontano. Dopo qualche istante si accorse che non si trattava di un uccello, perch gli uccelli non posseggono melodie cos compiute e i loro temi sono tutti spezzettati, come i loro voli. Si rizz e si guard attorno: ma non vide nulla. Le montagne si elevavano con un pendo dolce sopra di lei, sino al cielo luminoso e, all'ingiro, le masse di erica si assopivano sotto il sole. Distingueva lontano la casa di suo padre, simile a una macchia grigia vicino ad un boschetto. Poi la melodia fin, lasciandola immersa nel suo stupore.
Cerc a lungo le sue capre, ma non le trov. Finalmente, uscirono da sole da un valloncello, e vennero innanzi pi agitate e pazze del solito. Anche le vacche, dimentiche della loro abituale gravit, si misero a saltellare attorno a lei. Quella sera, sulla via del ritorno, era posseduta da una strana esaltazione e i suoi piedi impararono la danza. Si mise a volteggiare, di qua e di l, avanti e indietro alle bestie. I suoi piedi saltellavano secondo un ritmo capriccioso. Una melodia le ronzava alle orecchie e lei l'accompagnava ballando, le braccia tese al di sopra della testa, ondeggiando e piegandosi mentre procedeva. Ora possedeva il perfetto dominio del proprio corpo; la leggerezza, l'equilibrio, la sicurezza dei suoi movimenti la incantavano, e questa forza che non stancava le dava anche una sorta di rapimento. La sera non era che pace e quiete, e la luce morbida dell'imbrunire tracciava un sentiero ai suoi piedi mentre ovunque, attraverso i vasti spazi, gli uccelli volavano garrendo e lei cantava con loro un canto senza parole che, d'altra parte, sarebbero state perfettamente inutili.
L'indomani intese la medesima musica, flebile e sottile, di una meravigliosa dolcezza, selvaggia come un gorgheggio d'uccello: ma era un canto che nessun uccello avrebbe saputo mai. Fra i trilli, le fioriture, i gorgheggi e le riprese, un motivo ritornava ad ogni istante con una gravit strana, jeratica quasi; una melodia tenuta, che imponeva il silenzio, lontana ed austera, e che le faceva battere il cuore. La beveva con gli orecchi e con la bocca. Era gioia, minaccia, spensieratezza? Non lo sapeva, ma sapeva perfettamente che, pi o meno terribile, la riguardava. Era il germe del suo pensiero, stranamente percettibile, e intuito pi che compreso. Quel giorno, d'altra parte, non vide nessuno. Ricondusse il suo gregge, la sera, indifferente, e anche le sue bestie si mantennero calme.
Quando la musica riprese, non cerc di sapere da dove veniva. Si content di ascoltare e, quando il motivo termin, vide sorgere da una piega del terreno un essere. Il sole gli colpiva coi suoi raggi le braccia e le spalle: ma l'erba alta nascondeva il resto del corpo. Non volse gli occhi e si allontan soffiando in un doppio flauto.
L'indomani egli la guard. Nascosto sino alla cintola nella verzura, le stava arditamente di fronte. Non aveva mai visto un volto cos strano e per poco non smarr la vista quando il suo sguardo, per un istante, incroci i suoi occhi, fissi su di lei, assorti e senza espressione. Aveva un ciuffo di capelli bruni e inanellati, il naso piccolo e dritto, e gli angoli della bocca atteggiati a tristezza. Negli occhi c'era una desolazione sconfinata e la sua fronte era bianca e vasta. La melanconia dei suoi occhi e della sua fronte la fecero quasi piangere.
Voltandosi, egli sorrise, e fu come se il sole, rischiarando un angolo buio, avesse fugato l'oscurit e la tristezza. Poi si allontan con bel garbo. Pur camminando rec alle labbra la fragile zampogna e ne cav qualche nota, spensieratamente.
L'indomani, di nuovo, come la vigilia, le si pose di fronte, e molto vicino, immerse il suo sguardo nel suo. Son per qualche momento, a caso, e le si avvicin. Quando usc dall'erba, la fanciulla si port le mani agli occhi perch in lui c'era qualche cosa di insolito e di terribile. Il busto era bellissimo ma l'addome e le gambe...
Non os avventurare un nuovo sguardo. Avrebbe avuto voglia di alzarsi e fuggire: ma temeva di essere inseguita, e l'idea di quella corsa e dell'inevitabile prigionia, le gel il sangue.
Il pensiero che qualcuno vi insegue  sempre terribile; il sentire dei passi dietro a noi  molto peggio dell'assassinio al quale tentiamo di sottrarci con la fuga... Cos se ne rest immobile, nell'attesa: ma non successe nulla. Alla fine, smarrita, lasci cadere le mani. Egli era seduto per terra, a qualche passo. I suoi sguardi non s'erano posati su di lei; ma, di fianco, seguivano la fuga delle colline. Incrociava le gambe che erano vellose e con lo zoccolo, come quelle delle capre. Ma lei non le guardava, avvinta da quel viso stupefacente, desolato e grottesco. L'allegria  cosa piacevole e un viso candido  una delizia per la nostra anima; ma nessuna donna pu resistere alla malinconia, o alla tristezza e non osa resistere maggiormente alla bruttezza. La sua natura la porta d'un balzo a mostrarsi consolatrice.  la ragione del suo essere che l'esalta ad un grado in cui il sacrificio di se stessa  l'unico limite. L'uomo  padre non per l'istinto ma pel caso; la donna  madre al di l di ogni riflessione, al di l dell'istinto stesso, che  padre del pensiero.
Il sentimento della maternit, la piet, lo spirito di sacrificio, sono le macchie della sua cellula primaria e la scoperta contemporanea che gli uomini sono degli ipocriti, dei falsari e degli egoisti serve a non farla smarrire!
Cos, contemplando l'espressione patetica del viso, non voleva rendersi conto dell'imperfezione del corpo. Le donne volgono in bello la bestia che vi  in ciascun uomo: ai loro occhi  innocenza di fanciullo l'energia distruggitrice che  insita nella giovinezza e nella foga. Ed esse glielo perdonano immancabilmente, dimenticando qualche volta, e, spesso anche, amando ed incoraggiando.
Dopo alcuni istanti di silenzio, egli rec la zampogna alle labbra e son un breve motivo lamentoso: poi le parl con una voce strana, che sembrava giungere da lontano, come il vento.
Come ti chiami, Pastorella?
Caitilin Ingin Ni Murrachu, mormor lei.
Figlia di Murrachu, disse, vengo da un lontano paese dove le colline sono alte. I ragazzi e le fanciulle che guidano i greggi, l mi conoscono e mi amano perch io sono il Padrone dei Pastori. Cantano e danzano quando io vado a loro col sole; ma qui nessuno mi mostra della deferenza. I pastori fuggono quando odono la mia zampogna pei pascoli, e le fanciulle gettano gridi di spavento se io danzo davanti a loro pei prati. Mi sento molto solo in questo paese sconosciuto. Tu stessa, tu hai pur danzato al suono della mia zampogna, ma ti sei coperta gli occhi vedendomi e non mi hai salutato.
Far tutto quel che mi ordinerete, se ci  bene.
Non bisogna fare una cosa perch  bene ma perch la si desidera. Il Bene  una parola, il Male un'altra; ma il sole splende la mattina e la rugiada cade al crepuscolo senza pensare a queste parole prive di significato. L'ape si posa sui fiori, e la semente si sparge lontano con felicit.  bene, Pastorella?  anche male. Ho scoperto da poco perch l'ape si posa sui fiori...  male! E se non avessi incontrato te, verso cui dirigermi? Il bene e il male non esistono: non vi  che la volont degli dei.
Mi fate paura, disse la fanciulla.
Ti incuto timore perch le mie gambe sono villose come quelle delle capre. Rimirale meglio, fanciulla, e riconosci pure che sono le gambe di una bestia; allora non avrai pi timore. Non ami le bestie? S, non  vero, perch la tenerezza le spinge verso di te, umilmente o furiosamente, imploranti, come me, una carezza delle tue mani sulle loro teste. Se non fossi fatto cos, non verrei a trovarti, perch tu non mi saresti necessaria. L'uomo  un dio e una bestia. La sua testa tende alle stelle, ma i suoi piedi s'affondano lieti nell'erba dei prati; se dimenticasse la bestia che lo sostiene non vi sarebbero pi uomini n donne, e, in un baleno, gli dei immortali disperderebbero questo mondo in una nuvola di fumo.
Io non so che cosa vogliate da me, disse la fanciulla.
Vorrei che tu mi desiderassi. Vorrei che tu dimenticassi il bene ed il male; che tu fossi felice come gli animali, spensierata come i fiori e gli uccelli. Che tu vivessi sul fondo della natura come sulle sue vette. Vi sono, certamente le stelle, sulle vette: ed esse cingerebbero la tua fronte. Ma gli abissi uguagliano le cime. Gli abissi si sprofondano prodigiosamente, e, nel profondo, sono di una incomparabile fertilit. L pure vi sono stelle: e pi brillanti che in alto. Il nome scritto sulle vette  saggezza, quello degli abissi  amore. Come potranno unirsi per portare i frutti se tu non ti immergi senza timore nel pi profondo? La saggezza  lo spirito e le ali dello spirito; l'amore  la bestia villosa che non teme di discendere. Si sprofonda coraggiosamente pi in basso del pensiero, pi lontano della saggezza, per riapparire e sollevarsi al di sopra di lei, tanto alta quanto pi in basso era discesa. La Saggezza  dritta e pura, l'Amore impuro e sacro. Io canto la bestia e la discesa: la grande impurit purificantesi nel fuoco: il pensiero che non nasce dalla limitazione n nel ghiaccio, n nella testa, ma nei piedi, nel sangue bollente e nella furiosa passione. La Vita Suprema non alberga nel sole: gli dei, nella loro sapienza, l'hanno nascosta profondamente l ove non la sanno trovare n i savi n coloro che meditano. Ma i giocondi, gli avventurieri, gli Esploratori Spensierati la scopriranno e la porteranno ai saggi stupefatti. Tutto diventa chiaro alla luce... Come apprezzare ci che si scorge con tanta facilit? Le cose preziose sono celate e la nostra ricerca le render pi preziose: esse si abbelliranno dei nostri stenti, si nobiliteranno del nostro desiderio. Vieni con me attraverso i campi, Pastorella; saremo felici e senza preoccupazioni e lasceremo al pensiero la briga di scovarci, se lo pu, perch  il suo compito:  pi bramoso lui di scoprirci che noi d'essere scoperti.
Allora Caitilin Ni Murrachu si lev e part con lui attraverso i campi; e non lo segu per amore, n perch avesse compreso le sue parole; ma soltanto perch era nudo e non ne provava vergogna.
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CAPITOLO 7.
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Meehawl MacMurrachu era venuto a consultare il Filosofo a proposito della figlia. Non sapeva che cosa le fosse successo e non aveva che uno scarso corredo di indizi atti a dare un filo al suo consigliere. Lasciando la Magra d'Inis Magrath fiutare un po' di tabacco sotto un pino, entr in casa.
Che Dio vi protegga tutti, disse entrando.
Che Dio sia con te, Meehawl MacMurrachu, rispose il Filosofo.
Sono stato molto tormentato sino ad oggi, signore, disse Meehawl, e se voi poteste darmi un consiglio ve ne sarei molto obbligato.
Ve lo dar.
Nessuno lo potrebbe sapere meglio di vostro Onore e senza che ci vi arrechi il pi piccolo fastidio. Mi avete dato un consiglio famoso a proposito dell'asse da lavare. Se non sono venuto a ringraziarvi prima non  stato perch me ne sia mancata l'intenzione, ma perch non potevo muovere n un braccio n una gamba pel tremendo reumatismo che mi hanno affibbiato i Lepriconi del Gort na Cloca Mora, che la peste li distrugga; ero torturato a tal punto che se voi mi aveste visto sareste rimasto guercio; e la sofferenza che ho dovuto patire vi avrebbe lasciato intontito.
No, disse il Filosofo.
Non conta, disse Meehawl. Sono venuto questa volta a causa di mia figlia Caitilin. Oggi fan tre giorni dacch non abbiamo visto n lei n la sua ombra.
Mia moglie dapprima ha detto ch'era stata rapita dalle fate, poich se ne era andata con un pellegrino che faceva della musica; ed ora sostiene che forse la ragazza  morta, distesa sulla scarpata di un fosso, gli occhi spalancati a contemplare la luna per tutta la notte e il sole per tutto il santo giorno, e che sar di mangime alle cornacchie.
Il Filosofo avvicin la sua sedia a quella di Meehawl.
Dal giorno della loro invenzione, disse, i figli sono sempre stati oggetto d'ansiet pei loro genitori. La leggerezza del temperamento femminile  di una evidenza lampante, in quelle ragazze che non sono giunte ancora all'et in cui si impara a celare i propri falli e le proprie debolezze; ed  perci che le fanciulle fanno tante balordaggini, quanti ramoscelli ha un arbusto.
Chi negasse questa cosa... disse Meehawl.
Il sesso femminile  appositamente incoraggiato dalla natura. Superiori in modo straordinario per numero ai maschi, si pu ammettere che in loro confronto esse sono il sesso predominante. Ma la legge, verificata inoppugnabilmente, che le minoranze esercitano sempre il loro predominio sulle maggioranze, libera il nostro spirito di un timore che, senza di ci diventerebbe senza dubbio intollerabile.
 spaventosamente vero, disse Meehawl. Avete osservato, signore, che in un parto di....
No, disse il Filosofo.  curioso notare che certi mestieri e determinate professioni tendono a perpetuarsi presso le donne. La professione di regina nelle api e nelle formiche  sempre esercitata dalle femmine ed anche nella classe dei caffettieri lo scettro aspira a trasformarsi in conocchia. Avrai osservato che tutti i caffettieri hanno tre figlie di una bellezza avvincente. Quando manca questa particolarit faremmo bene a diffidare delle sue bibite, prevedendo ch'egli deve mescolare alla propria birra una porzione d'acqua fuori del comune: poich se la sua progenitura  difettosa, come potrebbe essere integra la sua onest?
Bisognerebbe essere maligni per trovar di che obbiettare, disse Meehawl.
No, disse il Filosofo. In tutta la natura la femmina aspira alla poligamia.
Se la mia povera bambina  morta...
Importa poco. Molte razze hanno tentato di limitare questa sovrabbondanza del sesso femminile. Alcuni popoli orientali hanno conferito attributi divini ai serpenti, ai coccodrilli e alle tigri della jungla dando loro in pasto le figlie che avevano in soprannumero. Anche in Cina si lodano questi sacrifici come un'abitudine economica e onorevole. Ma, per dirla franca, se  necessario ridurre il numero delle donne, preferisco il tuo sistema di perderle, ai compromessi isterico-religiosi dell'Oriente.
In parola d'onore, disse Meehawl, io non comprendo un accidente delle vostre parole.
Ci pu essere spiegato in tre modi; per primo, come una mancanza di continuit cerebrale o difetto d'attenzione; per secondo, con una particolarit locale nella conformazione del cranio o forse con una depressione superficiale e poco profonda dell'involucro cerebrale; per terzo...
Avete inteso parlare di quell'uomo che aveva avuto scoperchiata la testa da una fucilata e che gli rifecero la calotta con una lamina d'argento in modo che si sentiva il suo cervello fare ti-tac all'interno, proprio come un orologio di Warterbury?
No, disse il Filosofo. Per terzo, ci potrebbe...
Ma la mia bambina, la mia Caitilin, signore..., disse umilmente Meehawl. Forse giace su di una scarpata di un fosso e le cornacchie le strappano gli occhi.
Di che cosa  morta?, domand il Filosofo.
Ma  solamente mia moglie che suppone che sia morta, o che sia stata rapita dalle fate oppure che se ne sia andata con un pellegrino che faceva della musica. Ella dice che aveva una fisarmonica; ma io sostengo che si trattava di un flauto.
Chi era questo pellegrino?
Io non l'ho mai visto; solo, un giorno, salendo la collina, ad un tratto di strada l'ho sentito sonare... dei suoni esili, striduli come potreste cavarne da un flauto di latta. L'ho cercato dovunque, ma non ne ho visto neanche la coda.
Eh? disse il Filosofo.
L'ho cercato...
Lo so. Non hai, per caso, osservato le tue capre?
Per forza.
E che cosa facevano? chiese impazientemente il Filosofo.
Cozzavano fra di loro pei campi, rizzate sulle zampe posteriori, con delle capriole cos buffe che io ne ho riso tanto da averne il mal di stomaco.
Ecco una notizia interessantissima.
Credete?
Perfettamente, e ti dir il perch. La maggioranza delle razze del mondo hanno, in un momento o nell'altro...
Ma mia figlia, la mia piccola Caitilin, signore...
 appunto di lei che mi occupo, ribatt il Filosofo.
Vi ringrazio per la vostra bont, disse Meehawl.
La maggior parte dei popoli del mondo, in un momento o nell'altro, hanno ricevuto la visita di un dio che chiamano "Pan, il grande"; ma in nessun luogo sta scritto ch'egli sia mai venuto in Irlanda; ad ogni modo  certo che, a memoria d'uomo, egli non ha mai messo il piede in questi luoghi. Durante molti anni  stato in Egitto, in Persia, e in Grecia; si suppone che il suo imperio si stenda su tutto il mondo: ma questo dominio universale  sempre stato e sempre lo sar, contestato. Tuttavia, malgrado certe severe restrizioni che gli sono imposte, non gli verr mai meno un reame in cui esservi acclamato appassionatamente e gioiosamente nell'esercizio dei suoi diritti divini.
 uno degli antichi dei?
S, il suo arrivo non giover al paese. Puoi fare delle ipotesi sulle ragioni per le quali ha rapito tua figlia?
Neanche una!
 una bella ragazza?
Non lo saprei dire, perch non ho mai pensato di considerarla sotto questo aspetto.  una buona pastora, forte come un uomo. Solleva un sacco di farina meglio di me... Ciononostante  una fanciulla timida.
Qualunque sia il motivo, sono certo che  lui che te l'ha rapita, e non sarei alieno dal credere che ve l'abbiano spinto i Lepriconi del Gort. Tu sai benissimo che sono in guerra con te per l'uccisione del loro uccellino.
Non lo dimenticher tanto presto, coi tormenti atroci che debbo loro giorno e notte!
Sta certo che se  in qualche posto, questo posto  il Gort na Cloca Mora. Uno straniero non avrebbe saputo dove andare, se non l'avessero guidato, ed essi conoscono, dai pi antichi tempi, tutte le caverne e tutti i recessi del paese. Andrei a parlargli ma sarebbe come se mi buttassi in bocca al lupo; e anche tu,  inutile che ti muova. Egli ha potere su tutti gli adulti: al punto che si innamorano di tutti quelli che incontrano: e allora si abbandonano a delle vie di fatto e a degli atti su i quali preferisco non insistere. Solo i bambini possono rischiare di avvicinarlo, perch egli  disarmato con loro finch non hanno raggiunto l'et della pubert; ma in seguito esercita su di loro, come su tutti gli altri, un'autorit assoluta. Gli mander i miei due, con un messaggio per significargli che ci che sta compiendo non  onesto e che se non lascia tranquilla tua figlia e non se ne ritorna al suo paese, andremo a cercare Angus Og.
Angus Og ne farebbe un sol boccone, credo.
Ma potrebbe darsi che tenesse per s, comunque, tua figlia.
Preferirei che l'avesse lui, piuttosto che l'altro, perch almeno lui  uno dei nostri, ed  meglio il diavolo che si conosce di quello che non si conosce.
Angus Og  un dio, disse con tono severo il Filosofo.
Lo so, signore, ho detto per dire. Ma come far vostro Onore a trovarlo? Ho sentito dire che non si  pi visto da cent'anni a questa parte, eccetto una notte, in cui ha parlato per mezz'ora con uno di Kilmasheogue.
Lo trover, non aver paura.
Oh, ne sono convinto, rispose con premura Meehawl alzandosi. Lunga vita e ottima salute a vostro Onore, aggiunse avviandosi alla porta.
Il Filosofo accese la pipa.
Noi viviamo il tempo che  fissato ed abbiamo la salute che ci meritiamo. La tua formula di saluto ha, in s, una riflessione anti-filosofica. Bisogna abituarci a tutte le sfumature logiche. La perfezione  nella fusione dei contrari. La vita s'avvia verso la morte come al proprio scopo e noi dobbiamo dirigerci verso questo nuovo stadio della nostra esistenza, sia con indifferenza, dato che  ineluttabile, sia con la buona ed onesta curiosit per quel che vi potrebbe essere nascosto.
Non  divertente crepare, disse Meehawl.
Che cosa ne sai?
Lo so d'avanzo, replic Meehawl.
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CAPITOLO 8.
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Quando i fanciulli saltarono nel buco, ai piedi dell'albero, sentirono di scivolare per un pendio stretto e buio che li condusse abbastanza dolcemente in un piccolo vano. Questa cripta era stata scavata proprio sotto l'albero con una cura minuziosa di non guastare le radici che attraversavano qua e l la spelonca, formando un intrico e un intreccio stranissimi. Per attraversarla bisognava senza tregua aggirare, saltare o arrampicarsi. Alcune radici avevano assunto spontaneamente la forma di sgabelli bassi e stretti o di tavole non molto omogenee, e, in fondo, si affondavano nella terra per affiorare poi nella direzione pi propizia ai loro affari. In contrasto alla luce del giorno questo vano parve molto buio ai bambini che stettero qualche minuto senza riuscire a distinguere nulla; ma dopo un poco i loro occhi s'abituarono alla penombra riuscendo a distinguere molto bene. Le prime cose che notarono furono sei piccoli ometti seduti sulle radici basse, vestiti con abitucci verdi, attillati, con dei cappelli verdi alti che ondeggiavano ad ogni loro movimento. Erano tutti occupati attivamente a fabbricare scarpe. Il primo tirava lo spago impeciato, su di un ginocchio; il secondo stava ammorbidendo un pezzo di cuoio in una bacinella d'acqua; il terzo lisciava la tomaia di una scarpa con un osso ricurvo; il quarto raspava un tacco con un coltello dalla lama larga; il quinto piantava dei cunei di legno in una suola. Teneva i piccoli cunei in bocca; il che dava al suo volto un aspetto paffuto ed allegro; via via che aveva bisogno di un cuneo, se ne soffiava uno nella mano e lo incastrava con due colpi di martello: e quindi ne sputava fuori un altro. Dava sempre col soffio la spinta giusta al cuneo e non gli occorreva mai di dover battere pi di due volte. Valeva la pena di essere osservato.
I fanciulli s'erano aspettati cos poco quella scivolata, che quasi dimenticarono la buona creanza; ma non appena Seumas Beg s'accorse di essere in una stanza, si lev il cappello e si rizz in piedi.
Dio sia con voi tutti, disse.
Il Lepricone che ve li aveva condotti alz Brigid da terra ove era tuttora inchiodata dallo stupore.
Siedi su questa piccola radice, fanciulla del mio cuore, e ci farai delle calzine.
S, signore, rispose lei con umilt.
Egli prese quattro ferri da calza e un gomitolo di lana verde, posati sopra una radice trasversale. Per giungervi, fu obbligato a scavalcarne una, girarne tre e arrampicarsi su due altre: ma comp tutto ci con tanta disinvoltura che non pareva averne il minimo impaccio. Diede i ferri e la lana a Brigid Beg.
Sai fare il tallone, Brigid Beg? le chiese.
No, signore, rispose Brigid.
Non importa; te lo insegner quando vi sarai giunta.
Gli altri cinque Lepriconi avevano tralasciato il lavoro e guardavano i fanciulli. Seumas si rigir verso loro.
Iddio benedica il vostro lavoro, disse gentilmente.
Uno dei piccoli uomini, con un viso grigio e pieno di grinze ornato da un sottile collare di barba biancastra sotto il mento, prese la parola.
Avvicinati, Seumas Beg, in modo che io possa prenderti la misura per un paio di scarpe. Posa il piede su questa radice.
Il fanciullo obbed e il Lepricone prese le dimensioni del suo piede con un asta di legno.
Mostrami anche tu, Brigid Beg, il tuo piede. E prese la misura pure a lei. Le vostre scarpe saranno pronte domani mattina.
Non fate altro che scarpe, signore? chiese Seumas.
Niente altro, rispose il Lepricone, meno quando abbiamo bisogno di abiti nuovi, perch dobbiamo cucirli noi stessi; ma rimpiangiamo ogni momento dedicato ad un altro lavoro che non sia quello del calzolaio, perch questa  la vera occupazione di un Lepricone. Giriamo, la notte, per la campagna e ci introduciamo nelle abitazioni degli uomini per sgraffignare qualche moneta. A poco a poco raccogliamo cos un orcio d'oro perch, vedi, bisogna che un Lepricone obbia il suo orcio d'oro per potersi riscattare se, per caso, fosse catturato da qualche uomo. Ma ci succede di rado perch per noi  una grande vergogna, assolutamente, essere accalappiati da un uomo; e conosciamo cos bene i giri e i rigiri fra queste radici che riusciamo a scapolarcela con facilit. Di tanto in tanto ci caschiamo,  certo, ma gli uomini sono degli sciocchi e noi ce la scapoliamo sempre senza pagare alcun scotto. I nostri abiti sono verdi, del colore delle erbe e delle foglie; e quando siamo seduti in un cespuglio o sdraiati sull'erba, ci passano vicini senza scorgerci.
Volete farmi vedere il vostro orcio d'oro? chiese Seumas.
Il Lepricone lo guard attentamente per qualche istante.
Ti piace il latte col pane tostato?
Oh, tanto.
Allora  meglio che te ne dia un po'. Cerc un pezzo di pane tostato e riemp due tazze di latte.
Mentre i fanciulli mangiavano, il Lepricone fece loro alcune domande.
A che ora vi alzate, la mattina?
Alle sette, rispose Seumas.
E che cosa mangiate?
Un po' di farinata e del latte.
 buono. E a mezzogiorno?
Delle patate e un po' di latte.
Neanche ci  cattivo. E la sera?
Questa volta fu Brigid a rispondere perch il fratello aveva la bocca piena.
Pane e latte, signore, disse.
Non c' nulla di pi buono.
E poi andiamo a letto, fin lei.
A questo punto giunse la Magra d'Inis Magrath e picchi sull'albero, esigendo la restituzione dei bambini.
Dopo la sua partenza, i Lepriconi tennero consiglio e decisero che non potevano attirarsi la sua collera e quella dei Shee di Croghan Conghaile. Strinsero la mano ai fanciulli e li salutarono. Quello che li aveva attirati li ricondusse e, al momento di separarsi, li preg di venire al Gort na Cloca Mora tutte le volte che ne avessero avuto voglia.
C' sempre un pezzo di pan tostato o un pasticcio di patate con una piccola tazza di latte per gli amici, disse.
Siete molto gentile, signore, rispose Seumas e sua sorella ripet le medesime parole.
Stettero un poco a guardare il Lepricone che se ne andava.
Ti ricordi, domand improvvisamente Seumas, come saltellava e si fregava la gamba l'ultima volta che  venuto?
S, gli rispose la sorella.
Ma questa volta non saltella e non si gratta.
Non  di buon umore, questa sera, disse Brigid. Ma mi va a genio.
Anche a me, disse Seumas.
Vedendoli entrare, la Magra prov una grande gioia e fece loro una torta di uva, con una farinata e delle patate. Il Filosofo non si era neanche accorto della loro assenza. Fin per dichiarare: Che parlare  proprio degli spiriti volgari, che le donne hanno sempre delle bubbole, che bisogna nutrire ma non ingrassare i ragazzi e che i letti sono fatti per dormire.
La Magra rispose: Che era un orribile vecchio, senza cuore, che si chiedeva perch l'avesse sposato, che aveva un numero d'anni triplo dei suoi, che nessuno avrebbe potuto farsi un'idea di quel che le toccava di patire.
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CAPITOLO 9.
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Secondo la promessa fatta a Meehawl MacMurrachu, il Filosofo mand i fanciulli alla ricerca di Pan. Spieg loro per filo e per segno come dovevano presentarsi al dio Silvano, e, dopo aver ascoltato le raccomandazioni della Magra, i fanciulli se ne andarono di buon mattino.
Quando arrivarono alla radura dove dardeggiava il sole, si sedettero qualche minuto al caldo per riposare. Ad ogni momento degli uccelli si slanciavano in questo pozzo fronzuto e poi sparivano nell'oscurit del bosco. Reggevano tutti qualcosa col becco. Un verme, una lumaca, una cavalletta, un batuffoletto di lana strappato a una pecora, un ritaglio di stoffa o una pagliuzza di fieno. Non appena messo al sicuro il bottino, risalivano il pozzo di sole. Scorgendo i fanciulli, ogni uccello sbatt le ali e lanci un grido speciale. Dicevano: Co, cip, tuitt, tett, not, pit; e ce n'era uno poi, che i ragazzi prediligevano, che squittiva sempre: tit-tit-tit-tit-tit. Piaceva loro molto per la sua irrequietezza. Non si riusciva a prevedere dove avrebbe potuto volgere il volo un istante pi tardi e forse non lo sapeva neanche lui. Volava avanti, indietro, in alto, in basso, di sbieco e di traverso; e, si sarebbe detto, tutto d'un fiato.
I fanciulli riconoscevano ogni uccello dal suo grido e rispondevano sempre quando si avvicinavano. Sul principio avevano incontrato qualche difficolt a dare la risposta appropriata ad ognuno e qualche volta avevano ribattuto con un cip mentre avrebbero dovuto salutare con un tett. Allora gli uccelli, irritati, li riprendevano con voce stridula; ma, fatta l'abitudine, i fanciulli non sbagliarono pi.
La cosa pi difficile era al crepuscolo, quando gli uccelli volevano parlare tutti insieme e i ragazzi non sapevano pi a chi dare ascolto. Seumas Beg credette di cavarsela fischiando le loro note: ma essi cinguettavano con una rapidit tale che, nonostante numerosi sforzi, non riusc a seguirli. Brigid non riusc mai a fischiare che una sola volta, un piccolo u-u in bemolle, di cui gli uccelli la canzonavano: ci che la decise a desistere dal fischiare dopo qualche tentativo.
Mentre erano l, vennero a giocare nella macchia due conigli che giravano e giravano in tondo; ogni loro movimento era vivace e guizzante. Giungevano a saltare uno sopra l'altro per sei, sette volte di seguito; poi si sedevano sul loro deretano e si ravviavano il muso con le zampine.
Frattanto giunse a grandi salti un vecchio caprone, assai grosso. Era una vecchia conoscenza: gli piaceva sdraiarsi vicino ai ragazzi per farsi grattare la testa con un bastone. Sulla sua fronte, dura come un sasso, il pelo cresceva altrettanto rado che l'erba su di un muro, o piuttosto come il muschio. Aveva le corna lunghe, acute, nette e brillanti. Quel giorno portava due ghirlande appese al collo, una di rannuncoli e una di margheritine; e i fanciulli si chiedevano chi avesse potuto intrecciarle con tanta cura. Interrogarono il caprone che si limit a fissarli senza dire motto. Ai ragazzi piaceva osservare gli occhi del becco, grandissimi e di un grigio chiaro assai bizzarro. Il suo sguardo aveva una strana fissit e qualche volta vi passava una luce di intelligenza profonda e singolare; in certi momenti aveva un'espressione paterna e benevola e in altri, specie quando camminava di traverso, era malizioso, allegro, ardito, scanzonato, simpatico e pur repellente. Ma conservava sempre un'aria ardita e noncurante.
Quando al becco parve che la sua fronte fosse stata grattata a sufficienza, si alz fra i due ragazzi e se ne and allegramente pel bosco. I fanciulli gli corsero dietro e s'attaccarono ognuno ad un corno. Egli si mise al piccolo trotto, con questa scorta, impennandosi; e i piccoli sballonzolavano da ogni lato cantando brani di canti d'uccelli e spunti di vecchie canzoni che la Magra d'Inis Magrath aveva imparati dagli Shee. Giunsero ben presto al Gort na Cloca Mora; ma il becco non vi si arrest. Sorpassarono il grande albero dei Lepriconi, e, per una breccia nella siepe, giunsero in un altro campo altrettanto brullo. Il sole splendeva in tutto il suo fulgore. Un alito leggero di vento agitava la dura erba. Regnavano ovunque silenzio e caldo, una pace sconfinata e serena. Qualche lieve nube scivolava leggermente in un azzurro cos profondo che lo sguardo si smarriva nell'orizzonte. Le api ronzavano la loro profonda canzone, e, di tanto in tanto, una vespa in viaggio passava in fretta, stridendo. Non si udiva niente altro. Una pace tale, una tale purezza, una tale sicurezza circondavano ogni cosa, che si sarebbe potuto credersi nelle primitive et del Mondo, e alle prime ore del giorno.
I fanciulli, sempre aggrappati al loro amico, arrivarono all'orlo del campo, che, in questo luogo, si elevava pi erto verso la cima della montagna. Qua e l grossi blocchi di pietra coperti di muschi e di licheni erano circondati da felci e da giunchi; in ogni spaccatura le piante si uncinavano con le loro sottili radici, serrate come pugni, per una precaria esistenza su un suolo che non aveva un palmo di profondit. In una certa epoca queste rocce avevano subito colpi cos formidabili che le superfici di granito erano volate in ischegge. Da una parte una vera muraglia di pietre, piena di crepacci e di vani, alzava la sua parete rugosa in mezzo a questa vegetazione.
Il caprone si diresse danzando verso questa muraglia di blocchi. Vi si nascondeva un antro sotto una cortina di cespugli. Si allarg un passaggio e spar dietro questo schermo.
Allora i fanciulli, curiosi di vedere per dove era sparito, vi si spinsero alla loro volta. Dietro i cespugli trovarono un'apertura alta e stretta; dopo essersi sfregate le gambe, punzecchiate dalle ortiche, dai cardi e dai giunchi, si introdussero nella caverna, credendo che fosse un ricovero dove il becco dormiva le notti fredde ed umide. Fatto questo passo, il varco divenne agevole, e allora scorsero una luce, e, un momento dopo, sbatterono le palpebre davanti al dio Pan e a Caitilin Ni Murrachu.
Caitilin li riconobbe immediatamente e si avanz per dar loro il buon giorno.
Oh! Seumas Beg, grid con un tono di rimprovero, che piedi sporchi, hai! Perch non hai camminato nell'erba? E tu, Brigid, dovresti aver vergogna a mostrare delle simili mani. Venite subito qui.
Non c' un ragazzo che ignori che tutti gli adulti di questo mondo hanno il preciso dovere di pulirli e di dar loro da mangiare:  la ragion d'essere dei grandi. Cos Seumas e Brigid Beg si sottomisero alla pulizia cui li sottopose Caitilin. Quando furono in ordine, indic loro due pietre lisce contro il muro della caverna e li invit a sedere e a star buoni. Obbedirono, gli occhi fissi su Pan, con quella curiosit e quella seria allegria che tutti i ragazzi professano per gli stranieri.
Pan, che era sdraiato su di un letto di erbe secche, si alz e diede ai ragazzi uno sguardo d'indifferente benevolenza.
Chi sono questi ragazzi, Pastorella? chiese.
Sono figli dei Filosofi di Coilla Doraca ed hanno per madre la grigia di Dun Gortin e la Magra di Inis Magrath. Sono dei poveri e bravi ragazzi, che Iddio li protegga.
Perch sono venuti?
Chiedetelo loro.
Pan li guard sorridendo.
Perch siete venuti, miei piccoli ragazzi?
I fanciulli si interrogarono con gli occhi per vedere chi doveva rispondere; poi Seumas Beg prese la parola:
Mi ha inviato da voi mio padre, signore, per dirvi che non  bene trattenere Caitilin Ni Murrachu, lontana da casa.
Brigid Beg si volse a Caitilin.
Vostro padre  venuto dal nostro e gli ha detto che non sapeva che cosa fosse accaduto di voi e che forse eravate lunga e distesa in un fossato coi corvi neri che vi beccavano il corpo.
E che cosa ha risposto vostro padre? chiese Pan.
Ci ha inviati a chiedervi di rimandare Caitilin.
Vuoi bene al tuo pap, ragazzina? disse Pan.
Brigid Beg riflett un poco.
Non lo so, signore.
Non si occupa mai di noi, intervenne Seumas Beg. Cos non sappiamo se gli vogliamo bene.
Io voglio bene a Caitilin, soggiunse Brigid, e anche a voi.
Anch'io, disse Seumas.
Pure io vi amo, fanciulli miei, disse Pan. Sedetevi qui, vicino a me, e parliamo.
I due ragazzi si avvicinarono a Pan, gli si sedettero uno da un lato e uno dall'altro ed egli li circond con le sue braccia.
Figlia di Murrachu, disse, non abbiamo niente da offrire ai nostri ospiti?
C' una pagnotta e un po' di latte di capra e il formaggio, rispose quella andandoli a prendere.
Non ho mai mangiato formaggio, disse Seumnas,  buono?
Altro che, rispose Pan. Il formaggio di latte di capra  un po' forte ed  eccellente per la gente che vive all'aperto; per quelli che stanno in casa non vale niente perch non hanno mai fame. Sono dei poveri esseri che non mi garbano.
A me piace mangiare, disse Seumas.
Anche a me, disse Pan. A tutte le brave persone piace mangiare. Tutti quelli che hanno fame sono brave persone, e tutti quelli che non hanno fame non valgono un fico secco.  meglio aver fame che essere ricchi.
Dopo aver servito i ragazzi, Caitilin prese posto di fronte a loro.
Non credo che sia vero, disse. Io ho sempre avuto fame e non ho mai trovato che fosse una bella cosa.
Se tu ti fossi sempre satollata, lo avresti trovato ancor meno bello, replic lui. Quando si ha fame si vive e quando non si ha fame non si vive che a met.
Bisogna essere poveri per aver fame, rispose Caitilin. Mio padre  povero e non ha altra ricompensa che lavorare tutto il giorno, senza riposarsi mai.
La povert per un saggio  una cosa cattiva, disse Pan, come la ricchezza per un pazzo. Il pazzo ricco non pensa che a procurarsi una casa nera per celarvisi e mangiare. Inghiotte finch non ha pi fame e allora non vale un soldo di pi di un morto. Ma il saggio, quando  ricco, regola con cura il proprio appetito. Tutti coloro che sono ricchi da lunga pezza o che lo sono dalla nascita, vivono assai fuori di casa e in tal modo conservano l'appetito e la salute.
I poveri non hanno tempo per essere saggi, disse Caitilin.
Ma hanno il tempo per essere affamati: e io non chiedo di pi per loro.
Mio padre  molto saggio, disse Seumas Beg.
Come lo sai, tu ragazzo?
Perch parla sempre.
E tu l'ascolti sempre?
No, signore. Quando incomincia mi addormento.
 molto intelligente ci da parte tua.
Anch'io m'addormento, disse Brigid.
Anche da parte tua  indizio di intelligenza, piccola mia. Ti addormenti quando parla tua madre?
Oh no; perch ci pizzicherebbe e ci tratterebbe da razza malnata.
Trovo che vostra madre  saggia, disse Pan. Che cosa preferisci sulla terra, Seumas Beg?
Il ragazzo riflette, un momento.
Non lo so, signore.
Anche Pan medit per un poco.
Anch'io non so che cosa preferisco. E tu, Pastorella?
Gli occhi di Caitilin eran fissi nei suoi.
Non lo so, finora, rispose lentamente.
Che gli Dei ti conservino sempre in questa ignoranza, disse Pan con gravit.
Perch dite cos? Bisogna vedere il fondo delle cose: e quando vi arriviamo sappiamo se una cosa  buona o cattiva.
 il principio della scienza, ma non quello della saggezza.
E qual' il principio della saggezza?
La spensieratezza.
E qual' la fine della saggezza? disse lui.
Non lo so, rispose dopo una pausa.
Una spensieratezza pi grande? domand lei.
Non lo so, non lo so, rispose seccamente. Sono stufo di parlare.
E, voltandosi, si sdrai sul letto.
Caitilin, molto in pensiero, si affrett a ricondurre i ragazzi all'entrata della caverna e, nel congedarli, li baci.
Pan  ammalato, disse gravemente il fanciullo.
Spero che guarir presto, mormor la piccina.
Certo, certo, disse Caitilin e corse presso il suo signore.
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LIBRO SECONDO.
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IL VIAGGIO DEL FILOSOFO.
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CAPITOLO 10.
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Appena rincasati i ragazzi fecero una relazione al Filosofo sul risultato della loro missione. Egli li interrog particolareggiatamente sull'aspetto di Pan, sul modo con cui li aveva ricevuti e ci che aveva detto per difendere l'iniquit del suo operato; ma quando seppe che Pan non aveva dato risposta alcuna, ne ebbe un gran dispetto.
Cerc di persuadere sua moglie per una nuova ambasciata onde esporre il suo odio e il suo disprezzo filosofici nei riguardi del dio. Ma la Magra rispose con asprezza ch'ella era una rispettabile signora maritata e che, avendo gi perso la propria saggezza, non voleva mettere a repentaglio anche il proprio onore; un marito non rinuncerebbe a niente pur di adombrare la reputazione della moglie; e se le fosse capitato di sposare un pazzo, almeno avrebbe salvato il suo amor-proprio. Il Filosofo si sfacchin a farle notare che la sua et, il suo aspetto, la sua lingua, la mettevano al coperto delle insidie di Pan e delle calunnie e che lui stesso lo faceva non per un interesse personale ma con lo scopo altruistico e scientifico di aiutare Meehawl MacMurrachu. Ma la moglie non vide, in questi sforzi, che le solite manovre subdole e maliziose comuni a tutti i mariti.
In tal modo la faccenda era ritornata al punto di partenza. Allora il Filosofo decise di appellarsi ad Angus Og, implorandone la protezione e l'aiuto in favore della figlia di MacMurrachu. Ordin quindi alla Magra di preparargli delle pagnotte di pane e fece i suoi preparativi di viaggio.
La Magra appront le pagnotte e le mise in un sacco, che, l'indomani, di buon mattino, il Filosofo si gett sulle spalle andandosene alla ricerca di Angus.
Giunto al confine del bosco fece una breve sosta, poich non era sicuro sulla direzione; poi prese il sentiero del Gort Na Cloca Mora. Attraversando il Gort, gli venne l'idea di andare a trovare i Lepriconi per avere un colloquio con loro. Ma il pensiero di Meehawl MacMurrachu e delle torture che aveva patito, gli indur il cuore e pass davanti al tasso senza fermarsi.
Giunse molto presto al campo del caos, invaso dalle felci ove i fanciulli avevano trovato Pan; e aveva gi iniziato l'ascesa quando vide Caitilin Ni Murrachu che camminava con una piccola tazza in mano. La capra, appena munta, s'era rimessa a brucare e Caitilin procedeva allegramente. Il Filosofo chiuse gli occhi, assalito da una certa collera; ma li riapr per una curiosit abbastanza naturale giacch la fanciulla era nuda. La vide infilarsi nel fogliame e sparire in un vano delle pietre. Allora, invaso dalla collera che lo animava contro lei e contro Pan, abbandon la via della prudenza che si inerpicava verso la vetta della montagna, per entrare nell'antro di Pan. Caitilin, al rumore dei suoi passi, si fece avanti; ma egli la respinse con una dura parola: Briccona! e entr nella caverna occupata da Pan.
Rimpianse subito il suo slancio e disse:
Il corpo umano  un aggregato di carne e di nervi attorno ad un'impalcatura di ossa. Sul principio si sono adoperati degli abiti per proteggere questo organismo dalla pioggia e dal freddo. Vedervi l'emblema della moralit non  senza pericolo per questa proposizione fondamentale. Se qualcuno non desidera ripararsi, chi pu trovare a ridire su di una cos rispettabile libert? La decenza non  nell'abito ma nello spirito. Essere morale  agir bene. La virt  pensiero...
Mi sono spesso immaginato, continu rivolto a Pan davanti al quale si trovava allora, che l'influenza dell'abito sullo spirito deve essere considerevole, ma che ha contribuito a modificarlo piuttosto che a farlo sbocciare, oppure a rinforzarlo invece di farlo straripare. L'abito modifica immediatamente la vita. L'aria, il nostro elemento vitale, non arriva al nostro corpo che attraverso questo filtro, in modo ridotto e assai limitato, che non pu apportare i benefici che dovrebbe con la sua azione originale, abbondante e continua. Il problema  questo, semplicemente: l'abito  ignorato dalla natura come ce l'immaginiamo noi? Se noi lo consideriamo come protezione contro le inclemenze dell'atmosfera, risulta che molti esseri lasciano crescere, spontaneamente, una specie di schermo che pu essere considerato il loro speciale vestito. Gli orsi, i gatti, i cani, i topi, i montoni, i castori sono coperti di pelliccia, di peli, di pelli, di velli o di cuoio e, a rigor di termini, non si pu dire che sieno nudi. I granchi, le piattole, le lumache e le telline sono protette da una crosta sotto la quale la loro nudit naturale non si scopre che forzatamente. Altre creature sono provviste dei rispettivi mezzi di protezione. L'abito quindi non  un artificio, ma un istinto. Per il fatto che l'uomo nasce nudo e che si procura nel pi vario dei modi i propri abiti, non si ha il diritto di chiamare istinto di decenza questa necessit. Queste sono anche riflessioni serie, voi l'ammetterete, e che devono essere fatte prima che incominciamo il vasto soggetto, molto spinoso, dell'atto morale o immorale. Ma che cos' la virt?
Pan, che aveva ascoltato questi discorsi con una perfetta cortesia, interruppe il Filosofo:
La virt  il soddisfacimento di atti gradevoli.
Il Filosofo tenne questa affermazione sospesa, per un attimo, al suo indice.
E che cos' il vizio?
Il vizio, rispose Pan,  la rinuncia a compiere gli atti gradevoli.
Allora, comment l'altro, la Filosofia sino ad oggi s' avventurata su di una falsa strada.
Precisamente, afferm Pan. La filosofia  immorale perch propone una regola che non  possibile seguire e che condurrebbe, se la si seguisse, al sommo peccato della sterilit.
L'idea della virt, ribatt alquanto indignato il Filosofo, ha vivificato le pi nobili intelligenze del mondo.
Non  vero che le abbia vivificate, replic Pan. Le ha ipnotizzate a un tal punto che hanno concepito la virt come la repressione e il sacrificio di se stessi, elevando il suicidio, qual' in realt, a cosa onorevole.
Ci mi interessa assai, disse il Filosofo. Se aveste ragione, la condotta della nostra vita sarebbe molto semplificata.
La vita  gi molto semplice, disse Pan. Essa consiste nel nascere e nel morire, e, fra l'una e l'altra cosa, nel mangiar, nel bere, nel danzare, nel cantare, nell'accoppiarsi e nell'aver dei figli.
Ma questo non  nient'altro che del materialismo, grid il Filosofo.
Perch, "ma"? domand Pan.
Del puro animalismo, non idealizzato da un bel nulla.
Chiamatelo come vi piace.
Voi non avete dimostrato niente, ton il Filosofo.
Ci che si documenta da se stesso non ha bisogno di essere dimostrato.
Sopprimete il fattore nuovo. Sopprimete il cervello. La mia fede  che lo spirito  superiore alla materia. Il pensiero al di sopra dell'emozione. L'anima al disopra della carne.
Naturalmente, concluse Pan allungando la mano verso un flauto d'avena.
Il Filosofo si slanci verso il varco del passaggio urtando Caitilin. "Canaglia!" le grid furiosamente, ed usc come la folgore.
Seguendo il sentiero ronchioso, sentiva il piffero di Pan, pieno di richiami e di singulti, e che riempiva l'aria di un gran senso di gioia.
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CAPITOLO 11.
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Non merita di essere salvata, si disse il Filosofo, ma io la salver. Il fatto , aggiunse dopo una riflessione, che non desidera di essere salvata: ed  appunto per ci ch'io voglio salvarla.
Il corpo armonioso ritornava davanti ai suoi occhi mentre camminava, bello e semplice come una statua antica. Ebbe un bel scuotere la testa con ira: l'apparizione non se ne andava. Tent d'immergersi nella meditazione di una profonda massima filosofica, ma l'immagine s'interponeva sempre, turbandolo, fra lui e il pensiero. E cancellava cos completamente quest'ultimo che, posto un aforisma, non poteva pi ricordarlo il momento dopo. Era questo per lui uno stato d'animo cos fuori dell'ordinario, che ne rimase disorientato.
Sarebbe dunque cos instabile lo spirito, pens, che un semplice corpo, una semplice figura geometrica dotata di movimento,  sufficiente a scuoterne in tal modo le basi?
Questa idea lo spavent. Intravvide la civilt che fabbricava i suoi templi sui vulcani...
Un soffio, mormor, ed  fatto. In basso caos e anarcha violenta, in alto, sete insaziabile di godimento. Sono i nostri occhi che ci persuadono su quel che dobbiamo credere e la nostra saggezza non  che un repertorio di esercitazioni dei sensi.
Sarebbe stato profondamente scosso se non avesse sentito, attraverso il suo turbamento, un'ondata di benessere cos meraviglioso quale non gli era accaduto di provare dall'infanzia. Anche la sua pelle era diventata morbida. Gli anni gli si erano liquefatti dalle spalle e, ad ogni passo, perdeva una libbra del proprio peso. Gli piaceva fare passi lunghi: la sua ragione si sarebbe trovata impacciata a fornirgliene una spiegazione. Solo il pensiero non era pi in suo dominio: non che fosse assolutamente incapace a pensare: ma non ne provava desiderio alcuno. Tutta l'importanza e la gravit del suo spirito parevano svanite; l'attivit, che era dianzi particolare a quest'organo, ora s'era trasferita negli occhi. Fu per lui un prodigio vedere il sole accarezzare le colline e le valli. Un uccello su una siepe lo ferm di colpo. Becco, testa, occhi, zampe ed ali si affusolavano offrendo un cuneo contro il vento. Era la prima volta nella vita che osservava veramente un uccello: e avrebbe saputo ripetere il suo grido stridente quando se ne fu volato via. Ad ogni passo, sulla strada serpeggiante, il paesaggio cambiava. Se ne accorgeva e lo notava, quasi in estasi. La strada si innalzava bruscamente per una scarpata, si raddolciva con una discesa progressiva in un prato, si svolgeva in una valle, poi risaliva tranquillamente, pacificamente, il pendio. Da questo lato un bosco dove gli alberi si facevano, tra loro, degli amichevoli cenni di testa. Pi in basso, un albero solitario, nel suo pieno sviluppo, dalle linee nette, si accontentava della propria luminosa solitudine. Un cespuglio era appiattito contro il suolo come se stesse, ad un segnale, per lanciarsi all'inseguimento dei conigli, con grida e risate, sull'erba. Ovunque si vedevano larghe chiazze di sole e profondi pozzi d'ombra, ammirevoli le une e gli altri. Il sole! Oh! Cos glorioso, cos buono, cos prodigo, come brillava ampiamente, magnificamente, senza limiti e senza preoccupazioni... Vide la sua incommensurabile generosit e ne fu orgoglioso, come se fosse stato lui il dispensatore di questi splendori. E non lo era, al postutto? La luce non raggiava dalla sua fronte e la vita dalla punta delle sue dita? Certo, il benessere che scaturiva da lui mirava ad una attivit che invadeva l'universo. Il pensiero! Ah! Che piccola cosa! Ma il movimento! L'emozione! Eccola, la realt. Sentire, agire, procedere, rapto, cantando l'inno della vita trionfante!
Dopo un po' ebbe fame. Insinu una mano nella bisaccia, spezz un pezzo di pane da una pagnotta e cerc un posto dove si potesse mangiare in pace. Sul ciglio della strada vi era una fontana: un piccolo canale pieno d'acqua. Era sormontata da una roccia: e torno torno dei cespugli la rinserravano e la nascondevano quasi per tre lati, con raccoglimento.
Non l'avrebbe scorta senza un ruscelletto, largo due palmi, che sgorgava e si perdeva come un velluto pei campi. Si sedette vicino alla fontana e raccolse nel cavo della mano un po' d'acqua molto buona.
Stava mangiando il pane, quando un rumore vicino gli colp l'orecchio; e, poco dopo, apparve una donna sul sentiero, con in mano una mezzina, per cavar l'acqua. Era grande, avvenente, e aveva l'aspetto di quelle che non hanno dispiaceri o apprensioni. Alla vista del Filosofo, seduto vicino alla fontana, si ferm un momento, sorpresa, poi si avanz con un buon sorriso.
Buon giorno, signore, disse.
Anche a voi, signora, rispose il Filosofo. Sedetevi con me e accettate un boccone della mia pagnotta.
E perch no? disse la donna sedendogli vicino.
Il Filosofo spezz un po' di pane, glie l'offerse ed ella incominci a mangiare.
Questo pane ha uno strano sapore, disse. Chi l'ha fatto?
Mia moglie.
Come! disse guardandolo. Ma voi non avete l'aria di un uomo sposato.
Vi pare?
Affatto. Un uomo sposato ha un'aria tranquilla e calma:  finito, oso dire. Uno scapolo ha immancabilmente un curioso aspetto, indeciso, ha sempre bisogno di correre a vedere qualche cosa. Saprei distinguere, quando lo vorreste, un uomo sposato da uno scapolo.
Da che cosa lo arguireste?
Facilissimo, disse scuotendo la testa. Dal modo con cui guardano le donne. Un uomo sposato vi guarda tranquillamente, come se vi conoscesse a memoria. Non ha alcuna bizzarria, al cospetto di una donna. Lo scapolo vi getta dapprima un'occhiata penetrante, poi distoglie gli occhi, quindi vi guarda di nuovo, in modo di non farvi ignorare ch'egli pensa a voi e che non ignora ci che voi pensate di lui. Sono in tal modo sempre bizzarri e di conseguenza piacciono alle donne.
Come! grid il Filosofo, stupefatto. Le donne preferiscono gli scapoli agli uomini sposati?
Naturalmente, afferm calorosamente. Non guarderebbero mai il lato della strada dove c' un uomo sposato se, sull'altro lato, vi fosse uno scapolo.
Ecco una cosa sommamente interessante, disse il Filosofo con gravit.
 strano, prosegu. Quando vi ho visto mi sono detta: "Ecco uno scapolo. Da quanto tempo siete sposato?
Non lo so. Forse da dieci anni.
Quanti figli avete?
Due, rispose. Poi, correggendosi:
M'inganno: uno solo.
L'altro  morto?
Non ne ho mai avuto altro che uno.
Dieci anni di matrimonio e un sol figlio... Ma, caro il mio uomo, voi non siete un uomo sposato! Che cosa avete fatto tutto questo tempo? Non oso confessarvi quanti figli ho io, fra vivi e morti. Ma vi dichiaro che, maritato o no, siete uno scapolo. L'ho notato alla prima occhiata. Che razza di donna  vostra moglie?
Di una razza assai magra, disse il Filosofo addentando il pane.
Sempre cos?
E, continu, se vi ho rivolta la parola,  perch siete prosperosa.
Non sono prosperosa, ribatt lei adirata.
Siete prosperosa, insistette il Filosofo; ed  perci che mi piacete.
Se la prendete in questo senso... gorgogli lei.
A mio modo di vedere, disse contemplandola con ammirazione, una donna deve essere grassa.
A dirvi la verit, disse lei con ardore, anch'io sono del vostro parere. Tutte le donne magre che ho conosciute io erano acri e tutti gli uomini grassi cretini. Donne grasse e uomini magri:  legge di natura.
Giusto, acconsent lui; e, inchinandosi, le diede un bacio su di un occhio.
Mascalzone! disse la donna allontanandolo con le mani.
Scusatemi, mormor confuso arretrando, se ho offeso il vostro pudore...
Ecco l'uomo maritato che fa capolino, disse alzandosi in fretta: vi riconosco; ma, Dio mio, in voi c' molto dello scapolo. Ritorno a casa.
E, dicendo ci, immerse la mezzina nell'acqua e se ne and.
Forse, disse il Filosofo, sarebbe bene che aspettassi il ritorno di vostro marito per scusarmi dell'affronto che gli ho fatto.
La donna si volt verso di lui spalancando gli occhi simili a due piatti:
Che cosa vi salta in mente? Non state a seguirmi perch, ve lo giuro, sciolgo i cani e ve li lancio alle calcagna.
E, con una grinta cattiva, riprese la strada di casa a lunghi passi.
Il Filosofo esit un poco, poi seguit la strada che attraversava il poggio.
Il giorno era sul declinare, e il Filosofo, mentre camminava, trovava le sue opinioni stranamente mutate. Il benessere che provava gli bastava. Perch il pensiero ci si imporrebbe con una tale prepotenza? Il pensiero, lo sappiamo, non  che una malattia. Una mentalit sana non deve prender nota che delle proprie convinzioni e non dei suoi sforzi. Le nostre orecchie non debbono sentire il clamore dei nostri dubbi n essere costrette ad ascoltare i pro e i contro che ci affliggono e ci tormentano in sempiterno.
La strada serpeggiava, simile a un nastro, per la montagna. Ad ogni lato vi erano siepi e cespugli; piccoli alberi stecchiti che stringevano come in una mano il loro fogliame e sfidavano i venti a strapparne una sola foglia. Le colline ingrandivano, si aprivano, si impicciolivano e si alzavano ad ogni nuova svolta. Improvvisamente il fragore di una cascata fece trasalire il silenzio. Lontano muggiva una vacca, con una voce monotona e profonda; oppure tremolava, da un punto imprecisabile, il belato di una capra. Ma regnava su tutto il silenzio, ronzante di una moltitudine di piccole vite alate.
Arrampicandosi, il Filosofo aveva il corpo ripiegato in avanti, batteva energicamente il piede ad ogni passo e soffiava come un mantice nell'orgoglio della sua irresistibile energia.
In discesa, raddrizzava il torso e lasciava andare le gambe a loro talento. Sapevan bene il loro mestiere!... Buona fortuna, care gambe, e avanti sempre!
Continuando per la sua strada, scorse una vecchia che camminava zoppiconi davanti a lui, appoggiata ad un bastone e con le mani rosse, gonfie pei reumatismi. Zoppicava perch aveva dei sassolini nelle scarpe scalcagnate. Era vestita di disparatissimi cenci annodati fra di loro in un garbuglio tale che, una volta infilati, non era pi possibile levarseli. Pur camminando, biascicava e brontolava da sola girando la bocca in circolo come se fosse stata di gomma elastica.
Il Filosofo in quattro passi la raggiunse.
Buon giorno, signora.
Ella non lo ud, assorta, come pareva, dal dolore che le causavano i sassolini nelle scarpe.
Buon giorno, signora.
Questa volta se ne accorse e, girando verso di lui i suoi occhi cisposi di vecchia, rispose:
Altrettanto, signore.
Not sul suo viso un'aria di grande bont.
Vi disturba qualche cosa, signora? le chiese.
Sono le mie scarpe, signore, rispose lei. Sono piene di pietruzze e non posso quasi pi camminare, che Dio m'aiuti.
E perch non le espellete con una scossa?
Non servirebbe a niente perch le mie scarpe sono cos piene di buchi che dopo due passi sarebbero di nuovo come prima: e una vecchia non pu scuotersi ad ogni passo, che Iddio m'aiuti!
Su di un lato della strada sorgeva una casetta la cui vista parve allietare la vecchia.
Sapete chi l'abita? disse il Filosofo.
Non lo so, rispose; ma  una casa graziosa, di certo, con finestre chiare, un battente lucido e un camino che fuma... Chiss se chiedendo, non offrirebbero una tazza di t... a una povera vecchia che si trascina per la strada col suo bastone! O forse un pezzo di carne, un uovo, chiss...
Provate a chiedere, esort con dolcezza il Filosofo.
Pu ben darsi di s, disse lei sedendo sul margine della strada, davanti la casa. Anche il Filosofo si sedette.
Un cane, quasi cucciolo, usc di dietro la casa e si avvicin con prudenza. Le sue intenzioni erano pacifiche; ma sapeva per esperienza che non sempre proposte di amicizia sono favorevolmente accolte. Agitava esitando la coda e strisciava umilmente a terra. Ma scopr in fretta che non c'era da aspettarsi alcunch di male e allora s'avanz verso la vecchia trotterellando e, senz'altro, le salt sulle ginocchia.
La vecchia fece una smorfia ridendo.
Ah, piccola birba, disse dandogli un dito. Felice, il piccolo cane morsicchi il dito ossuto, poi, si batt coraggiosamente con la cocca di un cencio che pendeva sul petto della vecchia. Brontolava e abbaiava, invaso dalla gioia, nelle braccia della vecchia che lo accarezzava.
La porta della casa si aperse improvvisamente e usc una donna dal viso glaciale.
Lasciate stare quel cane, disse.
La vecchia rise umilmente con una smorfia.
Non far di certo alcun male, signora, a questo piccolo cane, poverino!
Lasciate libero il cane e continuate per la vostra strada... dovrebbero arrestarvi: voi e le vostre pari.
Un uomo in maniche di camicia apparve dietro la donna. La smorfia della donna divenne ancor pi umile.
Permettete che mi riposi un poco e che giuochi con questo piccolo cane; non ci sono molti comodi sulle strade, di certo...
L'uomo si fece avanti, afferr il cane per la pelle del collo col pollice e l'indice. La piccola bestia girava ovunque gli occhi spaventati.
Vattene immediatamente, razza di vecchio posapiedi! disse l'uomo con una voce terribile.
La vecchia si rizz a fatica, e riprendendo la strada zoppiconi, incominci a piangere.
Anche il Filosofo si era alzato. Era indignatissimo; ma non sapeva come comportarsi. Una strana prostrazione gli impediva di intervenire. Mentre proseguivano, fianco a fianco, la loro strada, la vecchia incominci a borbottare pi per s che per lui:
Ah! Che Dio mi aiuti, povera vecchia col suo bastone... Oh! Se potessi avere una tazza di t! Essere seduta davanti ad una tovaglia candida, con burro, t forte, rosso come la tazza, e crema e raccomandare ai ragazzi di non mangiar troppo zucchero! Ah, Dio mi aiuti, povera vecchia! Se potessi ritornar giovane... ed esser corteggiata di nuovo da lui, bravo e buono, e innamorato pazzo di me. E Sorca Reilly tenta di portarmelo via e Kate Finnegan lo sorveglia con gli occhi, nella cappella: ma egli  tutto per me, mi sposa e mi porta in una piccola casa... Ah, Dio mi aiuti! Mi bacia e ride e mi spaventa coi suoi modi. Oh, che brav'uomo, coi suoi occhi cos dolci, la sua voce graziosa, i suoi scherzi, il suo riso, la sua devozione per me... E i vicini la sera ci vengono a trovare, raccontano della Francia, della Russia, d'altri paesi strani: lui sostiene la conversazione come un sapientone e gli altri l'ascoltano, alzano la testa, meravigliati della sua istruzione su ogni cosa; oppure i vicini cantano e lui mi obbliga a cantare ed  fiero di me... Ed invece eccomi, che Dio m'aiuti, sola soletta, vecchia, col sole negli occhi e una grande arsura in gola... Se potessi avere un uovo, una tazza di t, un boccone di carne... Com' bizzarro il mondo e come vengono senza ragione le cose! Se potessi non aver sassolini nelle scarpe, e, Dio mio, un bell'uovo fresco...
La vecchia s'intern in un piccolo viottolo e se ne and, parlando da sola. Il Filosofo la segu con gli occhi a lungo. Era molto contento di essersene sbarazzato e, rimettendosi in viaggio, riusc a scacciare questo triste ricordo. In breve gli ritorn il buon umore. Il sole splendeva ancra, gli uccelli svolazzavano da ogni parte e una larga collina, al disopra di lui, sorrideva gioiosamente.
Una stretta strada tagliava in croce la sua. Quando vi giunse, distinse come un ondeggiare di folla, uno scalpicco, uno strido di ruote e un ronzo ininterrotto di voci. Vide poco dopo un asino che trascinava un carretto pieno di paiuoli e di casseruole. Due uomini e una donna camminavano ai lati. Parlavano ad alta voce, violentemente, e l'asino trainava la carretta da solo, senza bisogno di essere aiutato o diretto. Seguiva la strada finch ce n'era: ad ogni crocicchio voltava a destra. Se un uomo gli gridava hu, si fermava, se gli gridava haik, rinculava, se gli gridava yeup, avanzava. Era la vita: a tentennare si riceveva un colpo di randello, un calcio, o una sassata; se si continuava ad avanzare non accadeva niente, ed era la felicit.
Il Filosofo salut questo corteo.
Dio sia con voi, disse.
Dio e Maria siano con voi, rispose il primo.
Dio, Maria e Patrick siano con voi, disse il secondo.
Dio, Maria, Patrick e Brigida siano con voi, disse la donna.
L'asino non disse niente. Non essendo stata pronunciata la parola hu, sapeva che tutto ci non lo riguardava. Cos pieg a destra, incontrando la nuova strada, e continu il suo cammino.
Ove andate, straniero? disse il primo.
Vado a trovare Angus Og, rispose il Filosofo.
L'uomo gli lanci un'occhiata acuta.
Per l'anima mia, disse,  la pi buffa storia ch'io abbia mai intesa. Ascoltate dunque, grid agli altri, costui va alla ricerca di Angus Og.
La donna e l'altro uomo si avvicinarono.
E che cosa volete da Angus Og, signore del mio cuore? chiese la donna.
Oh,  una faccenda privata, un affare di famiglia.
Vi fu un silenzio e tutti ripresero il cammino dietro l'asino e il carretto.
E come potete sapere dove dirigere le vostre ricerche? riprese il primo. Avreste scoperto il suo recesso scritto in un vecchio libro o inciso su di una pietra?
O forse avete raccolto in una torbiera il bastone di Amergin o d'Ossian, coperto di segni da cima a fondo? disse il secondo.
No, rispose il Filosofo, non  cos che si va alla ricerca di un dio. Ecco come bisogna fare: uscire di casa e camminare dritti, con la propria ombra dietro, non importa verso quale direzione, diretti a una montagna. Gli dei non abitano n nelle vallate, n nelle pianure, ma solo sulle alture. Se il dio acconsente a vedervi, vi dirigerete verso il suo recesso tanto agevolmente come se lo conosceste; vi guider con un filo aereo, che congiunge la sua dimora e la vostra, qualunque essa sia. Ma se non vuol vedervi, non lo scoprireste mai, sia camminando uno come venti anni.
E come sapete se vi vuol vedere? domand il secondo compagno.
Perch non lo vorrebbe? disse il Filosofo.
Voi siete forse, signore del mio cuore, disse la donna, un sant'uomo di quelli che gli dei prediligono.
Perch un santo? disse il Filosofo. Gli dei prediligono un uomo, santo o non santo, se  un brav'uomo.
Oh, allora ce ne sono a mucchi, cos, disse il primo.
Che cos'hai nel tuo sacco, straniero?
Una pagnotta e mezza, cotte appunto pel mio viaggio.
Datemene un boccone, signore del mio cuore, disse la donna. Mi piace assaggiare il pane degli altri.
Molto volentieri.
E perch non a noi? disse il secondo. Questa donna non ha accaparrato tutta la fame della Terra.
Perch no? disse il Filosofo dividendo la sua pagnotta.
Scorgo laggi un filo d'acqua, disse il primo. Non sar male inaffiare il boccone... Hu, razza di cane, grid all'asino che si piant immediatamente come un palo.
Una sottile striscia d'erba fiancheggiava la strada, lungo un muro; e lentamente l'asino si spost da quel lato.
Haik, razza d'animale, grid l'uomo; e l'asino indietreggi subito, ma in modo d'avvicinarsi all'erba.
L'uomo prese un recipiente di ferro bianco nella carretta e scavalc il muretto per cercare l'acqua, non senza aver allungato tre calci sul naso all'asino. L'asino non rispose, ma indietreggi ancra un poco in modo da trovarsi perfettamente sull'erba; e, come il padrone disparve dietro al muro, si mise a brucare. Un ragno si riscaldava su di una pietra nell'erba. Aveva il capo piccolo, le gambe allargate, e non faceva niente.
Non ti d mai nessuno dei calci sul naso? disse l'asino.
Ma s, per l'appunto! disse il ragno. Tu e i tuoi simili non badate a calpestarmi, o a sdraiarvi sul mio corpo, o a venirmi addosso con le ruote delle vostre carrette.
Ma perch non te ne stai sul muro? disse l'asino.
Perch vi  gi mia moglie.
E che ti farebbe?
Mi divorerebbe e, almeno almeno, ci si disputerebbero le mosche che ad ogni stagione diventano sempre pi prudenti e caute. Anche tu sei sposato?
No, disse l'asino, ma mi piacerebbe assai.
Si ama la moglie sul principio, disse il ragno, e la si detesta in seguito.
Per conoscere il principio correrei il rischio del poi, replic l'asino.
 un assioma da scapolo. Ad ogni modo non si pu far senza di loro. E dicendo cos, mosse tutte le sue zampe assieme verso il muro. Non si muore che una volta sola, disse.
Se tua moglie fosse un'asina non ti mangerebbe, disse l'asino.
Mi tormenterebbe in un altro modo, rispose il ragno arrampicandosi sul muro.
L'uomo ritorn con l'acqua e si sedettero sull'erba per mangiare e per bere. La donna teneva lo sguardo fisso sul Filosofo.
Signore del mio cuore, disse, mi pare che ci siamo incontrati al momento giusto.
Gli altri due si raddrizzarono e guardarono, dopo essersi scambiati un'occhiata, la loro compagna con pari insistenza.
Perch? disse il Filosofo.
Abbiamo avuto una grande discussione lungo tutta la strada: continuando a discutere sino al giorno del giudizio universale non verremmo a capo.
Doveva trattarsi di una questione importante. Era sulla predestinazione oppure sull'origine della coscienza?
Niente affatto. Si trattava di sapere quale di questi due mi avrebbe sposata.
Non  un grande affare, disse il Filosofo.
Credete? disse la donna. Da sette giorni e sei notti non si parla d'altro. Se non  un affare importante questo, io non ci capisco pi niente.
Ma in che consiste la difficolt, signora? domand il filosofo.
Gli  che non so decidermi a scegliere fra loro. Mi piacciono tanto l'uno che l'altro e vorrei averli tutt'e due.
Il caso  complicato.
Gi, e sono disturbata e triste dallo scombussolamento che me ne deriva.
Ma perch dicevate che ero giunto a proposito?
Perch, signore del mio cuore, se gli uomini sono due, e si equivalgono, una donna  assai imbarazzata a scegliere: ma se sono tre, non vi  difficolt alcuna. Cos, dichiaro che questa sera sposer voi e nessun altro. E, voi due, state tranquilli perch  deciso. Punto fermo, e basta.
In parola d'onore, disse il primo, sono felice quanto te d'averla finita una buona volta.
Ne avevo piene le tasche di questa discussione, disse il secondo. Finalmente questa notte potr dormire.
Il Filosofo era perplesso.
Voi non potete sposarmi, signora, disse. Perch sono gi ammogliato.
La donna, adirata, si volt verso di lui.
Non facciamo discussioni, disse. Non lo tollererei.
Il primo lanci un'occhiata furiosa al Filosofo, poi fece un segno all'altro.
Scaraventagli un gnocco sulla gola, disse.
L'altro si preparava ad effettuare il consiglio, quando la donna intervenne rabbiosamente:
Gi le mani, o peste a voi, disse. Non ho bisogno di nessuno per curare mio marito.
E si avvicin per sedersi fra il Filosofo e i due uomini.
Allora il pane perse pel Filosofo tutto il suo gusto, ed egli lo ripose nella bisaccia. Restarono tutti l, in silenzio, a fissarsi le scarpe, meditando ognuno dal proprio punto di vista. Lo spirito del Filosofo che, dalla vigilia, si era ottenebrato, cerc di porsi all'altezza della situazione, ma senza un risultato apprezzabile. Vi era nel suo cuore una confusione spaventosa, ma non spiacevole. In mezzo alle apprensioni, una speranza confortante ne accelerava i battiti. La circolazione del sangue era tanto rapida, le impressioni, a centinaia, si susseguivano cos rapide, l'agitazione superficiale del cervello cos violenta, che non s'avvedeva dell'impotenza di pensare n del fatto che gli era solo possibile vedere e sentire.
Il primo si alz.
Fra poco sar notte. Incamminiamoci se vogliamo trovare un buon posto per dormire. Yeup, razza di cane, grid all'asino che si mosse prima ancra di levar la testa dall'erba.
I due uomini camminavano ai lati del carretto e la donna e il Filosofo dietro.
Se siete stanco salite sul carretto, signore del mio cuore, disse la donna. Nessuno protester perch si vede bene che non siete abituato a camminare.
 vero, signora.  il mio primo viaggio, e senza questa visita a Angus Og, non avrei messo piede fuori di casa.
Levati di testa Angus Og, caro mio; la gente della nostra condizione non deve parlare con gli dei. Rallegrati, te l'accerto, perch non vi  donna che sappia ogni cosa come me. Raccontami i tuoi dispiaceri e io te ne dir il rimedio altrettanto bene di Angus e forse meglio.
 molto interessante, disse il Filosofo. Conoscete il meglio?
Domandalo agli uomini che camminano di fianco all'asino ed essi ti narreranno tutte le cose che mi hanno visto fare quando loro stessi non sapevano come cavarsela. Quando non vi erano strade da nessuna parte, io ne ho indicata una. Quando non c'era un briciolo di cibo, ho dato loro da mangiare. Quando ebbero scommesso sin l'ultimo soldo, ho messo loro nelle mani monete d'argento. Ecco perch volevano sposarmi.
E voi chiamate ci saggezza?
Perch no? disse lei. Non  saggezza attraversare il mondo senza paura e non aver fame quando si  in bolletta?
Pu darsi, ma io non me l'ero mai immaginata cos.
E che cosa chiamate voi saggezza?
Non ve lo potrei dire proprio ora; ma credevo che la saggezza fosse non preoccuparsi del mondo; non badare alla fame, separarsi dal mondo; vivere in se stessi, perch il mondo  un tiranno. Bisogna elevarsi al disopra delle cose o lasciarsi dominare da esse. Non essere gli schiavi l'uno dell'altro, e neppure dei bisogni. L  il problema dell'esistenza. Ricordatevi questo: l'umanit ha dichiarato guerra alla Natura e la vincer. La Natura non ha compreso che le sue epoche geologiche sono finite. Mentre sta ancra sondando la linea di minor resistenza, noi corriamo velocemente finch l'avremo raggiunta: e allora, perch  femmina, alla prima sfida si arrender.
Tu parli bene, disse la donna, ma dici delle cose assurde. Le donne non cedono mai innanzi di aver ottenuto ci che vogliono: e dov' allora la loro debolezza? Che tu voglia o no, caro mio, vivi nel mondo; credimi: la vera saggezza consiste nell'evitare la fame perch, se ve la lasciate accostare, vi cambier in pecora. Ascolta la voce della ragione come un uomo serio. La natura non  che una parola, inventata dai sapienti per poter discutere. C' l'argilla, ci sono gli uomini e gli dei e sono in rapporti abbastanza buoni fra di loro.
Il sole era tramontato da un pezzo e il crepuscolo grigio s'era disteso nella campagna, nascondendo le vette delle montagne e avvolgendo d'ombra i cespugli e le macchie della landa.
Conosco un posto dove potremmo fermarci, disse lei. C' una piccola bettola allo svolto della strada dove troveremo quel che ci occorre.
All'hu, l'asino si ferm e uno degli uomini lo mise in libert. Appena distaccato, l'uomo gli diede due calci.
Vattene, razza di cane, e procurati da mangiare, url.
L'asino si allontan al trotto; poi cerc l'erba e la trov. Mangi, e quando fu sazio, si accovacci vicino a un muro. Rest a lungo con gli occhi voltati dalla stessa parte, poi abbass la testa e dorm. Durante il sonno drizzava un'orecchia e lasciava cader l'altra, per una ventina di minuti; poi lasciava ricader la prima e rizzava la seconda; e cos di seguito per tutta la notte. Se avesse avuto qualche cosa da perdere non sarebbe stato strano che avesse posto le sue scolte: ma non aveva altro che la pelle e le ossa; e nessuno si sarebbe scomodato a rapirgliele.
Uno degli uomini prese dal carretto una bottiglia dal collo lungo e s'allontan. L'altro lev un secchio di ferro bianco, bucherellato irregolarmente, un po' di torba, dei pezzi di legno: li mise nel secchio e poco dopo brill un bel fuoco. Una pentola d'acqua fu messa a bollire. La donna tagli una bella fetta di lardo e la gett nella pentola. Aveva otto uova, un pane schiacciato e delle patate cotte. Stese a terra il suo grembiule e vi pose sopra le provviste.
Il compagno ritorn con la grossa bottiglia piena di birra e la mise al sicuro. Poi vuotarono il carretto di tutto il suo contenuto e lo issarono sul piccolo muro. Rovesciarono il carretto su di un fianco, vicino al fuoco e vi presero posto per mangiare. Finito il pasto, gli uomini accesero la pipa e la donna li imit. Cavarono la bottiglia di birra bevendone a garganella uno dopo l'altro. Non splendevano n luna n stelle: in modo che, al di l del fuoco, c'era un buio cos freddo e profondo, che non lo si guardava volontieri.
Io mi domando, disse il primo, chi ti ha ispirato l'idea di sposare costui invece di uno di noi due. Noi siamo giovani e robusti, mentre lui, che Dio l'aiuti,  vecchiotto.
 vero, aggiunse il secondo,  grigio come un tasso e non ha che pelle ed ossa.
Avete il diritto di chiedermelo, disse lei, e ve lo spiegher. Voi non siete che dei calderai che viaggiate da un luogo all'altro senza vedere le belle cose; mentre lui percorre le strade alla ricerca di meraviglie e di avventure strane. Una donna sposerebbe un uomo cosiffatto, anche se avesse un numero doppio di anni. Quando mai voi siete partiti in pieno giorno alla ricerca di un dio senza badare a ci che vi potrebbe capitare, n a dove andate?
Il mio parere, disse il secondo,  che se voi lasciate tranquilli gli dei, anche loro lasceranno tranquilli voi. Sanno gi quel che debbono fare senza che noi ci mescoliamo alle loro grandi imprese.
Ho sempre pensato che tu fossi pauroso, disse lei; ed ora eccone la prova. Poi, volgendosi al Filosofo: Cavati gli stivali, per riposare meglio, e ti preparer intanto un buon letto nel carro.
Per levarsi le scarpe, il Filosofo dovette alzarsi perch nel carro erano tanto stretti che non aveva la necessaria libert di movimenti. Si allontan un tantino dal fuoco e si lev le scarpe. Stette un poco ad osservare i suoi compagni, poi, con le sole calze, si allontan; quindi, data un'ultima occhiata, volse le spalle e si immerse tranquillamente nell'oscurit. Dopo qualche minuto sent un richiamo, alle spalle, poi delle grida acute, che si perdettero a poco a poco in un mormorio indistinto di voci: e si trov solo nella notte pi oscura che avesse vista in vita sua.
Rimise le scarpe e cammin dritto davanti a s. Non aveva la minima idea dove si potesse trovare la strada, e, ad ogni passo, traballava su dei cespi di erica o di ginestra spinosa. Il terreno, molto ineguale, offriva dei monticelli inaspettati, dei buchi profondi ed ogni tanto dei tratti spugnosi che lo facevano affondare sino alla caviglia in pantani gelati. Non c'era pi n terra n cielo: nient'altro che un gran vuoto nero, una brezza leggera, ed un silenzio fosco che sembrava in agguato via via che avanzava. In questo silenzio forse poteva scoppiare una formidabile risata e tacere subitamente, mentr'egli sarebbe rimasto l, spaventato, nell'immensit nera.
La salita cominciava a farsi pi dura e da ogni parte le rocce intralciavano il passaggio. Non vedeva un palmo oltre il proprio naso e camminava, le mani in avanti, come un cieco che avanzi a fatica barcollando. Dopo un poco non si reggeva pi pel sudore e la fatica; ma non osava sedere: le tenebre erano cos dense che gli facevano paura, e il silenzio accasciante, pieno di tranelli, era altrettanto spaventoso.
Infine distinse lontano un chiarore tremolante, che ondeggiava, e verso il quale si diresse scavalcando cespugli di erica, scalando ammassi di rocce, annaspando in campi di torba. Quando vi giunse vicino, vide che era una torcia di grossi rami, fissata ad un anello di ferro in un blocco di granito, la cui fiamma era agitata dal vento. Un buco oscuro s'apriva nella roccia.
Entro l, si disse, per dormire sino al mattino. Ed entr.
Dopo un breve tratto il corridoio piegava a destra: e l vi era un'altra torcia. Quando ebbe sorpassato l'angolo rimase un'istante muto per la sorpresa; poi, coprendosi il volto, si prostern sino a terra.
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LIBRO TERZO.
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GLI DEI.
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CAPITOLO 12.
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Caitilin Ni Murrachu era rimasta sola nella piccola caverna dietro il Gort na Cloca Mora. Il suo compagno se ne era andato. Aveva l'abitudine di vagabondare nella mattina tutta sole, sonando il flauto pei campi verdeggianti e desolati ove il vagabondo ch'egli desiderava sarebbe forse stato guidato dalla dolcezza della sua musica.
Caitilin rimaneva l, pensierosa. Quegli ultimi giorni avevano segnato il risveglio del suo corpo alla pari di quello del suo spirito, giacch l'uno non si desta mai senza l'altro. Era ripresa da quell'abbattimento gi provato quando custodiva le bestie del padre, con la sola differenza che ora se ne rendeva conto. Conosceva ora quel che le sussurrava il vento gi pel declivio dei campi e che non aveva saputo nominare: era la felicit. Se la immaginava confusamente, senza neanche vederla. Non era che un fantasma, un fantasma di un pallore di perla, quasi senza contorno, troppo evanescente perch riuscisse a toccarlo e troppo lontano perch potesse parlargli. Pan le aveva assicurato che si trattava dell'elargitore d'ogni felicit; ma ci che le aveva dato non era se non inquietudine, febbre e un desiderio senza possibile appagamento. Di bel nuovo la invadeva un bisogno ch'ella non riusciva a concretare, e neanche a precisare a se stessa con una qualsiasi certezza. Questo pensiero, appena nato in lei, le aveva tutto promesso, al pari di Pan, e gli aveva tutto dato... Non avrebbe saputo dire se gli avesse dato qualche cosa oppure l'inconsistente nulla. Se ne vedevano troppo presto i termini. Ella aveva trovato l'Albero della Scienza: ma da ogni lato si alzava un gran muro nero che la separava forzatamente dall'Albero della Vita; muro che il suo pensiero non riusciva a scalare, anche se l'istinto le suggeriva che doveva crollare al suo appressarsi. Una volta istruito nell'incredulit dal pensiero, l'istinto  paralizzato. E questo muro non potr essere superato che per mezzo di un'indissolubile unione dell'Istinto col Pensiero. E il primo figlio che nascer da questa unione si chiamer: Il Vincitore del Muro.
In tal modo alla calma noia dell'ignoranza seguiva in lei l'inquietudine del pensiero. Questo prodotto dello spirito che, attraverso innumerevoli generazioni, conosce i dolori di creare un'estasi,  la profezia promessa con giuramento dall'umanit che dovr compiersi lasciando scorgere, attraverso la nebbia del dubbio, una visione di gioia dove la purit del mattino non sar pi estranea alla nostra maturit.
Tali erano i suoi pensieri quando Pan ritorn, un po' scoraggiato di non aver trovato nessuno che desse ascolto alla sua zampogna. Era seduto da un momento, quando improvvisamente i canti degli uccelli echeggiarono in un coro di gioia. Limpide fioriture liquescenti, tenere voci flautate, deliziosi acuti s'univano e danzavano e trillavano in aerei concenti.
Sottile e delicata, la melodia saliva, discendeva, s'allargava, s'involava e poi si spezzava, persa un istante nel risucchio per assottigliarsi nella lontananza toccando una meravigliosa sublimit; allora, ritornata dal largo, questa melodia penetrante, nella sua pi intensa soavit, girava, ripiombava di colpo, e risuonava come un lampo di gioia nell'esultare dei compagni: si snod un'estasi musicale che per un momento diede la felicit al mondo intiero ed ai tristi esseri che si muovevano alla sua superficie. Poi il canto cess altrettanto improvvisamente di come era sgorgato; un'ombra oscur il passaggio e Angus Og entr nella caverna.
Caitilin, terrorizzata, si alz con uno scatto e anche Pan si lev a mezzo: ma riprese subito la sua posa indifferente e abbandonata.
Il dio era vivace e mobile come il vento. I suoi capelli, simile a una messe d'oro, ondeggiavano attorno al suo volto. Aveva occhi teneri e brillanti, e le labbra sorridevano con pacata dolcezza. Un branco d'uccelli volavano in perpetuit attorno al suo capo; e, quando parl, la sua voce parve uscire da una sorgente di miele.
Godi buona salute, figlia di Murrachu, disse sedendo.
Io non vi conosco, signore, disse la fanciulla piena di terrore.
Nessuno mi conosce, se non mi fo riconoscere, rispose. Mi chiamano la Gioia Infinita, fanciulla di Murrachu, mi chiamano l'Amore.
Gli occhi della fanciulla, incerti, passavano dall'uno all'altro.
Pan alz gli occhi dalla sua zampogna.
Chiamano anche me l'Amore, disse dolcemente, e mi si chiama la Gioia.
Soltanto allora Angus Og volse gli occhi verso Pan.
Cantore dei Pampini, disse, conosco i tuoi nomi; sono: Desiderio e Febbre, Lussuria e Morte. Perch hai abbandonato la tua patria per fare lo spione nei miei pascoli e nei miei campi sereni?
Gli dei mortali sono spinti dall'Immortale Volont, replic Pan con dolcezza. Perci sono qui.
Anch'io, disse Angus.
Dammi la prova che io me ne debbo andare.
Angus Og lev una mano e di nuovo s'intese il canto trionfale degli uccelli.
Ecco la prova, disse. La voce di Dana si innalza nell'aria. E, cos dicendo, salut la madre universale.
Pan lev una mano e nella lontananza si intese il muggito del bestiame e il belare delle capre.
Ecco la prova, disse,  la voce di Demetra che esce dalla Terra, e anche lui si inchin profondamente in onore della madre del mondo. Angus Og alz di nuovo la mano. Appar una lancia, brillante e formidabile.
Pu una lancia indovinare la Volont Eterna? si accontent di dire Pan.
Allora Angus Og si pose l'arma al fianco, dicendo:
Questa fanciulla sceglier fra noi, perch il Sentimento Divino illumina il cuore umano.
Caitilin Ni Murrachu si fece avanti e si pose fra i due, ma Pan stese una mano e l'attir a s. Ella s'appoggiava alla sua spalla mentre il braccio divino la stringeva.
Noi diremo la verit a questa fanciulla, disse Angus Og.
Possono forse velarla, gli dei? disse Pan ridendo di gioia.
Noi diremo la differenza che v' fra di noi, rispose Angus. Ella giudicher.
Pastorella, riprese Pan stringendola a s, tu sceglierai fra noi. Sai che cosa c' di pi grande al mondo?  questo il nodo della quistione.
Mi hanno detto che ci sono due cose, rispose la fanciulla, e, rivolgendosi a Pan: Voi avete affermato che era la Fame e ho inteso pi volte sostenere da mio padre che era il Buon Senso.
Ma io non ti ho detto finora, disse Angus Og, che cos' la cosa pi grande nel mondo.
Parlate, disse Pan.
 la Divina Immaginazione.
Ora che tutti sappiamo qual' la cosa pi grande possiamo discuterne, disse Pan.
La figlia di Murrachu ha riferito il vostro parere e quello di suo padre: ora deve esporre il proprio. D, Caitilin Ni Murrachu, che cos', secondo te, la cosa pi grande, nel mondo.
Caitilin Ni Murrachu medit un momento, poi disse timidamente:
 la Felicit, a mio avviso.
A questa parola rimasero silenziosi per qualche istante, poi Angus Og riprese:
Solo il pensiero delle Sue creature pu farci conoscere la Divina Immaginazione. Un uomo ha detto che la pi grande cosa nel mondo  il Buon Senso, ed una donna la Felicit. Esse hanno un significato diverso perch il Buon Senso deriva dal Pensiero e la Felicit dall'Emozione: finch non si accoppieranno nell'Amore, la Volont dell'Immensit non potr essere feconda. Giacch, vedete, non v' stato connubbio d'umanit sin dall'origine dei tempi. Gli uomini non hanno fatto altro che accoppiarsi con la loro ombra. Essi hanno perseguito il desiderio uscito dalla loro immaginazione ma nessuno ha finora conosciuto l'amore di una donna. E le donne sono vissute coi fantasmi del loro cuore credendo appassionatamente di riposare nelle braccia di un uomo. Ho visto mio figlio danzare con un'Idea, e gli ho chiesto "Con chi danzi, figlio mio?". E lui mi ha risposto: "Me la spasso con la donna che amo". E difatti aveva l'aspetto esteriore di una donna, ma egli danzava con un'Idea e non con una donna. Egli se ne and di buon mattino per i suoi lavori e allora la sua Idea si alz, si rivest tanto bene d'umanit che era fatta di bellezza e d'onore; e si allontan per danzare col servo di mio figlio. E questa danza suscit molta gioia, perch una persona che non  al proprio posto,  un'Idea, non una persona. L'uomo  Intelletto e la donna Intuizione: ed essi non si sono mai congiunti. Li separa un abisso, la Paura: temono di perdere i loro attributi e di non essere pi dei tiranni.
"L'Eterno ha creato l'amore cieco perch non  la conoscenza ma solo l'intuizione che lo riavvicina al prediletto: mentre il desiderio, che  conoscenza, ha occhi eccellenti e contempla una tale moltitudine che l'oggetto del suo amore si confonde nella folla e se ne va affermando che l'amore non esiste e propaga miserevolmente le sue stesse disillusioni.  Dio che conduce la punta del dito; ma  il demonio che guarda con gli occhi di ogni creatura perch si perdano nei lacci della ragione e giustifichino i loro errori. L'uomo dovrebbe desiderare la bellezza: ma si  formato nella mente una schiava che ha chiamata Virt. La donna dovrebbe desiderare la Saggezza, ma si  formata col proprio sangue una bestia che ha chiamato Coraggio. Orbene, la vera libert  saggezza, e la Saggezza  la figlia dell'Intelletto e dell'Intuizione. E si chiama anche Innocenza, Adorazione, Felicit...
Angus Og tacque e il silenzio regn per qualche tempo nella caverna. Caitilin s'era nascosto il volto fra le mani e non voleva guardarlo; ma Pan, stringendo pi forte la fanciulla, fiss con la coda dell'occhio Angus, ridendo.
 giunto il momento di scegliere fra noi, per la fanciulla? chiese.
Figlia di Murrachu, disse Angus Og, vuoi venire con me?
Caitilin, piena d'angoscia, rimir il dio.
Non so che fare, disse. Perch mi volete entrambi? Io mi sono data a Pan e le sue braccia mi allacciano.
Ti desidero, disse Angus Og, perch il mondo mi ha dimenticato. Nessuno si ricorda di me fra il mio popolo ed io mi sento solo, molto solo percorrendo le colline del mio paese. Io sono il dio solitario, al quale  proibito di ridere con scoppi di gioia. Devo celare l'argento della mia parola e l'oro della mia letizia. Vivo nel vano di una roccia e nelle umide grotte del mare. Piango il mattino, perch non posso pi ridere, e la sera vago pei viottoli e mi sento triste. Sotto i miei baci volavano gli uccelli e sotto i miei passi sbocciavano i fiori. Ma il Pensiero ha catturato i miei uccelli nelle sue reti per venderli al mercato. Chi mi liberer dal Pensiero, dall'Intelletto e dalla sua falsa santit, creatrice di catene e di ceppi? Chi mi protegger dalla santa impurit dell'Emozione, e dall'Invidia, dalla Gelosia, dall'Odio, suoi figli, che colgono i miei fiori per adornare le loro brame, e le mie piccole foglie perch si dissecchino sul seno dell'ignominia?
"Io canto per le orecchie ovattate, per gli occhi serrati e per gli spiriti inerti. Canto la mia melodia sulla collina. Che i ciechi guardino in se stessi e non fuori; che i sordi ascoltino il mormorio delle loro vene e siano rapiti dalla saggezza che  armonia. Che le teste prive di cervello pensino senza sforzo, con la rapidit del fulmine, che la mano dell'Innocenza raggiunga le stelle, che i passi dell'Adorazione danzino col Padre della Gioia, e che la Voce della Benedizione risponda al riso della Felicit.
Angus Og cant cos nella caverna e cantava ancra quando Caitilin Ni Murrachu s'era strappata dalle braccia del suo desiderio. Ma la stretta di Pan era cos forte che il suo corpo ne port i segni per pi giorni.
Allora Pan si alz, in silenzio, recando in mano la sua zampogna. La fanciulla lo scongiur fra le lacrime di rimanere il suo fratello e quello del suo prediletto, ma Pan sorrise e replic:
Il tuo prediletto  mio padre e mio figlio.  il passato e l'avvenire.  la mola superiore e quella inferiore fra le quali sarei torturato finch non mi fossi recato ad inginocchiarmi di nuovo davanti al trono da cui provengo.
Poi abbracci Angus Og con grande tenerezza e se ne and pei campi silenziosi onde raggiungere il versante dei monti e perdersi nelle lontananze azzurrine.
E poco dopo Caitilin Ni Murrachu segu il suo compagno sulla cresta di un poggio: e se ella lo segu non fu perch avesse compreso le sue parole, n perch fosse nudo e non ne provasse vergogna; ma soltanto perch egli aveva un ardente bisogno di lei: ecco perch l'amava e vegliava sui suoi passi acciocch non ponesse il piede in fallo.
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LIBRO QUARTO.
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IL RITORNO DEL FILOSOFO.
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CAPITOLO 13.
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Qual' la pi importante, fra le creature che si muovono sulla Terra? Ecco un problema che solo l'arroganza dell'intelligenza pu discutere, perch nella vita non vi  n il grande n il piccolo. La cosa che  giustifica la propria importanza col semplice fatto di esistere, fatto importante e patente che esclude la disuguaglianza.(1)
L'equilibrio  mantenuto dalla Giustizia. Non  attraverso la bocca del Vendicatore che deve urlare il sangue di Caino, ma attraverso la stessa Terra che, nel suo dolore, esige un'espiazione pel disordine apportato nella sua coscienza. Ogni opera di giustizia  una riparazione. Una coscienza offesa ha il diritto di chiedere un aiuto ma non un castigo. Solo lo Spirito egoista e codardo pu perseguire un castigo che vede, attraverso il dispetto, la Terra dalla quale  sorto e nella quale ritorner; del pari la Ragione, egocentrica, invidiosa, transfuga della vita,  pi crudelmente ingiusta e pi paurosa di ogni altra manifestazione dell'energia divinamente capricciosa; capricciosa perch  stato detto che "le vie tortuose sono le vie del genio".
La Natura accorda a tutte le sue creature una sconfinata libert, stimolata dagli appetiti contrastanti per riuscire o soccombere; a tutte, meno che alla Ragione, all'Ordine suo dmone, di cui ella rode le ali per un motivo che non ho tuttora chiarito. Pu darsi che una Ragione sfrenata abbia posto in pericolo le facolt intuitive della Natura impacciando tutti gli altri suoi organi della percezione oppure l'abbia molestata sforzandosi di creare; rivale importuna.
Si comprender quindi che, stando cos le cose, i Lepriconi del Gort na Cloca Mora non erano spinti da una bassa voglia di vendetta: si sforzavano semplicemente di ristabilire un ritmo che costituiva la loro stessa ragion d'essere e che doveva interessare direttamente la Terra. La vita non conosce passione pi brutta della vendetta. Ha reso possibile il Diritto ed ha offerto parimenti all'Intelletto il primo scalino verso quella supremazia universale di cui si nutre la sua ambizione. Un Lepricone per la Terra ha pi valore di un primo ministro o di un agente di cambio perch balla e si diverte, mentre un primo ministro ignora tutte queste virt naturali: di conseguenza un torto fatto a un Lepricone affligge la Terra e, perci, la giustizia diventa una necessit grave e imperativa.
Una comunit di Lepriconi senza orcio d'oro  una comunit accasciata e senza gioia. Quelli del Gort na Cloca Mora hanno certamente ragione d'impetrare aiuto ed appoggio per ricuperare un tesoro tanto indispensabile. Ma il mezzo escogitato per esserne reintegrati lascer per sempre un po' appannata la loro memoria. Ricordiamoci, a loro discarico, quanto fosse artificioso e crudele l'ambiente che li circondava. Non solo erano stati derubati del loro oro, ma esso era stato altres tutelato in un posto protetto dal loro stesso onore collettivo; il focolare del loro nemico era protetto contro la loro industriosit legittima dal fatto che la Magra d'Inis Magrath apparteneva ai Shee pi potenti d'Irlanda.  in consimili casi che si annodano alleanze pericolose: e, per la prima volta nella storia, gli esseri della natura chiamarono dei borghesi in loro aiuto.
Non si decisero che a malincuore, bisogna rilevarlo per amore d'imparzialit. Erano spinti dalla collera, che alle volte acceca l'intelligenza e l'istinto. Ad ogni modo queste circostanze attenuanti non sono sufficienti a giustificare la loro condotta. Quando furono in grado di valutare l'errore commesso, ne furono tocchi profondamente e cercarono di render palese il loro pentimento; ma, senza espiazione, il pentimento  una virt simile all'autopsia, buona per seppellire e nient'altro.
Quando i Lepriconi del Gort na Cloca Mora s'avvidero che non era loro assolutamente possibile rientrare in possesso del loro orcio d'oro, scrissero al posto di gendarmeria pi vicino una denuncia anonima, nella quale si affermava che sotto il focolare della capanna di Coille Doraca si sarebbero trovati sotterrati due corpi.
La loro scaltra missiva lasciava supporre che si trattasse di un duplice assassinio consumato dal Filosofo per degli ignobili motivi.
Non erano trascorse quattro ore da che il Filosofo era partito alla ricerca di Angus Og, quando quattro gendarmi, venuti da quattro direzioni diverse, si avvicinarono alla casetta e, senza ostacolo, vi fecero irruzione. La Magra d'Inis Magrath e i due ragazzi avevano sentito da lungi il rumore mal celato dei loro passi, e, scoprendo di quali visitatori si trattava, si erano nascosti nel pi folto degli alberi. Poco dopo l'invasione dei gendarmi, uscirono dalla capanna rumori violenti e persistenti e, dopo venti minuti, gli invasori riapparvero recando le salme della Grigia di Dun Gortin e del suo consorte.
Strappata una porta dai cardini, vi deposero le salme, si allontanarono a grandi passi sotto gli alberi, e non tardarono a scomparire. Partiti che furono, la Magra rincas coi ragazzi e sul focolare spalancato declam una lunga e bruciante maledizione, per la quale i gendarmi erano esposti, nudi, davanti all'Eterno che ne arrossiva...
Ed ora, col vostro permesso, ritorniamo al Filosofo.
Finita l'intervista con Angus Og, il Filosofo ricevette la benedizione del dio e s'avvi pel ritorno. Uscendo dalla caverna non sapeva dove si trovava n se doveva voltare a sinistra piuttosto che a destra. Non c'era che un lume, a guidarlo: ed era che, dal momento che nell'andata aveva scalata la montagna, pel ritorno gli era evidentemente giocoforza di scenderla. S'avvi quindi a passi energici: s'era arrampicato di slancio e faceva la discesa in un'estasi. Ad ogni sbuffo di vento dava un grido. Dal fondo pozzo dell'oblio risalirono distinte le parole e le melode gaie che avevano rallegrato la sua puerizia: e, mentre camminava, le cantava a voce spiegata e senza stancarsi.
Il sole non s'era peranco levato, ma, lontano, un chiarore regolare a poco a poco si diffondeva nel cielo. Era quasi giorno fatto, non rimaneva delle tenebre che un tenue velo, e una gran calma incombeva dal cielo grigio sulla terra bisbigliante.
Gli uccelli incominciarono a pigolare senza peranco cantare. Ogni tanto un volo solitario attraversava l'aria fredda; ma la maggior parte degli uccelli si stringevano ancor pi nei loro nidi. Qui s'alzava e cessava subito un timido cinguetto, pi lontano una voce smorzata ritmava un cip-cip e si soffocava sotto la calda ala. Poi il primo raggio orizzontale si distese come un angelo dolce verso la cima della montagna. Il chiarore divent pi vivo. Il velo grigio si dissip. Gli uccelli si slanciarono dai nidi. Le cavallette si svegliarono e si misero immediatamente in azione. Delle voci si richiamavano incessantemente, e, di quando in quando, durante qualche secondo prolungato, vibrava un canto: ma risonava specialmente il cinguetto degli uccelli che si alzavano a volo, precipitando e sparendo velocemente, occupati a procacciarsi il primo pasto mattutino.
Il Filosofo frug nella bisaccia e trov le ultime croste delle tre pagnotte. Nel momento stesso che la sua mano toccava il cibo lo attanagli una fame cos acuta che si sedette immediatamente e si prepar a mangiare.
Aveva preso posto su di un tronco, vicino a una siepe, proprio di fronte a un antico steccato che circondava un vasto campo. Come si fu seduto, alz gli occhi e vide attraverso lo steccato un piccolo gruppo che si avvicinava. Erano quattro uomini e tre donne e ciascuno recava un secchio di ferro bianco. Il Filosofo ripose il pane nella bisaccia con un sospiro, dicendo:
Tutti gli uomini sono fratelli. Chiss se quelli hanno fame come me...
Ben presto gli sconosciuti furono vicino. Colui che camminava in testa era un colosso barbuto sino agli occhi e che, procedendo, spostava l'aria. Aperse lo steccato, e, anche quando gli altri furono passati, lo rinchiuse. Il Filosofo si rivolse a lui, che era il pi vecchio.
Sto per mettermi a mangiare, disse, e se voi avete fame gradirete forse dividere un boccone con me...
Non  il caso di rifiutare, disse l'uomo. Chi non accetta un invito cordiale non  che un cane. Ecco i miei tre figli e le mie tre figlie: vi ringraziano tutti.
Prese immediatamente posto sul tronco e i suoi compagni l'imitarono sedendo all'intorno.
Il Filosofo divise il po' di pane che gli rimaneva in otto parti e ne offerse a ciascuno un pezzetto.
Sono dolente di averne cos poco, disse.
Un dono, rispose l'uomo barbuto, non  mai piccolo. E, per educazione, mangi il suo pezzetto a tre riprese mentre l'avrebbe potuto inghiottire agevolmente in una volta sola. I suoi figli si comportarono come lui.
Era un pane ottimo, molto gustoso, disse quand'ebbe terminato l'asciolvere,  stato cotto a puntino e ben impastato ma, signore, prosegu, mi trovo in un impiccio e voi forse potreste venirmi in aiuto.
Che cosa vi angustia? domand il Filosofo.
Ecco di che si tratta. Ogni mattina quando usciamo a mungere le nostre vacche, la mamma distribuisce a ciascuno la colazione. Ma poich abbiamo partecipato al vostro eccellente spuntino, che cosa ne dobbiamo fare del nostro? La massaia non sar lusingata se lo riportiamo intatto e sarebbe peccato buttarlo via. Se non sonasse offesa per voi, i ragazzi e le ragazze potrebbero liberarsene mangiandolo perch la giovinezza, lo sapete, pu sempre mangiare qualche boccone di pi, per quanto abbondante sia il pasto gi consumato.
Sarebbe preferibile certamente mangiarlo piuttosto di sciuparlo, disse il Filosofo lanciando occhiate insidiose.
I giovani cavarono dei grossi involti dalle tasche e li aprirono.
Anch'io ho una bazzecola, aggiunse l'uomo barbuto, e non ci sarebbe alcun male se mi aiutaste a sbarazzarmene.
Cav un involto due volte pi voluminoso degli altri, l'apr e ne offerse la parte pi grossa al Filosofo; immerse quindi una ciotola in un secchio di latte e la porse al suo vicino. E immediatamente si posero tutti a diluviare con un appetito furioso.
Terminato il pasto, il Filosofo riemp la pipa. Il barbuto e i suoi tre figli fecero lo stesso.
Signore, disse il barbuto, mi piacerebbe assai conoscere la ragione che vi spinge in cammino ad un'ora cos mattutina. A quest'ora non si muove nessuno, eccetto il sole, gli uccelli e noi, che seguiamo le bestie.
Ve lo dir volontieri, disse il Filosofo, se mi dite il vostro nome.
Io mi chiamo Mac Col.
Questa notte, disse il Filosofo, quando mi recai da Angus Og per le Caverne dei Dormienti d'Erinn, mi si  pregato di partecipare a un certo Mac Col che i cavalli avevano battuto gli zoccoli durante il loro sonno e che i dormienti avevano mutato fianco.
Signore, disse il barbuto, le vostre parole giungono al mio cuore come una musica, ma la testa non le capisce.
Ho imparato, replic il Filosofo, che la testa pu capire soltanto ci che il cuore ha gi inteso. Ma ci che il cuore conosce oggi sar capito domani dalla testa.
Tutti gli uccelli del mondo hanno cantato nella mia anima, disse il barbuto, e io vi benedico per avermi riempito di speranza e d'orgoglio.
Il Filosofo gli strinse la mano ripetendo il gesto coi figli e con le figlie, che, ad un segno del padre, gli si inchinarono dinnanzi. Dopo aver camminato un poco volt la testa e vide il gruppo fermo dove lo aveva lasciato; il barbuto abbracciava i figli sulla strada.
Una volta glieli nascose presto, e, ringagliardito dal cibo e dall'aria fresca del mattino, prosegu a grandi passi cantando con gioia serena. Era ancora presto, ma gli uccelli, compiuto il primo pasto, si dedicavano gli uni agli altri. Si riposavano fianco a fianco sui rami o sulle siepi, danzavano nell'aria in allegre schiere, e si fischiavano vicendevolmente delle piccole canzoni semplicette ma piene di gusto.
Il Filosofo cammin a lungo; poi si sent un po' stanco e sedette per riposarsi all'ombra di un grosso albero.
Assai vicino si elevava una casa di rustica pietra. Un tempo era un castello e anche oggi, bench vituperato dal tempo e degli eventi, aveva mantenuto un aspetto arcigno e bellicoso. Mentre se ne stava l seduto, una giovane donna pass sulla strada, s'arrest davanti alla casa e la fiss attentamente. Aveva i capelli neri come la notte e lisci come un'acqua cheta: ma una tal burrasca traspariva dal viso che il suo atteggiamento tranquillo non prometteva alcunch di pacifico.
Dopo qualche istante il Filosofo le rivolse la parola.
Figlia mia, disse, perch guardi questa casa cos attentamente?
La donna volt il pallido viso e lo fiss con dei grandi occhi.
Non vi avevo visto, sotto l'albero, disse avanzandosi lentamente,
Siediti qui vicino, aggiunse lui, e parliamo. Se hai qualche ambascia, dimmela e forse, nel confidarmela, ti leverai il peso maggiore.
Volontieri mi siedo, disse accomodandosi.
 di gran sollievo confidare le proprie pene, continu lui. Sai che la parola  una cosa reale? In lei c' un potere pi grande di quel che stimano molti. I pensieri ci vengono da Dio, nascono dall'unione della testa coi polmoni. La testa cola il pensiero in foggia di parole, ed eccole pronunciate, portate dall'aria che ha gi percorso le segrete vie del corpo, l'aria che entra, recando salute, ed esce carica di saggezza. Per questo la menzogna  un'orribile cosa perch usa per un indegno ufficio un dono grande e misterioso, e imbratta, in cambio del bene fattole, l'elemento dispensatore di vita. Colui che dice la verit, colui le cui parole sono simboli di saggezza e di bellezza, colui purifica il mondo tutto facendo retrocedere il morbo esterrefatto. La sola miseria che il corpo conosce  la malattia. Tutti gli altri tormenti provengono dal cervello, e, poich dipendono dal pensiero, il loro dispotico padrone pu cacciarli come malandrini violenti e intollerabili; si possono affrontare, rampognare, congedare i tormenti dello spirito. Il cervello non pu ospitare che sudditi amabili e attivi, pronti a sostenere la loro parte riempiendo il mondo di riso e di gioia santa; giacch questo  l'ufficio del pensiero.
Per tutta la durata di questo discorso, la donna non aveva distolto gli occhi dal Filosofo.
Signore, disse, noi apriamo il nostro cuore a un uomo giovane e i nostri pensieri ad un vecchio; e quando il cuore  assurdo occorre che la testa menta. Saprei ben dirvi quello che conosco ma come potrei dirvi quello che sento, poich non lo capisco io stessa? Se vi dico: amo un uomo, ci non significa nulla; voi non comprendete una sola delle parole che il mio cuore vi ripete incessantemente nel silenzio del mio corpo. I giovani hanno teste assurde, ma i vecchi hanno assurdi i cuori: non possono far altro che osservarsi a vicenda con sorpresa e continuare la loro strada.
T'inganni, ribatt il Filosofo. Un vecchio pu prenderti la mano cos, e dirti: che ogni felicit sia con te, figlia mia. La simpatia tien dietro ad ogni dolore, come il ricordo all'amore. Ci che il cuore ha imparato oggi sar capito domani dalla testa, e come lo spirito deve essere soggetto al cuore, cos il cuore deve liberarsi e purificarsi di ogni ipocrisia; altrimenti noi non potremo mai riscattarci dal nostro fango.
Signore, disse la donna, io conosco due grandi sciocchezze: l'amore e le parole. Una volta date non si possono riprendere; e colui che le riceve non diventa pi ricco mentre colui che le ha donate s' impoverito e coperto di confusione. Io ho dato il mio amore ad un uomo che non sapeva che farsene. Gli ho confessato questo amore ed egli mi ha guardata con gli occhi spalancati. Ecco la mia afflizione.
Il Filosofo stette un momento ad occhi bassi, improvvisamente taciturno. Gli ripugnava stranamente guardare la donna, bench sentisse i suoi occhi fissi su di lui. Alla fine la guard francamente e riprese la parola.
Portare dei doni ad un ingrato non pu essere ammesso e non vale la pena di dolersene. Se il tuo amore  nobile, perch lo tratti come una cosa mediocre? Se  impuro, l'uomo ha avuto ragione a respingerlo.
Noi amiamo a capriccio di vento, replic quella.
C' una cosa che , all'istesso tempo, la pi grande e la pi piccola della Terra.
Ed ?
L'orgoglio, che abita in un palazzo vuoto. La testa, che non  mai stata visitata dal cuore,  la sua sede. Tu non ami, figlia mia, tu prendi abbaglio. Scaccia quel malandrino d'orgoglio, poni un fiore nei tuoi capelli e ritrova la tua spigliatezza.
La donna scoppi in una risata e il suo volto improvvisamente si fece roseo come l'alba e raggi, bello come una nube. Si chin, e attorno a lei non vi fu che calore e bellezza.
Vi ingannate, mormor, poich mi ama molto. Ma per ora non lo sa.  giovane e focoso, non sa che farsene delle donne e non m'ha finora guardata. Il mio cuore e la mia testa ne sono certi; ma sono impazienti ed ho una grande arsura di un suo sguardo. Domani il suo cuore si ricorder di me, mi cercher, con lacrime e suppliche, grida e minacce. Stenter molto a scoprirmi domani, quando alzer il braccio in aria, verso il cielo, sorpreso e angustiato di non trovarmi in nessun luogo. S, domani mi celer e lo guarder severamente quando mi parler, allontanandomi allorch mi seguir, sino a dopodomani: allora la sua collera mi far paura, perch mi stringer furiosamente i polsi per obbligarmi a guardarlo.
Ci detto, la donna si alz, pronta ad allontanarsi.
Abita in quella casa, disse, e per nessuna cosa al mondo vorrei che mi avesse scorta.
Mi hai fatto perdere il tempo, disse il Filosofo con un sorriso.
E a che cosa serve, il tempo? disse la donna baciando il Filosofo e fuggendo.
Se n'era appena andata che un uomo usc dalla casa grigia camminando rapidamente sull'erba. Arrivato alla siepe che fiancheggiava la strada, lanci le braccia in aria facendole oscillare e d'un salto fu sulla massicciata. Era un giovane piccolo, olivastro, cos vivace ed agile nei suoi movimenti che si sarebbe detto guardasse da ogni lato contemporaneamente, bench procedesse con grande slancio.
Il Filosofo lo avvicin piano piano.
Questo s che vuol dir saltare, disse.
Il giovane, che si era arrestato, volteggi su se stesso e si trov per l'appunto accanto al Filosofo.
Per gli altri, forse s, disse, ma per me  un'inezia. Siete molto impolverato, signore, avete dovuto camminare assai.
Assai, rispose il Filosofo. Sedetevi qui vicino a me e fatemi compagnia per qualche istante.
Non mi garba starmene in panciolle, disse il giovane, ma accetto sempre gli inviti e non rifiuto mai l'amicizia. E, detto ci, si sdrai sull'erba.
Siete occupato in quella grande casa? disse il Filosofo.
S. Addestro dei cani per un individuo panciuto e gioviale, tutto riso e insolenza.
Mi pare che non adoriate il vostro padrone.
Non ho padrone alcuno, signore, credetemi; ma detesto quell'individuo. Sono con lui da una settimana e non m'ha dato ancor un'occhiata amichevole. Oggi, per l'appunto,  passato nel canile senza degnarmi d'uno sguardo, come se fossi un albero o una pietra. Per poco non l'ho preso alla gola, dicendogli: "Cane, non saluti i tuoi simili?". Ma ho lasciato correre dandogli un'occhiata nella schiena, perch sarebbe sgradevole strangolare un uomo grasso.
Perch non lo cambiate, se non siete contento del vostro padrone?
L'ho pensato e mi son chiesto se dovevo ucciderlo o sposarne la figlia. Anche lei mi sarebbe passata davanti come il padre, ma ci non lo permetto alle donne.
Che cosa le avete fatto?
Il piccolo uomo fece una risatina.
La prima volta non l'ho guardata e la seconda ho voltato gli occhi da un'altra parte. Il terzo giorno m'ha parlato lei, e, mentr'era davanti a me, io guardavo lontano sopra la sua spalla. Mi ha detto che sperava che mi sarei trovato bene al mio nuovo posto, con un tono che voleva apparire amabile; ma io mi sono allontanato con un grazie senza farci caso.
 una bella ragazza?
Non lo so, perch non l'ho guardata finora, sebbene adesso me la trovi sempre tra i piedi. Credo che sarebbe un tormento, quella donna, se la sposassi.
Come saperlo, se non l'avete neanche vista?
Non ha ardimento nei piedi, disse il giovane. Li ho guardati e si sono impauriti. Di dove venite, signore?
Ve lo dir se mi dite prima il vostro nome.
 molto facile: mi chiamo MacColain.
Questa notte, quando mi recai da Angus Og per la caverna dei Dormienti d'Erinn, mi hanno pregato di dire a un certo MacColain che la Grigia di Macha aveva nitrito dormendo e che la spada di Laeg aveva tintinnato sul suolo mentre si voltava nel sonno.
Il giovane si alz d'un salto.
Signore, disse con voce strozzata, non comprendo le vostre parole ma sento in me danzare e cantare il mio cuore come un uccello.
Se ascolti la voce del cuore imparerai tutte le cose buone, perch  la sorgente di ogni saggezza e invia i suoi pensieri al cervello che d loro una forma.
Ci detto il Filosofo salut il giovane e riprese il suo viaggio.
Il giorno progrediva, passato da molto il mezzogiorno e un sole implacabile ardeva sul mondo. Il viaggiatore non usc dalle alte montagne e la sua strada non faceva che attorcigliarsi perpetuamente a dritta e a manca. Meritava appena appena il nome di sentiero, tanto era stretta. Qualche volta non era pi neanche un sentiero, perch l'erba, palmo a palmo, l'aveva invaso insensibilmente, cancellando ogni traccia d'uomo. Non si scorgevano siepi; ma solo cespugli rampicanti, un terreno assai ineguale, che si stendeva sino all'orizzonte in collinette e monticelli. E dovunque il silenzio: non triste per, perch l, dove brilla il sole, non c' afflizione. Il solo rumore che si avvertiva camminando era il frusco delle alte erbe calpestate e il ronzo di qualche ape che appariva e spariva subito, di tanto in tanto.
Il Filosofo aveva una fame da lupo e occhieggiava per ogni dove nella speranza di trovare alcunch da porre sotto i denti.
Se fossi una vacca o una capra, diceva fra s e s, brucherei questa erba che mi nutrirebbe. Se fossi un asino morderei a questi duri cardi che spuntano dovunque a profusione, o, se fossi un uccello, mi satollerei di bruchi e vermiciattoli che vedo arrampicarsi per ogni dove. Ma all'uomo succede di restar senza nutrimento in mezzo all'abbondanza perch s' allontanato dalla natura e vive d'astuzia e di pensieri complicati.
Parlando in tal guisa, gli occhi a terra, gli capit di alzarli e di scorgere, lontano, laggi, una figura che spariva in una piega del terreno per riapparire in un altro posto. I suoi movimenti erano cos bizzarri e disordinati, che il Filosofo stent molto a non perderla di vista: ci che sarebbe successo, se l'altro, per caso, non gli fosse venuto incontro. Quando gli fu vicino, riconobbe un ragazzo che ballava, ora qui, ora l, in ogni luogo accessibile.
Vi fu un istante di silenzio. Poi il ragazzo, che poteva avere dodici anni e che era bello come il giorno, salut il Filosofo.
Vi siete smarrito, signore? domand.
Tutte le vie sono sulla Terra, rispose il Filosofo, e non ci si potrebbe mai perdere. Ho perduto invece il mio pranzo.
Il ragazzo si mise a ridere.
Perch ridi, figlio mio?
Perch sono io che vi porto il pranzo. Mi chiedo che cosa ha potuto guidare i miei passi in questa direzione perch di solito vado pi a est.
Tu hai il mio pranzo? disse il Filosofo inghiottendo la saliva.
S, disse il ragazzo. Ho mangiato il mio a casa e mi sono messo il vostro in tasca. Ho pensato, aggiunse a mo' di spiegazione, che avrei avuto forse fame, se mi fossi spinto lontano.
Ti hanno guidato gli dei, disse il Filosofo.
Capita, disse il ragazzo cavandosi un piccolo involto di tasca.
Il Filosofo si sedette immediatamente, aperse il pacchetto che gli porse il ragazzo, trovandovi pane e formaggio.
Un pranzo da re, disse, masticando. E tu, figlio mio, non ne vuoi un pochettino?
Ma s, un boccone, annu il ragazzo che si sedette davanti al Filosofo. E mangiarono felicemente assieme.
Terminato il festino, il Filosofo cant le lodi degli dei, poi, parlando pi a se stesso che al fanciullo:
Se avessi un sorso d'acqua sarei veramente beato.
So di un ruscello, a quattro passi, disse il compagno. Vado a prendere un po' d'acqua nel mio berretto, e se ne and di corsa. E ritorn un momento dopo reggendo il berretto con infinite precauzioni.
Ora non ho che un desiderio, disse il Filosofo, quello di parlare con te. C' sole, il vento  buono, l'erba dolce. Stammi vicino un poco.
Il ragazzo si accomod, e il Filosofo accese la pipa.
Abiti lontano? chiese.
Non molto. Se foste alto come un albero potreste vedere la casa di mia madre; ma anche di qui potete scorgere laggi una sorta di fumo, che impennacchia la nostra casetta.
Il Filosofo guard, ma non scorse niente.
I miei occhi non valgono i tuoi, rispose, perch invecchio.
Che cosa si prova quando si  vecchi? chiese il ragazzo.
Ci si sente irrigidire.
E nient'altro?
Non lo so, rispose il Filosofo dopo un intervallo. Sapresti dirmi quel che si prova ad esser giovani?
Certamente, disse il ragazzo. Ma poi il suo viso assunse un'espressione di perplessit, ed aggiunse: Credo di no.
I giovani, disse il Filosofo, ignorano in che cosa consista la vecchiezza e i vecchi dimenticano che cos' la giovent. Quando comincerai a invecchiare non dimenticar mai di pensare costantemente alla tua giovinezza, perch un vecchio senza ricordi  una vita sprecata e nulla vale quanto il ricordo della giovinezza. Ti dir qualcuna delle differenze fra giovent e vecchiaia, poi tu mi interrogherai e in tal modo avremo i due lati del problema. Innanzi tutto un vecchio si stanca prima di un giovane.
Il ragazzo riflett un poco, poi rispose:
La differenza non  grande, giacch anche un ragazzo si stanca.
Un vecchio ha meno bisogno di cibo di un ragazzo, continu il Filosofo.
Ma mangiano entrambi, e anche questa non  una differenza notevole. Ditemi la differenza pi grande.
Non la conosco, figlio mio; ma ho sempre creduto che ci fosse una grande diversit. Forse sta in ci che un vecchio pu ricordare cose la cui esistenza non  neanche supposta da un ragazzo.
Ma entrambi hanno dei ricordi, disse il ragazzo ridendo. La differenza  minima.
 vero, rispose il Filosofo. Al postutto non vi  poi questa grande differenza. Raccontami le tue occupazioni, io ti narrer le mie.
Ma io non so quel che faccio.
Lo sai per forza, disse il Filosofo, ma pu darsi che tu non sappia raccapezzarti. La difficolt maggiore, in ogni inchiesta,  il sapere da qual punto rifarsi. Ma in ogni cosa vi sono due vie: il principio e la fine. Dall'uno o dall'altro capo si pu sintetizzare il periodo. Cos, noi cominceremo da quel che hai fatto questa mattina.
Mi va a genio, disse il ragazzo e riflett.
Questa mattina sono uscito, ho raccolto una pietra e l'ho scagliata a tutta forza.
E poi?
Poi sono corso dietro il sasso per vedere se potevo raccoglierlo prima che toccasse il suolo.
Bene, disse il Filosofo.
Ho corso cos in fretta che ho inciampato nell'erba.
E dopo, che cos' successo?
Sono rimasto dove ero caduto, ho strappato l'erba a piene mani gettandomela sulle spalle.
Quindi ti sei rialzato?
No, ho nascosto la faccia nell'erba ed ho urlato molte volte, bocca contro terra: quindi mi sono seduto e non mi sono mosso per molto tempo.
Riflettevi?
No, non riflettevo, non facevo nulla.
E perch hai fatto tutto ci?
Cos, perch mi frullava.
Ecco, grid in aria di trionfo il Filosofo, eccola, la differenza! I giovani agiscono illogicamente, al contrario dei vecchi. Mi chiedo se noi non invecchiamo perch ci comportiamo secondo una logica e non secondo l'istinto.
Io non lo so, disse il fanciullo. Tutto invecchia. Venite da molto lontano, oggi, signore?
Te lo dir se tu mi dirai il tuo nome.
Mi chiamo MacCushin.
Questa notte, disse il Filosofo, quando mi recai da Angus Og per le Caverne dei Dormienti d'Erinn; mi si  pregato di dire a un certo MacCushin che nascer un figlio da Angus Og e da Caitilin, sua moglie, e che i Dormienti d'Erinn s'erano voltati nel sonno.
Il ragazzo lo guard fisso.
Lo so, disse, perch Angus Og mi invia questo messaggio. Vorrebbe che componessi un poema pel popolo d'Erinn, perch il giorno che i dormienti avessero a svegliarsi, potessero trovare accoglienze di amici.
I Dormienti sono sorti e ci circondano da ogni lato. Sono in cammino, ma hanno dimenticato i loro nomi e persino il significato del loro nome. Tocca a te insegnar loro il nome, e di qual razza discendono: giacch io sono un vecchio e il mio compito  concluso.
Un giorno comporr un poema, disse il fanciullo, e tutti quelli che lo conosceranno lo acclameranno.
Che Dio ti assista, figlio mio, disse il Filosofo abbracciando il fanciullo. E prosegu il suo cammino.
Dopo mezz'ora di marcia senza fatica, giunse ad un punto da cui si scorgevano, molto lontano nella pianura, i pini di Coille Doraca. La sera aveva gettate le sue ombre sul mondo prima che giungesse al bosco ed era notte fatta quando entr nella casetta.
La Magra d'Inis Magrath gli venne incontro, pronta a rimbrottarlo per la sua lunga assenza; ma il Filosofo la baci con una tenerezza cos insolita e le parl con una dolcezza tale, che dapprima la sorpresa le leg la lingua e poi il piacere glie la sciolse trascinandola per una via che da molto, molto tempo le era sconosciuta.
Donna, disse il Filosofo, non so esprimere la mia contentezza nel rivedere il tuo gradevole volto.
Sul momento la Magra non trov risposta alcuna, ma, con una prestezza incredibile, mise a bollire una pentola di pappa, impast una pagnotta e pose a cuocere delle patate. Dopo un poco si sciolse in lagrime proclamando che la gentilezza e la bont del suo sposo non avevano riscontro sulla Terra e che lei era una peccatrice indegna di un compagno simile nonch del favore degli dei.
Ma, mentre il Filosofo abbracciava Seumas e Brigid Beg, improvvisamente la porta si spalanc con fracasso, quattro gendarmi invasero la stanzetta, e, dopo un istante di stupefazione, si gettarono addosso al Filosofo e lo arrestarono per imputazione di assassinio.
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LIBRO QUINTO.
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I GENDARMI.
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CAPITOLO 14.
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A una certa distanza sulla strada, i gendarmi fecero una breve sosta. Era calata la notte prima che avessero potuto portare a termine la loro impresa e non si sentivano del tutto sicuri. In primo luogo sapevano perfettamente che la faccenda in cui s'erano messi se era onorevole per un gendarme, non lo era altrettanto per un uomo. Impadronirsi di un criminale  un atto che pu giustificarsi con l'appoggio di certi argomenti, come la salvaguardia della societ e della propriet; ma, in nessun caso, alcuno si d la briga di imprigionare un saggio. Inoltre ci che li molestava era il pensiero di sapersi in mezzo ad una regione ove abbondavano le fate e dove, da ogni parte, li circondavano le forze della natura, innumerevoli, pronte a gettarsi loro addosso in una guerra terribile o, cosa pi terribile ancora, ad attaccarli con lo scherno fischiante come uno staffile. La strada che menava alla caserma era lunga e attraverso agli alberi che formavano, in certi punti, un tempio buio ove i raggi della luna non giungevano neanche a mitigare le dense tenebre. Di pieno giorno avrebbero arrestato anche un arcangelo e l'avrebbero picchiato, se fosse occorso; la notte, innumerevoli paure li assalivano e una moltitudine di rumori attorno a loro li facevano trasalire.
Due di loro tenevano il Filosofo ai fianchi; gli altri due camminavano, uno avanti, l'altro indietro. Si avanzavano in questa guisa quando scorsero, avanti a loro, che la strada si oscurava in un folto aggruppamento d'alberi come s' detto dianzi. Quivi arrivati si fermarono indecisi; l'uomo che precedeva (il brigadiere, che non diceva parola ma che non era molto saldo) si volt, come se si fosse adirato, verso gli altri.
Camminiamo? disse. Che cosa aspettate, corpo del diavolo? E si butt decisamente nel bosco nero.
Tenete stretto il vostro uomo, disse quello che chiudeva la marcia.
Un accidente! ribatt l'uomo di destra. Lo teniamo saldo; e poi, non  forse un vecchio?
Va bene, afferratelo strettamente, perch se vi sgusciasse qui, sparirebbe nel bosco come una donnola. Questi individui anziani sono clienti poco sicuri. Intesi, signore, disse al Filosofo, vi lascio andare una legnata sulla testa, eh, patti chiari!
S'erano appena rimessi in marcia allorch uno scalpicco affrettato li fece fermare di nuovo. Era il brigadiere che ritornava, sudato, a gambe levate.
Vorrete trascorrere la notte qui, forse?
Calma, disse un altro, ci si assicurava che il galantuomo non ci potesse piantare in asso approfittando del buio.
Che c', ha tentato di svignarsela? disse il brigadiere. Afferra il bastone, Shawn, e se volta solo la testa, picchialo di santa ragione
Capito, disse Shawn, apprestandosi.
Questi avvenimenti inaspettati avevano stupefatto il filosofo e la rapidit forzata dei movimenti gli impedivano di pensare e di parlare. Ma in questa breve sosta la sua presenza di spirito incominci a ritornargli. Comprese, dalle loro osservazioni, che l'avevano arrestato come assassino. E se ne indign.
Mi rifiuto di fare un altro passo, disse, se non mi spiegate dove mi conducete e di che cosa sono accusato.
Spiegaci, disse il brigadiere, di che cosa ti sei servito per ucciderli. Sono crepati senza il pi piccolo segno sul corpo o un dente rotto.
Ma di chi parlate? domand il Filosofo.
Non fate lo gnorri. E di chi parleremmo se non dell'uomo e della donna che abitano con voi, l, nella casetta? Avete propinato loro del veleno o che diavolo? Prendi il tuo libretto, Shawn.
Siete ammattito? Posso forse scrivere con tutto questo buio, senza contare che non ho neanche un mozzicone di matita? Si tratta proprio del libretto, ora, s!
Va bene, annoteremo in caserma, intanto ci racconter la faccenda per la strada. Avanti spicciamoci, non  questo il luogo per conversare.
Ripresero la marcia e, un momento dopo, erano immersi nelle tenebre. Dopo un istante, avvertirono davanti a loro un suono bizzarro, simile al respiro di una grossa bestia, unito ad un frusco. E, quindi, nuova sosta.
C' qualche cosa di anormale davanti a noi, disse uno.
Avessi almeno un fiammifero, disse un altro.
Anche il brigadiere si ferm.
Avanzate sul margine della strada e tastate col bastone avanti a voi. Afferra bene il tuo uomo, Shawn.
Capito, disse Shawn.
In quel momento un gendarme trov in una tasca alcuni fiammiferi e ne accese uno; non c'era vento e splendette bene. Sporsero tutti la testa per vedere di che cosa si trattasse.
Un grosso cavallo, nero nero, era sdraiato nel bel mezzo della strada e dormiva pacificamente. Quando splendette la fiammella, si rizz sugli zoccoli e disparve, spaventato, con un rumore di tuono.
C' di che agghiacciarsi il sangue, disse uno, sospirando profondamente.
Beh, disse un altro, se si fosse posto il piede, al buio, su quell'animale, non sarebbe stato piacevole.
Non mi ricordo bene la strada, qui, disse il brigadiere dopo un istante. Credo che bisogni svoltare a destra. Mi chiedo se abbiamo gi sorpassato l'incrocio; con questa maledetta strada a zig-zag, al buio... Qualcuno di voi riconosce la strada?
No, disse uno, io non sono di qui, sono di Cavan.
Ed io di Roscommon, disse un altro. Vorrei esser l, a quest'ora, di certo.
Beh, andando avanti arriveremo pure in qualche luogo. Forza, in marcia. Lo tieni stretto, Shawn?
Ma certo.
Nelle tenebre, la voce del Filosofo rison come una musica.
Signore, non occorre che mi pizzichiate.
Non vi pizzico, disse l'interpellato.
Voi mi pizzicate, ribatt il Filosofo. Avete preso un bel pezzo di pelle nella mia manica. Se non lo lasciate immediatamente, mi butto a terra.
E cos ci siamo? disse l'uomo allentando la stretta.
Ne avete ancora una fettina, rispose il filosofo.
Ecco, cos siamo a posto, seguit. E ripresero il cammino.
Dopo un silenzio, il Filosofo cominci.
Non vedo nulla, nella natura, che renda necessario il gendarme e non capisco come sia sorta questa istituzione. I cani e i gatti ignorano questi stupefacenti mercenari e dnno tuttavia prove, nel loro stato politico, di ordine e di progresso. Le cornacchie, che vivono in gruppi, hanno sedi fisse e una societ organizzata. Solitamente si riuniscono nelle rovine di una torre o in un campanile di chiesa. La mutua assistenza, la tolleranza delle particolarit di ciascuno sono la base della loro civilt. La loro stragrande abilit e la loro resistenza, le rendono pericolose ad attaccarle; in tal modo possono dedicarsi al perfezionamento dei loro costumi e delle loro leggi domestiche. Se i gendarmi fossero necessari alla civilt, le cornacchie avrebbero senza dubbio sviluppato questa istituzione; ma io sostengo, che il gendarme non esiste nella loro repubblica...
Io non capisco un cavolo in quel che dite, disse il brigadiere.
Ci non ha importanza, disse il Filosofo. Anche le formiche e le api vivono in comunit specializzate. Le loro funzioni e le loro occupazioni sono estremamente complesse, la loro esperienza in materia governativa  enorme e tuttavia non si sono mai accorte che un corpo armato fosse necessario per la loro sicurezza...
Lo sapete che tutto quel che dite, disse il brigadiere, servir di testimonianza contro di voi pi tardi?
No, rispose il Filosofo. Si potrebbe forse allegare che queste speci ignorano il delitto, che i loro vizi, se ne hanno, sono comuni ed organizzati invece di essere individuali ed anarchici, e che quindi non  necessario alcun regime poliziesco. Ma io non posso credere che questi agglomerati potenti siano giunti all'alta coltura attualmente posseduta senza esser prima passati attraverso un periodo di disonest nazionale e individuale...
Ditemi un poco, giacch chiacchierate, interruppe il brigadiere, avete comperato il veleno dal farmacista o li avete soffocati sotto un cuscino?
No, disse il Filosofo. Se il delitto  una condizione anteriore all'apparizione del gendarme, mi permetter di far osservare che le gazze sono una razza notoriamente dedita al ladroneccio, un po' pi grosse del merlo, rubano la lana dal vello dei montoni per imbottire il loro nido; si sa, per di pi, che hanno potuto rubare una moneta di rame nascondendola cos bene che fu impossibile ritrovarla...
Ho avuto una gazza, io, disse uno. L'avevo comperata da una donna per otto soldi. Mia madre, un giorno, scendendo dal letto, le ha camminato sulla schiena. Le ho spezzato il filetto perch parlasse, ma il diavolo mi porti se ha detto una sola parola. Saltellava qua e l, facendo la zoppa, e poi rubava i calzini.
Piantala! vocifer il brigadiere.
Se queste creature, riprese il Filosofo, rubano ai montoni ed agli uomini, non vedo la ragione perch non debbano rubare fra di loro.  dunque fra le gazze che occorre ricercare l'inizio di uno sviluppo delle forze poliziesche. Orbene, non se ne riscontra traccia alcuna. La vera ragione  che, essendo una razza piena di spirito e di riflessione, considerano con ponderazione ci che noi chiamiamo delitto e male. Si mangia, si ruba...  nell'ordine delle cose, e a che scopo intervenire... Un popolo dalle idee filosofiche non ha altra via per considerare...
Che diamine borbotta, costui? disse il brigadiere.
Le scimmie sono di una specie ladra e semiumana. Vivono sotto le latitudini equatoriali e si nutrono di noci...
Capisci quel che dice, Shawn?
No, disse Shawn.
...avrebbero dovuto organizzare un corpo incaricato di arrestare i ladri.  riconosciuto nel mondo intiero che non l'hanno fatto. I pesci, gli scoiattoli, i topi, i castori, i bisonti si sono ben guardati dall'organizzare una simile mostruosit. Cosicch, quando sostengo che l'utilit dei gendarmi mi sfugge, e protesto di conseguenza contro la loro esistenza, m'appoggio alla logica dei fatti e non su di un pregiudizio meschino o transitorio.
Shawn, lo tieni saldo?
S.
Bene. Se seguita il discorso, appioppagli una legnata.
Capito.
Laggi si scorge un filo di luce, senza dubbio una candela, dalla finestra... Chiederemo se siamo sulla buona strada.
Tre minuti dopo arrivarono a una piccola casa inquadrata negli alberi. Senza la luce dalla finestra sarebbero certamente passati senza notarla. Avvicinandosi alla porta sentirono la voce adirata di una donna.
In ogni caso non tutti sono a dormire, e picchi alla porta. La voce tacque immediatamente. Qualche secondo e batt di nuovo. Allora intese una voce dietro la porta, vicinissima.
Tommaso, disse la voce, va a cercare i due cani prima che tiri il catenaccio.
Poi la porta si apr di qualche centimetro e un volto si affacci...
Che cosa volete a quest'ora, di notte? chiese la donna.
Non molto, signora, disse il brigadiere; nient'altro che una piccola indicazione circa la strada; non sappiamo se ci siamo inoltrati troppo o non abbastanza.
La donna diede un'occhiata alle uniformi.
Ah! Siete i gendarmi... Non c' nulla di male se entrate, di certo; e, se lo gradite, posso offrirvi una tazza di latte.
Sempre meglio che niente, disse il brigadiere con un sospiro.
Ho un sorso d'acquavite, ma non  sufficiente per tutta la compagnia.
Benissimo, disse lui lanciando un'occhiata severa ai compagni, ciascuno deve approfittare dell'occasione, ed entr nella casa seguito dagli altri.
La donna gli vers un sorso di whisky e agli altri un boccale di latte.
Ad ogni modo ci pulir l'ugola dalla polvere, disse uno di loro.
Nella stanza vi erano due sedie, un letto e una tavola. Il Filosofo e i suoi custodi si sedettero sul letto, il brigadiere sulla tavola e il quarto su di una sedia. La donna si lasci cadere con aria stanca sull'altra sedia e diede uno sguardo compassionevole al prigioniero.
Perch conducete in prigione quel povero diavolo? chiese.
 uno scellerato, signora, rispose il brigadiere. Ha ucciso un uomo e una donna che abitavano con lui e li ha sotterrati sotto la pietra del focolare. Un grande criminale, ve lo garantisco.
Lo impiccherete, allora?
Chiss! Non sarei molto sorpreso, nel caso. Ma voi stessa, signora, siete angustiata: vi abbiamo sentita nella strada lamentarvi di qualche cosa.
Ve lo credo, rispose. Chiunque ha un figlio ha una pena in cuore.
Ditemi... Che cosa vi ha fatto? E il brigadiere diede un'occhiata severa di rampogna a un ragazzo in piedi, contro il muro, fra due cani.
Sotto un certo aspetto non  un cattivo ragazzo. disse, ma ama troppo le bestie. Si corica nel canile con quei due cani e vi resta ore intiere a far loro delle smorfie e un mucchio di sciocchezze del genere. Me se io gli fo una carezza o lo abbraccio un istante, in un minuto di riposo quando sono stanca di lavorare, si divincola come un'anguilla perch lo lasci andare...  una cosa che me lo fa venire in odio, ve l'assicuro. Sembra impossibile, non ha un bricciolo di cuore... sono sua madre, infine.
Dovresti vergognartene, sbarazzino, disse il brigadiere con un tono molto severo.
Inoltre col cavallo, aggiunse lei. Avete incontrato per caso un cavallo, sulla strada, dianzi?
Appunto, signora, disse il brigadiere.
Ebbene, quando il cavallo  tornato a casa, Tommaso  andato a legarlo perch questa bestia  un fenomeno per scapparsene e per girovagare, e, se non si stesse attenti, farebbe rompere il collo a qualcuno che vi inciampi. Dopo un po' dico al ragazzo di entrare e lui non se ne d per inteso. Allora sono uscita e li ho trovati, la bestia e lui, abbracciati con un'aria da pazzi.
Uno strano ragazzo, in parola d'onore! disse il brigadiere. Ors, Tommaso, fai delle dichiarazioni al tuo cavallo? Che cosa vuol dire?
Non ho potuto far altro per deciderlo ad entrare, disse la donna, e allora gli ho detto: siediti vicino a me, Tommaso, e tienimi compagnia un tantino... mi sento molto sola, la sera... ma non ha voluto starsene tranquillo. Ora diceva: mamma, una farfalla vola attorno a una candela, sta per bruciarsi. Ora: una mosca, nell'angolo sta per cadere nella tela del ragno. E bisognava che la salvasse. Oppure: una zanzara batte contro i vetri. E bisognava che la liberasse. Ma quando cercavo io di abbracciarlo, mi respingeva. Ho il cuore torturato, ve lo assicuro, perch non mi resta che lui al mondo.
Non ha pi padre, signora? disse con benevolenza il brigadiere.
Ora vi dir la verit. Io non so se  morto o vivo. Molto tempo fa abitavamo la citt di Bla' Cliah. Un bel giorno perse il posto e non  pi ritornato. Il poveretto aveva vergogna a tornare a casa, penso, perch era senza il becco d'un quattrino, come se facessi gran caso ai soldi, io... Ed  certo, signore, che mi amava assai, e, in un modo o nell'altro, ce la saremmo cavata. Dopo ci sono ritornata qui, da mio padre; ho perso gli altri bambini, mio padre  morto e cerco di invecchiare da sola come mi riesce. Non c' che il ragazzo che mi tormenti, di tanto in tanto.
La vostra posizione non  facile, signora, disse il brigadiere, ma forse il ragazzo fa di sua testa perch non c' un padre a tenerlo in riga, e forse s' avvezzato a voi, non altro, perch non vi  figlio che non ami la propria mamma. Bisogna cambiar metodo, ragazzo mio; abbi riguardo di tua madre e lascia in pace le bestie e gli insetti, da bravo figlio, perch nessun insetto al mondo ti potr amare come tua madre. Potreste dirmi, signora, se abbiamo oltrepassata la prima svolta della strada o se  ancora davanti a noi? Abbiamo perso la bussola, in questa oscurit.
 ancora davanti a voi, rispose quella, a dieci minuti di strada. Non c' pericolo che vi inganniate perch scorgerete il cielo in una breccia di fogliame: l c' la vostra svolta.
Grazie, signora, disse il brigadiere. Faremmo bene a metterci in cammino, perch abbiamo ancora un bel tratto, questa notte, prima di poterci coricare.
Si alz e gli uomini si prepararono a seguirlo, allorch improvvisamente il ragazzo disse a voce bassa:
Mamma, lo impiccheranno, e scoppi in singhiozzi.
Ah, taci, taci, disse la donna, non  ancor detto, diamine. Ella casc in ginocchio e aperse le braccia. Vieni dalla tua mamma, tesoro mio.
Il ragazzo corse a lei.
Lo impiccheranno, grid con voce acutissima, afferrandola con vivacit per le braccia.
Andiamo, andiamo, ragazzo, disse il brigadiere, non agitarti.
Improvvisamente il ragazzo si rivolt e si gett su di lui con una ferocia inaudita. Si lanci contro le sue gambe, lo morse, lo picchi, gli tir dei calci. Questo attacco era stato cos improvviso e forsennato che l'uomo indietreggi contro il muro barcollando. Poi afferr il ragazzo e lo fece piroettare attraverso la stanza. Immediatamente i due cani balzarono contro il brigadiere, ringhiando, furiosi...
Ne scaravent uno in un angolo con un calcio, da dove la bestia si lanci di nuovo, gli occhi iniettati, il pelo ritto, mentre la donna aveva afferrato l'altro e, dopo un poco, riusc a domare anche l'altro. Gli uomini uscirono urtandosi e facendo sbattere la porta dietro di loro, accompagnati da urli spaventosi e da ringhi feroci.
Shawn, grid il brigadiere, lo tieni stretto?
S.
Se ti scappa, ti sfondo il ventre a calci! In marcia, presto, e basta bighellonare.
Sfilarono nella strada, in un silenzio che ronzava loro agli orecchi.
I cani, disse il Filosofo, sono gente straordinariamente intelligente...
Della gente, corpo del diavolo! disse il brigadiere.
Dal tempo dei tempi si  osservata e notata la loro intelligenza; tanto che le antichissime letterature sono zeppe di relazioni sulla loro sagacia e fedelt...
Chiuderete, una volta tanto, il vostro malnato becco? disse il brigadiere.
No, disse il Filosofo. Anche gli elefanti, se si deve prestar fede ad alcuni, palesano un'intelligenza vivissima e una gran devozione al loro padrone. Costruiscono un muro o cullano un pargolo col medesimo entusiasmo e con la stessa perizia. I cavalli pure sono molto considerati sotto questo aspetto; mentre i coccodrilli, le galline, gli scarabei, gli armadilli, i pesci non dimostrano alcuna speciale inclinazione per l'uomo...
Vorrei che vi cacciassero tutte queste bestie in gola per farvi tacere, disse con asprezza il brigadiere.
Non ha importanza, disse il Filosofo. Non so in che modo tutti questi animali potrebbero affezionarsi all'uomo pur conservando intatta la loro sete primitiva di sangue, n come potrebbero sopportare di essere maltrattati dal loro padrone; d'altra parte si combatterebbero fra di loro ad ogni occasione. Secondo me non  la paura che intimidisce le bestie sino ad addomesticarle: anche fra le pi feroci esiste un bisogno di affetto che non  mai stato rilevato a sufficienza, ma che, se si fosse studiato con cura pi diligente, le avrebbe sollevate all'altezza di animali intellettuali, opposti agli animali intelligenti; e forse ci avrebbe permesso di intavolare rapporti con loro che ci sarebbero stati indubbiamente di vantaggio.
Apri l'occhio, Shawn, per ritrovare la breccia del fogliame, disse il brigadiere.
Capito.
Il Filosofo continu:
Chi ha detto che io non potrei scambiare alcune idee con una vacca? Mi smarrisco se pongo mente alla povert del mio sviluppo quando, nei confronti di una creatura di Dio, non posso parlare, farmi intendere, stringere amicizia, stabilire una relazione qualsiasi come se fossi in una prigione o sotto catenaccio.
Shawn! grid il brigadiere.
Non interrompete, disse il Filosofo, non la smettete un istante di raccontar quisquilie... Gli animali inferiori, detti cos alla leggera, possiedono un talento che non pu non meravigliarci. Gli uccelli hanno cognizioni sull'atmosfera e sulla gravit che noi non conosceremo neanche fra milioni di anni. Chi nega intelligenza viva ed attiva al ragno che tesse la sua labirintica trama, o all'ape che vola sicura nell'aria, ove non ha alcun punto di riferimento? Il verme pi comune  l'erede di una cultura davanti la quale mi inchino con la venerazione pi profonda...
Shawn, disse il brigadiere, d qualche cosa, per l'amor del cielo, salvami le orecchie dalle litanie di questo individuo.
Non ho la lingua molto sciolta e la mia istruzione si limita alle mie preghiere... E se raccontassi qualche cosa su di un cane? Non avete mai avuto un cane, brigadiere?
Ci siamo, Shawn, ci siamo, disse il brigadiere, non arrestarti.
Ho conosciuto un uomo che aveva un cane capace di contare in vostra presenza sino a cento. Avrebbe guadagnato una fortuna con le scommesse se non l'avessimo visto strizzare l'occhio al cane: quando non strizzava l'occhio il cane non contava. Dopo di che gli abbiamo fatto voltare le spalle ordinando al cane di contare sino a dieci soldi: ma il cane incominci ad abbaiare per pi di cento soldi, davvero! E sarebbe arrivato a venti lire e pi, se il padrone, voltatosi, non gli avesse scaraventato un maledetto calcio. Tutti quelli che avevano perso le scommesse rivollero il loro danaro; ma la notte stessa, quell'individuo s' imbarcato per l'America: e pu darsi che vi abbia fatto fortuna perch ha portato seco il suo cane. Era una cagna terrier, a pelo diritto, che non aveva uguali nel far cuccioli.
 una cosa stupefacente, disse il Filosofo, pensare alla leggerezza con la quale la gente emigra in America...
Non mollare, Shawn, disse il brigadiere, te lo chiedo come un gran favore.
Capito, disse Shawn. Avevo una volta una gatta che partoriva ogni due mesi.
La voce del Filosofo s'ingross:
Se queste emigrazioni avessero un carattere di periodicit, me le spiegherei. Gli uccelli abbandonano le loro sedi abituali sulla fine di autunno per ricercare oltre mare il nutrimento e il caldo che non avrebbero nel loro paese di origine. Il salmone, nobile pesce dalla carne rosa, emigra pure dall'Oceano Atlantico su pei torrenti ed i laghi dell'interno dove si riposa per una stagione e dove spesso la lenza, la rete e la fiocina lo sorprendono...
Bloccagli la parola, Shawn, disse il brigadiere angosciosamente.
Shawn si mise a predicare con voce tonitruante e con la massima velocit.
Le gatte divorano qualche volta i loro piccoli e qualche altra no. Una gatta che divora i propri piccoli  un animale senza cuore. Ho visto una gatta che aveva l'abitudine di mangiare i suoi piccoli. Un giorno l'ho uccisa con una martellata perch non potevo reggere al suo odore: no, davvero...
Shawn, disse il brigadiere, non sai parlare di nient'altro se non di cani e di gatti?
Non so a che santo votarmi. Sudo sette camice per esservi utile... Datemi un argomento e far del mio meglio.
Imbecille, disse con tristezza il brigadiere, non se ne caver mai un buon gendarme dalla tua pellaccia. Credo di preferire ancora la voce di questo individuo. Ma lo tieni stretto almeno?
S, disse Shawn.
Va bene, affrettati e pu darsi che riusciamo a raggiungere la caserma, questa notte, se questa maledetta strada ha una fine. Che cosa c'? Non hai sentito un rumore?
Non ho sentito niente, disse Shawn.
Mi  parso di udire qualche cosa che si muovesse nella siepe al margine della strada, disse un altro uomo.
 appunto quel che ho udito io, disse il brigadiere. sar forse una donnola. Vorrei essere mille miglia lontano... Hai sentito, questa volta, Shawn?
Questa volta s; c' qualcuno nella siepe; una donnola, ammesso che si senta, non farebbe un rumore come questo.
Riunitevi, voi, disse il brigadiere, e proseguite. Se c' qualcuno, noi non abbiamo niente a che fare...
Non aveva finito queste parole che si intese improvvisamente uno scalpicco. I quattro uomini si trovarono improvvisamente circondati e colpiti da ogni lato con calci, pugni, bastonate.
Cavate fuori i bastoni, url il brigadiere, e tu, Shawn, non mollare il tuo uomo.
Capito, disse Shawn.
E voi circondatelo e picchiate sodo su quanto vi viene a tiro.
Gli assalitori non dissero una sola parola; non si percepiva che un tramesto serrato di piedi, il fischiare dei bastoni, branditi o lanciati energicamente sui corpi, i colpi incrociantesi, l'ansito frequente di numerose persone. Ma i quattro gendarmi facevano uno strepito infernale, picchiavano a mulinello come forsennati, maledicendo l'oscurit e gli avversari con selvaggio ardore.
Lascia, grid ad un tratto Shawn, lascialo o ti cambio i connotati. C' n' uno che mi strappa il prigioniero e m' caduto il bastone.
I gendarmi avevano picchiato con tanta coscienza che i loro nemici sparvero con la stessa prontezza e con lo stesso mistero coi quali eran sopravvenuti. Lo scontro cieco e rabbioso non era durato pi di due minuti e il silenzio della notte si ristabil.
In marcia, disse il brigadiere. Sarebbe bene battersela al pi presto. Non  ferito nessuno?
Ho accalappiato un nemico, disse Shawn senza fiato.
Che cos'hai? chiese il brigadiere.
Ne ho accalappiato uno che si torce come un'anguilla in una padella.
Non mollarlo, disse il brigadiere assai agitato.
Capito, disse Shawn. Al tatto non  un colosso. Qualcuno di voi s'incarichi del prigioniero e io potr tener meglio costui. Che razza d'animali!
Un uomo afferr le braccia del Filosofo e Shawn pot stringere con ambo le mani la preda.
Stai quieto, intendi, disse, altrimenti ti strangolo, in parola mia. Sapristi, al tatto pare un ragazzino!
Un ragazzino! esclam il brigadiere.
Ma s, non mi arriva ai fianchi.
Deve essere il marmocchio della casetta, quello che ci ha lanciato contro i cani, l'innamorato delle bestie. Andrai in prigione, caro mio! E chi erano i suoi compari? Ti spiacerebbe informarmi un pochino? e il brigadiere si abbass.
Rialza la testa, smorfioso, e rispondi al brigadiere, disse Shawn. Ma lanci improvvisamente un "ah!" poderoso e spicc un gran salto in avanti. Lo tengo, disse con uno sforzo, a momenti mi scappava. Non  un ragazzo, brigadiere: ha la barba!
Che cosa?!
Gli ho passato una mano sotto il mento e ho sentito della barba. Per la sorpresa a momenti mi scappava.
Tocca ancra, disse a voce bassa il brigadiere, bada che ti sbagli.
Non mi piace maneggiare questa roba, disse Shawn.  molle come il pizzo di un capro. Se voleste sincerarvi personalmente... Vai garantisco che non  divertente.
Passamelo per di qui, disse il brigadiere, e tienlo franco.
Capito, disse Shawn, e spinse verso il superiore una cosa recalcitrante.
Il brigadiere allung una mano e tocc la testa.
Infatti  alto come un ragazzo, disse, e gli pass la mano sul viso ritirandola immediatamente.
 proprio una barba, disse gravemente. Che cosa pu essere?  la prima volta che trovo una barba cos poco lontana da terra. Forse si tratta di una barba falsa, usata dal ragazzo per non farsi riconoscere. Fece uno sforzo su se stesso, allung una mano e tir.
Un urlo rintron, cos improvviso e violento, che i gendarmi sussultarono dallo spavento.
 una barba vera, sospir il brigadiere. Nessuno di voi ha un fiammifero?
Io ne ho due, disse un uomo.
Dammene uno: l'accender da me.
Cerc, a tastoni, la mano che gli porgeva il fiammifero.
Non mollarlo, Shawn, in modo che possiamo esaminarlo; mi pare un miracolo assai buffo.
Lo tengo per le braccia, disse Shawn, non pu muovere che la testa e vi appoggio su lo stomaco.
Il brigadiere sfreg la capocchia, riparando con una mano la fiammella per dirigerne la luce verso il loro nuovo prigioniero.
Scorsero un piccolo essere, vestito di un abito verde attillato; in un largo volto pallido, gli occhi spaventati guardavano sbarrati e sotto il mento aveva un rado collare di barba grigia... poi il fiammifero si spense.
 un Lepricone, disse il brigadiere.
Veramente, ne siete convinto? chiese Shawn dopo due minuti di silenzio.
Sicurissimo, disse il brigadiere. Che cosa potrebbe essere, altrimenti? L'hai ben visto coi tuoi occhi.
Shawn cadde improvvisamente in ginocchio davanti al prigioniero.
Dimmi dov' il tesoro, sibil, o ti torco il collo.
Gli altri lo circondarono d'un balzo minacciando e imprecando.
Calma! url Shawn furiosamente. E rivolgendosi nuovamente al Lepricone:
Se non mi dici dov' il tesoro ti accoppo, capisci?
Non mi rimane pi un soldo solo, signore, disse il Lepricone.
Non  il caso di raccontar fandonie, rugg Shawn. Sbroglia la lingua o ti abbrustolisco.
Non ho un soldo, disse il Lepricone, perch Meehawl MacMurrachu ci ha rubato il nostro orcio d'oro e l'ha nascosto sotto un cespuglio di spine. Se non mi credete, vi indicher il luogo.
Va bene, disse Shawn. Guidami: se fai il pi piccolo tentativo, ti lascio andare un ceffone: d'accordo?
Perch tenterei di scappare? disse il Lepricone. Mi piace guidarvi, ve l'assicuro.
Al che, il brigadiere url a pieni polmoni: Allarme! e, d'un tratto, gli uomini presero posizione come automi.
Che cosa vuoi fare col tuo prigioniero, Shawn? disse con un tono sarcastico. Credi che non si sia camminato a sufficienza, questa notte? Riconduci il Lepricone in caserma, capisci?
E l'oro, brigadiere? disse Shawn facendo una smorfia.
Se si scopre l'oro, questo appartiene alla Corona. Tu, gendarme, non lo sai? Bada a quel che fai, ragazzo mio, e non obbiettare. Avanzatevi un poco. E colui che ha l'assassino me lo avvicini.
Si sent un ansamento nelle tenebre.
Oh! Oh! Oh! fece una voce spaventata.
Che cosa c', disse il brigadiere. Siete ferito?
Il prigioniero! pronunci quello con uno sforzo... ... scappato!
Scappato? e la rabbia squillava nella voce del brigadiere come in una tromba.
Mentre si era intenti al Lepricone, disse lamentosamente la voce, mi sono scordato dell'altro e... e... non c' pi...
Razza di salame! ringhi il brigadiere.
 scappato il mio prigioniero? disse Shawn con voce roca. Con una bestemmia salt sul collega e gli scaric nel bel mezzo del viso un colpo cos terribile che l'uomo si abbatt sulla schiena: si sarebbe potuto udire lontano il colpo del cranio sulla strada.
Rialzati, disse Shawn, rialzati che te ne scaravento un altro.
 abbastanza, disse il brigadiere, rincasiamo. Siamo il ridicolo di tutti. Ce la vedremo poi, dannati mammalucchi, tutti quanti. Portatemi qui questo Lepricone, e passo accelerato..
Ah! fece Shawn con la voce strozzata.
Che cosa c', di nuovo? domand di malumore il brigadiere.
Niente, rispose Shawn.
E allora perch hai detto "Ah!", razza d'asino?
Gli  che il Lepricone, brigadiere, disse Shawn a voce bassa, se ne...  andato... quando ho picchiato costui, mi  passato di mente il Lepricone: e deve essersi buttato nella siepe. Oh! Brigadiere, mio caro brigadiere, non dite niente...!
Passo accelerato, disse il brigadiere, e i quattro uomini sfilarono nelle tenebre in un silenzio a stento contenuto.
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CAPITOLO 15.
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I lunghi anni vissuti nella pineta avevano abituato il Filosofo all'oscurit. Quando s'accorse che non lo tenevano pi pel soprabito, prosegu tranquillamente il suo viaggio, la testa inclinata sul petto, profondamente assorto. Meditava sulla parola IO sforzandosi di seguirla in tutte le sue metamorfosi e nelle sue avventure. Camminava da poco quando si sent tirare la manica: volgendosi, scorse uno dei Lepriconi del Gort che trotterellava al suo fianco.
Nobile signore, disse il Lepricone, com' difficile intavolare un discorso con voi... Vi parlo da qualche minuto e voi non ascoltate.
Ora vi ascolto, rispose il Filosofo.
Oh, certo, disse il Lepricone con un'aria gaia. I miei fratelli sono dall'altro lato della strada, dietro la siepe e vorrebbero parlarvi; non vi disturba seguirmi, Nobile Signore?
Perch no? disse il Filosofo obliquando col Lepricone.
Per una breccia della siepe scivolarono silenziosamente in un campo.
Di qui, signore, disse la guida al Filosofo che si incammin pel campo dietro di lui.
Presto si trovarono in una boscaglia che serviva di nascondiglio agli altri Lepriconi, che si strinsero attorno al Filosofo con vive manifestazioni di gioia. La Magra d'Inis Magrath era con loro e baci teneramente il marito ringraziando il cielo per la sua fuga.
La notte  ancra ai suoi primi passi, fece notare il Lepricone. Sediamoci e discorriamo sul da farsi.
Sono abbastanza stanco, disse il Filosofo. Ho camminato tutto ieri, tutt'oggi e tutta la notte per soprammercato. Sarei felice di sedermi in qualunque posto.
Presero posto al riparo del boschetto e il Filosofo accese la pipa. Dopo aver tirato qualche boccata, la pass al vicino e cos essa fece il giro della brigata.
Dopo aver coricato i ragazzi, disse allora la Magra, ti ho seguito sulla strada con una scodella di zuppa, giacch non avevi avuto neanche il tempo di mangiare e, Dio mio, pensavo che fossi affamato.
 vero, disse il Filosofo assai inquieto, ma non ti rimprovero di aver lasciato cadere la scodella sulla strada...
Per via, continu lei, ho incontrato queste brave persone. Ho narrato loro l'accaduto e mi hanno accompagnata per vedere se fosse possibile tentar qualche cosa. Quando hanno abbandonato la siepe per aggredire i gendarmi, avrei voluto imitarli; ma mi trattenni pel timore di rovesciare la zuppa.
Il Filosofo si umett le labbra.
Son tutt'orecchi, amica mia.
In tal modo sono rimasta dove ero, con la zuppa sotto lo scialle...
E allora sei scivolata, cara?
Niente affatto! Eccola, la tua zuppa. Credo che si sia un po' raffreddata, ma  sempre meglio di niente.
E gli pose la scodella fra le mani.
Vi ho messo dell'uva; ed ho un cucchiaio in tasca.
 una zuppa da far epoca, disse il Filosofo, che ripul la scodella con una sveltezza tale che la moglie pianse nel constatare la sua fame.
Finito il giro, gli ritorn la pipa che gli parve eccellente.
Ora possiamo parlare, disse; e lanci una densa nuvola di fumo tirando un sospiro di compiacimento.
Abbiamo pensato, riprese la Magra, che non ti sar possibile ritornare subito a casa. Per molto tempo di certo i gendarmi sorveglieranno Coilla Doraca. Metteranno il mondo sottosopra per scoprirti.
 assolutamente esatto, disse il Filosofo.
Ecco, in tal caso, quel che s' deciso: tu abiterai con questi uomini, nella loro dimora sotto il sasso del Gort. Nessun gendarme ti potr scoprire l; oppure potresti recarti di nottetempo al Brugh della Boyne ove lo stesso Angus Og ti ospiter.
Allora intervenne un Lepricone.
Nobile Signore: la nostra dimora non  grande ma noi vi offriamo ospitalit con tutto il cuore. Con noi non vi annoierete: nelle notti di luna passeggerete e vedrete strane cose perch spesso ci rechiamo dai Shee dei Monti e spesso essi vengono da noi. Non manchiamo mai d'argomenti di conversazione e balliamo nelle caverne o sulle cime delle montagne. Non crediate che la nostra vita sia melanconica: da noi regnano la gioia e l'abbondanza mentre non  cosa facile giungere al Brugh di Angus Og.
Mi piacerebbe assai ballare, rispose il Filosofo, perch sono convinto che la danza  il primo e supremo dovere dell'uomo. Che fare, se non ci divertiamo? Se non ridiamo, a che serve la vita?... Ma questa volta, o brava gente del Gort, non posso esser con voi perch debbo costituirmi.
Tu non lo farai, grid la Magra piangendo. Non pensarci neanche!
Non  possibile accasciare un innocente, disse lui, perch la sua forza  nel suo spirito e il conforto  nel suo cuore. Secondo me, un uomo deve sempre essere ossequiente alle leggi, col corpo, e ribellarsi, con lo spirito. Mi hanno arrestato. I rappresentanti della legge mi hanno tenuto fra le mani ed io debbo ritornarvi perch facciano il loro dovere.
Il Filosofo riprese la pipa. Gli altri si sforzarono invano di dissuaderlo. Allorch il pallido chiarore dell'alba ebbe insensibilmente colorato il cielo, si alzarono e discesero sino al crocicchio e quindi verso la gendarmeria. Prima di entrare nel villaggio, i Lepriconi si congedarono e la Magra pure lo abbandon dichiarando che si recava da Angus Og per implorare il suo intervento in favore del marito. Poi ritorn coi Lepriconi sui propri passi mentre il Filosofo si dirigeva verso la caserma.
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CAPITOLO 16.
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Buss alla porta. Apr un uomo con una capigliatura rossa arruffata, il viso intontito dal sonno.
Che cosa volete, a quest'ora? chiese.
Costituirmi, rispose il Filosofo.
Il gendarme lo fiss...
Un uomo della vostra et non dovrebbe agire come uno scemo. Seguite il mio consiglio, rincasate, e, colpevole o no, non fiatate con alcuno. Vi hanno scoperto o volete semplicemente liberarvi dal rimorso?
Bisogna certamente che mi costituisca.
Bisogna, bisogna e null'altro! Pulitevi le scarpe sulla griglia ed entrate... Scriver la vostra deposizione.
Non ho alcuna deposizione da fare, giacch non ho commesso alcuna colpa.
Il gendarme lo guard di nuovo, intontito.
Non c'era bisogno d'entrare e di svegliarmi, allora. Siete forse voi l'uomo che s' picchiato col marinaio sulla strada di Naas, eh?
No, rispose il Filosofo, sono stato arrestato sotto l'accusa di aver ucciso mio fratello e sua moglie che io invece non ho neanche sfiorato con un dito.
Come, siete voi? disse il gendarme; e allora, allegramente: Giungete come il cacio suoi maccheroni. Entrate e accomodatevi sino alla sveglia. Chiss come saranno contenti i ragazzi di vedervi... Non ho capito un'acca del loro racconto... Non hanno fatto altro che bestemmiare e battersi contro gli spiriti maligni e i Cluriconi di Leinster. Mettetevi sulla panca accanto al fuoco e dormite, se vi pare; sembrate stanco e sulle vostre scarpe c' il fango di tutte le contee irlandesi.
Ringraziandolo, il Filosofo si stese sulla panca. Era tanto stanco che si addorment in un amen.
Fu svegliato molto pi tardi da un rumore di voci e, sollevandosi, si vide attorno gli uomini che lo avevano arrestato la sera innanzi. Il brigadiere aveva il viso raggiante di gioia. In camicia e mutande, aveva i capelli ritti da un lato e aggrovigliati dall'altro ed era a piedi nudi. Prese le mani del Filosofo e le strinse fra le sue giurando che avrebbe fatto tutto il possibile a suo vantaggio e pi ancora. Shawn, pure vestito cos sommariamente, present i suoi omaggi al Filosofo e gli si dichiar amico e camerata per l'eternit. Inoltre Shawn dichiar che non riteneva il Filosofo colpevole del duplice assassinio, che se lo aveva perpetrato se lo erano meritato in pieno, e che se fosse stato impiccato, lui, Shawn avrebbe adornato la sua tomba di fiori; non aveva mai trovato un galantuomo, un individuo tranquillo e saggio come lui: e non lo troverebbe mai.
Queste pubbliche testimonianze di stima riuscirono gradite al Filosofo che rispose in termini tali da lasciare i bietoloni a bocca aperta per la sorpresa e l'ammirazione.
Gli offrirono per prima colazione pane e cioccolata, ch'egli divise coi suoi custodi: e poi, siccome dovevano uscire per servizio, lo condussero nella corte interna dicendogli che poteva passeggiare e, se voleva, fumare a suo agio sino ad annerirsi la faccia come una cappa di camino. Chi gli offr una pipa, chi una scatola di tabacco, due scatole di fiammiferi, un dizionario e se ne andarono, lasciandolo solo coi suoi pensieri.
Il giardino aveva tre metri e mezzo di lato, chiuso fra muraglie lisce e tanto alte che non vi poteva penetrare n il sole n il vento. In un angolo si arrampicava sul muro a suo capriccio un pisello odoroso, in un altro c'erano dei nasturzi nani dai fiori tisici e vizzi, in un terzo si insinuava dell'edera dalle foglie larghe e lucide in alto, e dai tronchi grigiastri e nudi vicino a terra. Il quarto muro era rivestito da una vite: mentre al centro si ammassavano rifiuti di ogni genere.
Povere creature, disse il Filosofo rimirando i fiori, anche voi siete in prigione...
La piccola corte triste e silenziosa gli fece tanta pena che chiam un secondino e lo preg di essere rinchiuso piuttosto in cella. E lo condussero in una cella ordinaria.
Era una piccola cantina nel sottosuolo.
Dall'alto di un muro una inferriata di ferro lasciava entrare un pallido bagliore: ma la stanzetta era immersa in una semi-oscurit. Si entrava nella cella da una scala di legno per mezzo di una botola nel soffitto e anche da questo buco penetrava un po' di luce e un po' d'aria. Le mura erano di pietra intonacata: ma l'intonaco era caduto in pi posti lasciando scorgere la pietra grezza.
C'erano gi due uomini che il Filosofo salut. Essi non risposero e non parlarono neanche fra loro. Attorno attorno correva una specie di panca fissata al muro e i due uomini vi si erano seduti, lontani l'uno dall'altro, i gomiti appoggiati ai ginocchi, il mento alle mani, gli occhi fissi al suolo.
Il Filosofo cominci a far giri e giri nella stretta cella; ma si sedette presto sulla panca, appoggi anche lui la testa alle mani e si immerse in una melanconica meditazione.
La giornata trascorse in questa guisa. Un gendarme rec due volte tre razioni di cibo, pane e cioccolata; e via via, impercettibilmente, la luce che cadeva dall'inferriata si attenu finch fu buio. Dopo un secondo riapparve il gendarme che gett dalla botola tre pagliericci e tre coperte. I due uomini presero una coperta e un pagliericcio e li distesero: il Filosofo li imit.
Non si scorgeva nulla: solo il tatto serviva di guida. Si stesero nei loro letti e un silenzio terribile e nero pes nella stanza.
Il Filosofo non pot prender sonno; ma teneva gli occhi chiusi. La notte, sotto le sue palpebre, era meno tenebrosa; poteva anche illuminarla a suo talento e creare attorno a lui strade piene di sole e un cielo splendente. Gli occhi chiusi, diventava il padrone della luce, del calore, del colore, di tutti i quadri; ma una suggestione irresistibile lo obbligava a riaprirli qualche momento dopo e allora gli riusciva impossibile, nel lugubre ambiente che lo circondava, creare immagini felici. La tenebra l'accasciava a tal punto che riusc infiltrarsi sotto le sue palpebre annegando in lui le immagini liete come se fosse preda, dentro e fuori di s, dell'oscurit.
Il tuo spirito potrebbe essere imprigionato come il tuo corpo? si disse.
Lott disperatamente per riacquistare la sua libert di spirito, ma invano. Le visioni che gli riusciva di evocare gli facevano paura. I fantasmi della notte lo assediavano in folla per atterrirlo: sorti dall'ombra, gli entravano negli occhi, lo penetravano nell'intimo, spirito e fantasia: e riconobbe allora di essere in prigione.
Ebbe un sussulto quando intese staccarsi dal silenzio una voce, una voce stonata e tuttavia educata, senza riuscire a capire quale dei compagni avesse parlato. Si raffigurava questo uomo torturato dalla reclusione mentale delle tenebre, che si sforzava di evadere dai fantasmi e dai nemici vischiosi, spinto suo malgrado a parlare, per la paura d'essere invaso dai demoni dell'abisso e ridotto alla loro completa merc. Durante un istante la voce parl sulla bizzarria della vita e sulla crudelt degli uomini gli uni verso gli altri... Frasi senza nesso, parole scucite per impietosirsi su se stesso e farsi coraggio: poi il discorso divent pi coerente e un racconto prese forma nella cella tenebrosa:
Ho conosciuto un uomo che era impiegato, guadagnava trenta scellini la settimana e in trent'anni non manc una sola volta al suo lavoro. Era economo; ma con moglie e quattro figli non era possibile risparmiare molto su trenta scellini la settimana. L'affitto  caro, la moglie e i bimbi debbono pur mangiare, occorre comperare scarpe e vestiti: alla fine della settimana i trenta scellini erano completamente sfumati.
"Ma, bene o male, riusciva a cavarsela grazie all'assennatezza della moglie... Poi l'uom s'ammal. I poveri non possono ammalarci e un uomo sposato non pu lasciare il suo lavoro. Se  malato, peggio per lui: bisogna lavorare ugualmente: chi provvederebbe in caso contrario? Ritornando al lavoro, non sarebbe sicuro di ritrovare il proprio posto.
"Bench ammalato, l'uomo continu come per l'innanzi: e il padrone non s'accorse di nulla. Non sapeva che cosa avesse: sapeva solo che era ammalato. La testa alle volte soffriva di dolori acuti e lancinanti e seguivano quindi lunghe ore di languore e di stanchezza in cui poteva appena mutar posizione e sollevare la penna. Incominciava una lettera con un "Caro Signore" di cui tracciava il C con una precisione lenta e pensierosa, grosso e sottile faticosamente; ed era tormentato quando doveva passare alla lettera seguente. Costruiva la seconda, fine, e la terza, quando l'incominciava gli era odiosa. La fine di una parola gli pareva la conclusione di un avvenimento, questa parola era una cosa individuale, isolata, sorprendente, senza alcun rapporto col resto del mondo, e iniziando un'altra parola, si credeva costretto a modificare la sua calligrafia per mantenerle la sua individualit. Restava l, le spalle curve, la penna appoggiata alla carta a rimirare una lettera sino ad esserne ipnotizzato: si scuoteva poi con un senso di paura che lo spingeva a lavorare come un pazzo per non essere in ritardo col proprio lavoro. La giornata pareva interminabile. Girava su cardini arrugginiti, movendosi appena. Ogni ora era come un gran cerchio gonfiato di aria pesante, che ronzava e canticchiava senza fine. Gli pareva che specialmente la mano avesse bisogno di riposo. Era una cosa deliziosa non usarla. Gli pareva che la mano, non lui, avesse bisogno di sonno. Un istinto, dove riposto? lo avvertiva di non lasciarsi sfuggire la penna; e ogni volta la penna riponeva in moto la mano richiamandola languidamente al proprio compito. La sera, appena rincasato, si sdraiava e rimaneva lunghe ore con gli occhi fissi ad una mosca sul muro o ad una crepa nel soffitto. Quando la moglie gli rivolgeva la parola, si sarebbe detto che questa voce gli venisse di molto lontano: le rispondeva con un'intonazione sorda, come se parlasse attraverso ad una nube. Non chiedeva che una cosa: che lo si lasciasse tranquillamente, a contemplare la mosca sul muro o la crepa nel soffitto.
"Una mattina s'accorse che egli era incapace di alzarsi, o meglio, che non ne aveva alcun desiderio. Quando la moglie lo chiam non rispose: ed ella ogni dieci secondi veniva a chiamarlo... le parole, "alzati, alzati" crepitavano attorno a lui: esplodevano come bombe a destra e a sinistra: sprizzavano in schegge all'ingiro, si slanciavano in fasci di fuoco sul pavimento, turbinavano, vacillavano, si urtavano a vicenda. Poi questi rumori cessarono e una voce, sola, si fece udire: "Sei in ritardo!". Vide queste parole simili a una grande macchia sospesa in aria, proprio davanti alle palpebre, e rimase con gli occhi fissi sulla macchia sino all'istante in cui s'addorment".
Nella cella la voce tacque per qualche minuto, poi riprese:
L'uomo non abbandon il letto per tre settimane... viveva debolmente in una specie di estasi, dove si movevano lentamente grandi forme e dove rotolavano dolcemente, nell'infinito, immense parole. Quando riacquist la percezione delle cose, c'eran stati grandi mutamenti in casa. Quasi tutti i mobili, comperati con tanti sacrifici, erano scomparsi. Dovunque mancava qualche cosa, sedie, specchio, tavola: dovunque girasse lo sguardo mancava qualche cosa. Sua moglie aveva venduto tutti i mobili per pagare le medicine, i rimedi, i cibi e l'affitto. Anche il suo viso era cambiato: ogni avvenenza era scomparsa, i lineamenti s'eran fatti duri; era pietosa, dimagrita, ma aveva un certo senso di sollievo al pensiero che presto avrebbe ripreso il lavoro.
"Recandosi in ufficio, aveva in testa una gran confusione. Non sapeva che cosa avrebbe detto il padrone della sua assenza. Gli avrebbe forse rimproverata la malattia e si chiedeva se gli avrebbe pagate le settimane di assenza. Fu assalito dal panico davanti alla porta. Improvvisamente il pensiero dell'occhio del padrone gli fece un'impressione terribile: un occhio fisso, freddo, spento; tuttavia aperse la porta ed entr. Il padrone era l con un altro uomo ed egli tent di dire "Buon giorno, signore" con un tono calmo e naturale; ma s'avvide che lo sconosciuto era stato assunto al suo posto e questa rivelazione si inser fra il pensiero e la lingua. Si sent balbettare, cap che tutto il suo atteggiamento era diventato abbietto. Il padrone parlava rapidamente e l'altro lo guardava imbarazzato, furtivo e implorante: gli sembrava che questo sguardo gli chiedesse scusa di averlo soppiantato; cosicch biascic "Buon giorno, signore" ed usc barcollando.
"Una volta in istrada non seppe dove andare. Dopo un momento si diresse dal centro della citt verso un piccolo parco. Si sedette su di una panca in faccia ad uno stagno. C'erano dei bambini che passeggiavano lungo il bordo gettando pezzi di pane ai cigni. Ogni tanto passava rapidamente qualche operaio o qualche commesso, un uomo di una certa et, cencioso, che si trascinava senza scopo; qualche volta una donna con gli abiti rattoppati, l'aria assorta, il volto tormentato, si lasciava cadere seduta al suo fianco. Guardando questa povera gente, aveva l'impressione che non era l che camminavano: ma in un inferno; e i loro occhi disperati non vedevano che diavoli attorno. Si vide simile a uno di questi vagabondi straccioni... Che cosa avrebbe detto rincasando, a sua moglie? Rivide cento volte la scena del suo licenziamento; l'aspetto del padrone, ci che aveva detto, e poi la famosa risposta ironica. Trascorse tutto il giorno nel parco e, giunta la sera, rientr all'ora solita.
"La moglie gli chiese com'era andata e volle sapere se c'era speranza che gli fossero pagate le settimane di malattia. L'uomo rispose verbosamente, mangi e si coric: ma non disse alla moglie il licenziamento e che non sarebbe stato pagato alla fine della settimana. Tent di dirglielo: ma quando i loro sguardi si incrociarono si riconobbe incapace di spiccicar sillaba... Aveva paura della sua espressione nell'apprenderlo... Paura di vederla alzarsi terrificata in quelle stanze spoglie!...
L'indomani fece colazione e usc. "Pel suo lavoro" pens la moglie. Gli raccomand di chiedere al padrone le tre settimane arretrate o un anticipo su quella in corso, perch erano in grande imbarazzo per mangiare. Rispose che avrebbe fatto del suo meglio e si diresse senz'altro verso il parco ove si ferm a contemplare il lago, i passanti e a fantasticare. Nel bel mezzo del giorno un'ansia lo gherm e lo fece alzare precipitosamente per correre in citt alla ricerca di lavoro negli uffici, nelle botteghe, nei depositi, non importa dove, ma inutilmente. Ritorn, stanco, nel parco, e si sedette.
"Ment ancra alla moglie, la sera, parlando del proprio lavoro e della risposta del padrone alla richiesta di un anticipo. I bambini gli davano noia. Dopo un momento se ne and a letto come un vigliacco.
"Pass in tal modo una settimana. Non cercava pi lavoro. Rimaneva nel parco, a fantasticare, la testa nelle mani. L'indomani avrebbe dovuto riscuotere lo stipendio. L'indomani! Che cosa avrebbe detto sua moglie quando le avesse confessato che non aveva denaro? Lo guarderebbe nel bianco degli occhi, s'adirerebbe, dicendo: "Dunque non ti sei recato ogni giorno in ufficio?" Come dirle, in modo ch'ella comprendesse subito, senza lunghe spiegazioni?
"L'indomani l'uomo mangi senza dir niente. Il pane era senza burro e sua moglie pareva chieder perdono... Non aveva burro. "Domani riprenderemo l'andazzo", disse lei, e quando lui la strapazz irosamente, credette che fosse perch era costretto a mangiare pane solo.
"Si diresse verso il parco ove rimase alcune ore. Di tanto in tanto si alzava per percorrere una strada vicina e, dopo una mezz'ora, immancabilmente ritornava. Doveva rincasare alle sei. Ma alle sei non si mosse: rimase in faccia allo stagno, la testa inclinata nelle mani. Le sette. Alle nove, un colpo di campana: bisognava andarsene. Se ne and come gli altri. Si ferm vicino al cancello a guardare ora di qui, ora di l. Da qual parte prendere? Tutte le direzioni erano buone, e fin per sceglierne una che conduceva non importa dove. Quella sera non rincas. N quella sera n mai. Non se ne  sentito pi parlare nel vasto mondo.
La voce tacque e il silenzio fu di nuovo come un orologio appeso nella cella. Il Filosofo aveva ascoltato con tutti i sensi tesi, e, dopo qualche momento, prese la parola:
Questa strada, proseguendo, svolta a sinistra ed  fiancheggiata da alberi. Dio sia lodato! Non c' che una sola casa, lungo questa strada, e la donna che l'abita ci ha dato da bere un po' di latte. Ha un figlio, un figlio unico, un bravo ragazzo... gli altri sono morti, disse lei... Ella raccont di un marito che se ne  andato, abbandonandola... "Perch aver paura a ritornare?" disse, "l'amavo, certamente".
Un istante dopo la voce rispose:
Non so che cosa sia accaduto dell'uomo di cui ho parlato. Io sono un ladro, conosciuto dovunque dalla polizia. Non credo che quest'uomo sarebbe accolto a braccia aperte in quella casa... Perch lo si accoglierebbe?
Un'altra voce, completamente diversa, una voce sgradevole, ruppe il silenzio:
Se conoscessi un luogo dove mi accoglierebbero bene, vi correrei a gambe levate: ma non ne conosco e non ne conoscer mai: perch un uomo della mia et non serve a niente. Anch'io sono un ladro. Ho incominciato a rubare un pollo in un orto, l'ho fatto arrostire in un fossato per mangiarlo, poi ne ho rubato un altro per sfamarmi e, dopo, ho rubato tutto quel che mi capitava sottomano. Ruber sino al termine dei miei giorni, credo, e creper in un fossato seguendo la muta. Ci fu un tempo, e non  poi tanto lontano, in cui se qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei stato un ladro, sia pure per sfamarmi, l'avrei presa come un'offesa: ma ora, che conta? E sono diventato un ladro per essere invecchiato senza avvedermene. Gli altri se ne accorgevano, ed io no. Gli  che la vecchiaia vi viene addosso cos per gradi che raramente ce ne rendiamo conto. Se avete delle rughe in faccia, non vi ricordate quando non ne avevate; si pongono tutti i piccoli mali in conto della vita sedentaria e si vedono molti giovani gi calvi. Se un uomo non ha occasione di dirvi la sua et e se lui stesso non vi fa caso, non scorger dieci anni di differenza fra la sua giovinezza e la sua vecchiaia; viviamo lunghi spazi tranquilli ed addormentati nei quali non accade nulla a segnare gli anni che scorrono, ad uno ad uno.
"Durante molti anni sono stato in pensione in una casa dove ho visto crescere una bimba, la figlia della mia padrona.
"Aveva una grande inclinazione a discendere le scale scivolando sulla ringhiera ma nessuna inclinazione pel pianto. Queste due cose furono per molto tempo il mio tormento. Mi portava i pasti mattina e sera e spesso si fermava a chiacchierare mentre mangiavo. Era molto pettegola e anche a me piace conversare. Quando fu sui diciotto anni ero cos abituato alla sua presenza che se mi portava il cibo sua madre, tutto il resto della giornata mi andava in uggia. Il suo volto aveva lo splendore di un raggio di sole e la sua noncuranza, i suoi modi sciolti, la sua spigliatezza, i suoi gesti larghi, il suo pettegolezzo giovanile, avevano un'attrattiva per un uomo la cui solitudine non si palesava che in assenza di lei. Da allora ho pensato molto e credo che sia incominciata cos. Mi lasciava esporre le mie idee e le accettava perch non aveva allora idee personali. Era una buona, piccola ragazza, pigra di spirito e di corpo, una bambina, ad ogni modo. La sua conversazione era serpentina come i suoi gesti: aveva sempre l'aria di lasciar scivolare il suo spirito lungo la ringhiera; pensava a ghiribizzi e si esprimeva a contrazioni, saltellava da un argomento all'altro senza il pi piccolo impaccio e parlava molto senza dir nulla. Tutto ci allora lo vedevo bene; ma, credo, ero anche assai soddisfatto della mia intelligenza molto pratica e alquanto disgustato, senza dubitarlo, della intelligenza assai pratica dei miei colleghi. Dio grande, come li ricordo esattamente!  molto facile essere intelligenti, come si dice, ma non  facile avere un po' d'allegria, di spensieratezza, di storditaggine come i fanciulli o di un certo non so che cosa ch'ella aveva.  pure gradevole sentirsi superiori a qualcuno, sia pure a una ragazzina.
"Un giorno mi venne questo pensiero:  tempo che mi faccia una famiglia. Non so come  nata, questa idea. E fui assurdo: comperai cravatte e colletti di diverse fogge, segnai la piega dei pantaloni pigiandoli tutta la notte sotto i materassi del mio letto... Non mi avvidi mai che avevo il triplo dei suoi anni. Le portavo dei dolciumi ed ella se ne mostrava estasiata. Poi l'invitai a fare una passeggiata. Ella accett molto volontieri e per me fu una speranza nuova, che non mancava di interesse. In seguito uscimmo insieme sovente, e ci accadeva di incontrare gente di mia conoscenza, giovanotti del mio e di altri uffici. Mi intimidivo quando qualcuno mi salutava strizzando l'occhio. D'altra parte mi riusciva piacevole raccontare alla piccola chi erano, che cosa facevano e quanto guadagnavano, poich ero al corrente di ogni cosa. Le dicevo della mia posizione in ufficio e quel che m'aveva detto il capoufficio nella giornata. Qualche volta discutevamo sulle notizie pubblicate nei giornali della sera, assassin, gli aspetti di una faccenda su un divorzio, discorsi di uomini politici, prezzi delle derrate. Purch si discorresse, la interessava tutto. Ed era una cosa gradevole ascoltare le sue opinioni. Tutte le signore che incontravamo avevano cappelli che la entusiasmavano o la facevano inorridire. Mi insegnava quelle che tenevano a distanza e quelle che erano abbordabili. Alla scuola della sua parlantina, incominciavo a capire un poco l'umanit. La maggior parte delle persone le sembravano pagliacci straordinariamente ridicoli o principi di una maest superba; ma tuttavia notavo che non diceva mai male degli uomini quantunque la maggioranza di coloro di cui parlava, fossero molto comuni. Non avevo mai apprezzato, prima di uscire con lei, una vetrina. Specialmente un'oreficeria: e vi erano delle cose curiose. Fu lei a dirmi come si portavano un diadema o gli orecchini e che specie di guarnizione di cravatta dovevo adottare: in oro, costellata di pietre rosse; mi mostr le file di perle o di diamanti che, credeva, l'avrebbero abbellita; e un giorno mi disse che io le andavo assai a genio. Ne fui contento ed emozionato, quel giorno; ma poich ero un uomo pratico, la mia risposta fu molto breve. Acqua in bocca non ha mai danneggiato nessuno.
"Ella si assentava due giorni la settimana, il luned e il gioved, e si vestiva allora con la pi accurata ricercatezza. Non sapevo dove andasse e non glie lo domandai; supponevo che si recasse da qualche amica o da qualcuna delle sue conoscenze. Il tempo passava e io non mi risolvevo a chiedere la sua mano. La studiavo da molto tempo ed ella mi appariva invariabilmente amabile e seducente. Prediligevo il suo sorriso, il suo atteggiamento sottomesso e cortese. C'era un'altra cosa che mi piaceva e di cui allora non mi capacitavo: un certo non so che diffuso in tutti i suoi gesti, una grazia, una facilit che io non analizzavo: la sua giovinezza, come so oggi. Mi ricordo che, quando si usciva assieme, ella camminava piano mentre in casa saliva e scendeva le scale d'un fiato; una rabbia di movimento cui io non partecipavo.
"Una sera ch'ella si era agghindata per uscire, picchi alla mia porta per vedere se non mancavo di nulla. Le risposi che al suo ritorno avrei avuto qualche cosa di molto importante da comunicarle. Mi promise di rincasare presto per darmi ascolto; io mi misi a ridere, rise pure lei e si lasci scivolare in una sola volata sulla ringhiera. Partita che fu, mi recarono una lettera che, dalla busta e dalla calligrafia, riconobbi proveniente dall'ufficio. Non mi spiegavo che cosa mi avessero potuto scrivere. Ciononostante esitavo ad aprirla... Mi si licenziava per la mia et e mi si augurava educatamente buona fortuna. Dapprima non capii completamente, poi credetti in uno scherzo. Rimasi a lungo nella mia camera col cervello vuoto. Mi studiavo: nel mio spirito vi erano immensi spazi, ovattati e ronzanti, in cui mi sembrava di compiere lentamente ampi movimenti; potevo ben rimirare la lettera che stringevo: in realt cercavo di precisare i grandi spazi galleggianti nel mio spirito e le mie orecchie tentavano di cogliere un qualsiasi frusco. Rivedo con esattezza quei momenti. Camminavo in lungo e in largo per la mia camera, agitato da una sorda collera che non si manifestava esteriormente. Mi ricordo d'aver bofonchiato una o due volte: "Che vergogna!" e di aver ripetuto: "Ridicolo!". Al pensiero della vecchiaia mi guardavo allo specchio; ma era il mio spirito che io guardavo, e mi parve incanutire: anche lui si appesantiva. Avevo la sensazione di essere sotto una massa pesante. Mi pareva di aver abbandonato ci che avevo afferrato per molto tempo e consideravo l'importanza di questo abbandono... Quello strano volto nello specchio! Tutte quelle rughe! I pochi capelli che avevo sul cranio erano grigi. Le labbra si stiravano senza requie e gli occhi erano infossati, rimpiccioliti e spenti. Mi allontanai dallo specchio per sedermi vicino la finestra e guardare in istrada. Non vidi nulla: il mio sguardo si perdeva nel buio. Lo stesso vuoto nella mia testa e nella notte senza percepire alcunch. Di fuori imperversava la pioggia, fustigata dal vento; senza farvi caso, la guardavo; e allora il mio cervello si mise a turbinare con la pioggia innalzandosi in cerchi sinch un senso di debolezza mi fece ritornare in me. Non permisi al mio spirito di pensare, ma, da ogni parte, dal profondo degli spazi che si dilatavano nel mio cervello, mi si precipitava addosso una parola, sospesa come una cometa in cielo, con un colpo terribile al suo arrivo: "Finito", oppure: "Vecchio".
"Non so quanto tempo rimasi l a contemplare il volo di queste spaventose parole e a dare ascolto al suono metallico dei loro colpi quando mi urtavano; ma il passo di qualcuno nella strada mi richiam in me stesso. Due persone, la fanciulla e un giovanotto alto si dirigevano lentamente verso casa. Pioveva a dirotto, ma non pareva che vi facessero caso. La pioggia aveva fatto una gran pozzanghera vicino al marciapiede; la ragazza, con una sveltezza di gatta, le gir attorno ed il giovane rimase indietro un istante; ma poi, alzate le braccia, serr i pugni e bilanciandoli avanti e indietro, con un salto a piedi giunti si trov al di l del laghetto. Si fermarono in seguito a guardare l'acqua per valutare, probabilmente, il salto ch'egli aveva fatto. Li vedevo chiaramente al riverbero della luce. Si salutavano. La ragazza gli pass una mano attorno al collo per accomodargli il colletto del pastrano, e mentre era in questa posizione, il giovanetto l'abbracci repentinamente, con violenza, e la strinse nelle braccia; poi si baciarono e si separarono. L'uomo si avvicin alla pozzanghera, gir la testa ridendo verso di lesi, vi salt decisamente nel bel mezzo e si mise a ballare, ballare, inpillaccherandosi sino ai ginocchi di acqua melmosa. Ella si slanci verso di lui, gridando: "Smettila, bestione!". Appena entrata, tirai il catenaccio e non risposi quando buss.
"In qualche mese diedi fondo alle mie economie. Impossibile procurarmi lavoro: ero troppo vecchio. Occorreva un uomo giovane, era perfettamente chiaro. Impossibile pagare la mia pensione. Me ne andai pel mondo come un bimbetto, un vecchio fanciullo in un mondo nuovo. Rubai del cibo, del cibo, del cibo, in qualunque luogo. In principio mi facevo sempre cogliere. Spesso mi si mandava in prigione; qualche volta mi si lasciava; ovunque mi bastonavano; ma, alla fine, diventai un lupo. Ora non mi lascio pizzicare facilmente quando rubo del cibo. Ma tutti i giorni mi accade qualche cosa di nuovo, sia se debbo andare in prigione, sia se faccio dei progetti per rubare un pollo o un po' di pane. Trovo che l'esistenza  gradevole, molto migliore di quella vissuta per circa sessant'anni, e mi resta il tempo per fantasticare su tante cose..."
La mattina, il Filosofo fu condotto in un carrozzone nella Grande Citt per essere giudicato e impiccato. Secondo l'uso.
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LIBRO SESTO.
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IL VIAGGIO DELLA MAGRA E LA MARCIA GLORIOSA.
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CAPITOLO 17.
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LE collere della Magra d'Inis Magrath sorgevano da una fonte inestinguibile. Ella non era uno di quegli esseri limitati che una raffica di furia devasta interamente, lasciandoli in seguito calmi e sereni. Ella poteva accumulare la sua collera in quelle grotte senza fine che si spalancano in ogni anima e dove si accumulano la rabbia e la violenza sino al giorno in cui la saggezza e l'amore prendono il loro posto. Nella genesi della vita, l'amore  al principio e alla fine di tutte le cose.
Perch alla Magra fosse possibile di intraprendere la redenzione del suo sposo era indispensabile ch'ella si purificasse dalla collera col rito che si chiama il Perdono delle Offese. Fu ci ch'ella fece baciando i Lepriconi del Gort e rimettendo il loro delitto verso suo marito in presenza del sole e del vento. Contro lo Stato che Punisce, le fu allora consentito di aguzzare tutta la sua malizia, perdonando a coloro che avevano agito sotto l'impulso della loro infernale passione: l'impulso del Delitto.
Fatto ci, pose a cuocere tre pagnotte in previsione del viaggio alla ricerca di Angus Og.
Mentre preparava le pagnotte, i suoi figli, Seumas e Brigid Beg, scapparono nel bosco per discorrere fra di loro di questo avvenimento straordinario che li riempiva di stupore.
Si avanzarono dapprima con grandissima cautela, perch non erano sicuri che i gendarmi se ne fossero andati per davvero: potevano essersi nascosti nell'ombra per piombar su di loro e condurli in prigione. "Assassinio" era per loro una parola quasi senza significato; e ci che aumentava ancra il suo carattere di mistero era il riavvicinamento fra questa parola e loro padre. Era una parola terribile, il cui terrore era ingrandito dall'accusa immaginaria elevata contro il padre. Che cosa aveva commesso, dunque? Quasi tutti i suoi gesti e le sue abitudini erano loro cos familiari ch'erano diventati comuni: e tuttavia vi era un non so che di misterioso cui egli aveva posto mano e che sfolgorava davanti a loro, tremendo e inafferrabile come la folgore. Comprendevano che tutto ci era in relazione con quell'altro padre e quell'altra madre che avevano dissotterrato dal focolare, ma sapevano che il Filosofo non c'entrava per nulla in questa faccenda. In tal modo l'assassinio appariva loro come una cosa occulta, terrificante, al di l delle loro facolt.
Non essendo balzato nessuno da dietro gli alberi su di loro, dopo un poco ripresero fiducia e proseguirono con minor cautela. Giunti al confine del bosco, il sole che splendeva li invit a spingersi pi lontano; ci che fecero dopo qualche esitazione. Giunsero cos nei pressi della casetta di Meehawl MacMurrachu e l, stanchi, si gettarono sotto un arbusto per riposare. Era un cespo di pruno e il solo fatto di essersi distesi e d'aver cessato di agitarsi, offr loro l'occasione di ripensare alla situazione terribile del loro padre. Nei fanciulli il pensiero non  mai molto disgiunto dall'azione. Riflettono tanto con le mani come con la testa. Bisogna che compiano la cosa che pensano per concretarla visibilmente e palpabilmente; e quindi Seumas Beg ricostru in pantomina, assai efficace, la prima visita in casa loro dei selvaggi. La terra, sotto il pruno, era il focolare della loro casetta; lui e Brigid fecero i quattro gendarmi e immediatamente egli si pose a scavare furiosamente con un gran pezzo di legno onde scoprire i due cadaveri nascosti. Scavava da poco, allorch il pezzo di legno urt contro qualche cosa di duro. In un battibaleno pulirono ben bene all'intorno e fu grande la loro gioia quando dissotterrarono un piccolo e splendente orcio d'oro, pieno sino all'orlo di una polvere gialla e brillante. Furono stupiti, sollevandolo, del suo gran peso. Giocarono a lungo facendo scorrere fra le loro dita una gran pioggia gialla e guardandola scintillare al sole. Quando si sentirono stanchi del giuoco, stabilirono di portare l'orcio a casa; ma, come furono al Gort na Cloca Mora, provarono una tale stanchezza che non furono in grado di portarlo pi avanti. Decisero di regalarlo ai loro amici Lepriconi. Seumas Beg batt sul tronco dell'albero i colpi convenuti e, immediatamente, apparve il Lepricone di loro conoscenza.
Abbiamo portato questa cosa, signore, disse Seumas. Ma non pot dire di pi, perch il Lepricone, appena ebbe scorto l'orcio, lo circond con le braccia, si mise a piangere singhiozzando cos forte che i suoi compagni si arrampicarono per vedere che cosa gli era accaduto: e unirono le loro lacrime, miste al riso, in un coro al quale i fanciulli aggiunsero le loro grida di simpatia; in modo che il baccano invase tutto il Gort.
Ma i Lepriconi non durarono molto nelle loro manifestazioni di gioia. All'allegria successero brutalmente i ricordi e la costernazione; poi il pentimento, virt spaventosa, pianse ai loro orecchi e singhiozz nei loro cuori. Come ringraziare i fanciulli il cui padre e protettore essi avevano consegnato alla grossolana giustizia degli uomini? Questa giustizia che non esige l'espiazione ma il castigo; che si impara nel libro dell'Avversione e non in quello dell'Amicizia; che chiama odio la Natura e cospirazione l'Amore; la cui legge  una catena di ferro, e la piet debolezza e disinganno amaro; questo dmone cieco che pretende imporre la sua cecit; questo grembo sterile che maledice la fecondit; questo arido cuore che vorrebbe pietrificare le generazioni umane, davanti il quale la vita spaventata si disseccherebbe e la morte rientrerebbe rabbrividendo nella propria tomba. Pentimento! Si asciugarono gli occhi e si misero a ballare allegramente in dispetto di questa giustizia.
Non potendo far nulla di meglio, diedero teneramente da mangiare ai fanciulli e li riportarono a casa sulle spalle.
La Magra diede una pagnotta, delle tre che aveva fatto cuocere, a ciascuno dei ragazzi; tenne per s la terza e tutt'e tre si posero in cammino alla ricerca di Angus Og.
Il giorno era gi avanzato quando partirono. La fresca letizia dei mattino aveva dato il passo a un sole tirannico la cui maest, insostenibile quasi, governava il mondo da alto e potente signore. Poca ombra s'offriva ai pellegrini e, dopo non molto, il caldo, la fatica e la sete li accasciarono, o meglio, accasciarono i bimbi, giacch la Magra, per la sua magrezza, era invulnerabile alle asprezze degli elementi, meno che alla fame, a cui nessuna creatura si sottrae.
Ella allungava il passo in mezzo alla strada, colma di silenzio, ruminando venti pensieri diversi nel medesimo tempo; era il violento impulso del desiderio di parlare che la faceva terribilmente tacere. Ma contro questo schermo di silenzio si accumulava un groviglio di parole che dovevano fatalmente esplodere o pietrificarsi. Del pensiero che la congestionava si alzavano gi i primi profondi brontolii, e, fra un istante, si sarebbe inteso il tuono delle maledizioni pi assortite, quando Brigid Beg scoppi in lacrime: la poverina era veramente stanca e arrostita in modo da diventar pazza e Seumas era un cappello da una consimile capitolazione(2), non avendo per barriera che il suo orgoglio mascolino. Questa scoperta distrasse la Magra dalle sue infiammate riflessioni, e le fece dimenticare le proprie pene per consolare i fanciulli.
Era urgente trovare un po' d'acqua: cosa agevole perch, nella sua qualit di Primitiva, la Magra era simile a tutte le altre creature dotate del senso dell'acqua. Cambi immediatamente un poco la direzione, e in qualche momento giunsero a una fontana sul margine della strada, ove i fanciulli si dissetarono e si ristorarono.
Un albero stendeva il suo denso fogliame vicinissimo la fontana ed essi si sedettero alla sua ombra per mangiare un po' di pane.
Durante questo riposo la Magra istru i fanciulli su alcuni punti importanti. I suoi insegnamenti non erano mai per entrambi contemporaneamente; ma prima parlava a Seumas di una cosa, poi a Brigid di un'altra; affermava che ci che deve imparare un ragazzo non  ci che occorre a una bambina.  molto importante che un uomo sappia circuire le donne, perch ci costituisce, con la ricerca del cibo, l'essenza della saggezza mascolina; e questo fu l'argomento della sua lezione per Seumas. Non  meno indispensabile che la donna, d'altra parte, sappia mantenere a suo posto l'uomo, tesi alla quale Brigid prest un'attenzione particolare.
Ella insegn che l'uomo deve odiare tutte le donne, prima d'amarne una; ma che egli ha il diritto, o meglio il dovere assoluto, di amare tutti gli altri uomini, perch essi sono della sua specie. Anche le donne debbono amare le loro sorelle come se stesse e odiare tutti gli uomini, meno uno: e quello esse cercheranno di farlo diventare una donna, perch  nella natura femminile di essere o schiavo o tiranno; ed  meglio essere tiranno che schiavo. Disse che uno stato implacabile di guerra regna fra i due sessi, e che gli sforzi di ciascuno tendono a ridurre l'altro all'obbedienza; ma le donne, sotto il dominio di un Dmone, detto Piet, che le possiede, si trovano in uno stato d'inferiorit autentica in questa lotta, ed  il maschio che riesce perpetuamente vittorioso, proprio quand' a un capello dalla disfatta. A Seumas disse che quando si innamorer vedr spuntare il suo giorno fatale perch sacrificher il suo destino d'uomo al capriccio di una donna; e gli chiese, in nome del suo amore materno, di guardarsi da tutto quello scaltro sesso. A Brigid rivel che quando una donna sa che  amata da un uomo, scocca per lei un terribile giorno perch un uomo innamorato non si sottomette alla donna che in modo parziale, individuale e temporaneo, mentre quando una donna  amata, si abbandona completamente al dio amore stesso; in tal modo diventa una schiava, non soltanto privata della sua libert corporale; ma anche da quella dello spirito, perch questa maligna ossessione invade per contagio anche la sua testa. Il destino lavora in favore dell'uomo e quindi, affermava, la vittoria appartiene alle donne; perch quelli che hanno l'audacia di lottare con gli dei sono gi sicuri della vittoria. Questa  la legge della vita: solo i deboli avranno il sopravvento. La forza, pietrificandosi e immobilizzandosi, raggiunge il suo limite, mentre non  posto nessun confine alla debolezza, che ha per consiglieri l'astuzia e la sottigliezza. Per questo, e perch la vita non abbia fine, esse debbono cercare di cambiare il loro sposo in donna; allora diventeranno loro i Tiranni ed essi gli schiavi, e avr inizio un nuovo periodo di vita.
Via via che sviluppava i suoi concetti, la complicazione divenne cos aggrovigliata, che la Magra si trov impigliata nei suoi lacci in modo da non poter pi continuare; e quindi decise di rimettersi in cammino, pronta a sbrogliare la matassa quando la temperatura si fosse un po' rinfrescata.
Stavano infilando le pagnotte nelle bisacce, allorch scorsero una donna di forte e bella prestanza che veniva verso la fontana. Questa donna, avvicinandosi, salut la Magra, che le rese il saluto, e quindi si sedette.
Fa un bel caldo, disse. Secondo me si arrischia di lasciarci la pelle a camminare con un simile sole. Venite da lontano oppure siete abituata a viaggiare e non vi fate caso?
Non da molto lontano, disse la Magra.
Lontano o no, non potrei percorrere pi di cinque metri, in questa stagione. Che bei fanciulli avete con voi, signora.
Certamente, disse la Magra.
Io ne ho dieci, riprese l'altra, e mi sono chiesta spesso da che parte mi venivano.  buffo pensare che una donna pu dar vita a dieci esseri, senza che non abbia n un soldo, n un ringraziamento.
Gi, gi.
Voi forse, signora, non dite pi di due parole di seguito?
Certo, certo.
Darei qualcosa per sentirvi, replic l'altra adirata, perch io non ho mai trovato fra le donne una creatura di peggior carattere, pi misantropa e pi ostica di voi. Anche ieri lo dicevo a mio marito: le magre non valgono una pipa, e non  possibile essere pi magre di voi.
Voi dite cos, rispose tranquillamente la Magra, perch avete addosso tutto quel lardo.  necessario che mentiate a voi stessa per nascondervi la vostra disgrazia e fingere d'esserne felice. Non c' nessuno al mondo contento di essere grasso, ed ho l'onore di presentarvi i miei ossequi, signora. Ficcatevi un dito in un occhio, se vi talenta e, su ci, i miei rispettosi saluti. Se non fossi una persona a modo vi prenderei pei capelli e vi farei discendere e salire l'erta per due orette buone: nient'altro. Ci varrebbe di pi di queste quattro chiacchiere che vi scodello. Badate alla vostra lingua, altrimenti vi sforner due o tre cosette che vi faranno sollevare la pelle di tre dita per il resto dei vostri giorni. S, venite, ragazzi: se incontrate per caso una donna come quella, sappiate ch'ella mangia da non reggersi ritta, beve in modo tale da non poter star seduta e dorme tanto da incretinirsi; e se una razza simile vi rivolge la parola, ricordatevi che non merita pi di due parole, brevi per giunta, giacch una donna di questo genere sarebbe una mercenaria e una ladra se non fosse troppo pigra per non essere altro che una zucca, che Dio la benedica! E con ci, tanti saluti.
La Magra e i ragazzi, detto questo, si alzarono, e salutata la sconosciuta, s'incamminarono per la larga strada. L'altra donna rimase al suo posto, senza aprir bocca, neanche fra s e s.
A mano a mano che la Magra proseguiva ricadeva sempre pi nella propria irritazione e si chiudeva tanto in se stessa che i ragazzi non riuscivano a comunicare la pi piccola cosa con lei. Cos, dopo un poco, rinunciarono a badarle e s'intrattennero fra loro per distrarsi. Le ballavano davanti, di dietro, o ai lati. Correvano, ritornavano sui propri passi, lanciavano delle grida, ridevano e cantavano. Qualche volta fingevano d'essere marito e moglie: e allora camminavano fianco a fianco, facendo qualche osservazione sulla temperatura, sulla loro salute o sull'aspetto dei campi di segale. A volte, uno era il cavallo e l'altro il cocchiere: e allora trottavano lungo la strada con dei furiosi nitriti a piena voce, con degli "uu" e degli "arri" ancor pi furiosi e pi violenti. Poi uno era una vacca che un bovaro, al limite di ogni pazienza, guidava da molte ore con grandi stenti verso il mercato; oppure erano entrambi delle capre che si spingevano vicendevolmente con le teste, pieni d'astuzia e lanciando acute strida; e queste metamorfosi si susseguivano con tanta facilit che non stavano in ozio un solo attimo. Ma via via che la sera s'avvicinava, incominciarono a sentirsi pesare addosso fastidiosamente il silenzio del luogo. Solo la loro voce si sentiva; e questa enorme calma senza interruzione fin per imporre loro una tranquillit analoga. A poco a poco i loro giuochi cessarono. Il galoppo frenato si ridusse a un piccolo trotto, ogni giro si restrinse sempre pi, nella corsa il ritorno era pi veloce della partenza e non tardarono a camminare quieti quieti ai lati della Magra, scambiando qualche frase sommessa. Anche queste frasi presto si esaurirono nella vasta immobilit dell'ambiente. Allora Brigid Beg strinse forte la mano destra della Magra e poco dopo Seumas prese assai piano la sua mano sinistra; e queste mute preghiere per ottenere protezione e conforto la trassero dalle valli di rabbia ch'ella aveva scorazzato con tanta furia. Proseguendo lentamente la loro strada, scorsero una vacca coricata in un prato: e, vedendola, la Magra si arrest, pensierosa.
Tutto  di propriet del pellegrino, disse e attraversando il prato, munse la vacca in una secchia che aveva vicino.
Mi domando di chi sar questa vacca, disse Seumas.
Forse non appartiene ad alcuno, disse Brigid Beg.
Il suo padrone  lei stessa, disse la Magra, perch nessuno pu diventar proprietario di un essere vivente. Sono certa ch'ella ci d il suo latte col massimo piacere perch noi siamo gente modesta, sobria, senza cupidigie e pretese.
Come fu munta, la vacca si distese di nuovo nell'erba e si rimise a ruminare. Con la sera era sopraggiunto il fresco, e la Magra si rannicchi coi ragazzi contro la bestia che li scaldava. Trassero dalle bisacce un po' di pane, mangiarono e bevvero con gran piacere il latte della secchia. Di tanto in tanto la vacca li guardava con dolcezza al di sopra della sua spalla per dir loro ch'ella era lieta di offrire l'ospitalit dei suoi fianchi. Aveva lo sguardo tenero, materno, e amava molto i fanciulli. I biricchini interrompevano continuamente il pasto per passarle il braccio attorno al collo, ringraziandola ed elogiando la sua bont e facendosi rilevare a vicenda le varie perfezioni delle sue forme.
Vacca, disse Brigid Beg estasiata, io ti amo.
Anch'io, disse Seumas. Hai notato i suoi occhi?
Perch le vacche hanno le corna? chiese Brigid.
Rivolsero la domanda alla vacca che si limit a sorridere senza rispondere.
Se una vacca parlasse, chiss, disse Brigid, che cosa direbbe?
Se si fosse tutti vacche, rispose Seumas, forse allora lo si saprebbe.
Allora si finsero delle vacche e si misero a masticare qualche filo d'erba; ma scoprirono che, essendo delle vacche, non avevano voglia che di fare "muuh!" e perci decisero che le vacche non desiderano di dire altro; e furono del parere che forse nient'altro meritava di esser detto.
Una mosca gialla, esile e lunga, era in viaggio da quelle parti e si ferm per porsi sul naso della vacca.
Fa il tuo comodo, disse la vacca.
 una notte eccellente per viaggiare, disse la mosca, ma si finisce per averne piene le tasche ad esser soli. Hai visto per combinazione passare qualcuno dei miei?
No, nessuno questa sera, all'infuori di alcuni scarabei che non si fermarono a scambiar quattro chiacchiere. Non mi pare che sia una brutta vita, la vostra, a volare e a divertirvi.
Abbiamo tutti i nostri grattacapi, disse la mosca malinconicamente e con una zampa si ripass l'ala destra.
Ma nessuno si corica sul tuo dorso come quella gente, o ti ruba il tuo latte...
Ci sono troppi ragni nel mondo. Ce ne sono dappertutto. Si imboscano nell'erba e vi saltano addosso. Mi sono rovinata gli occhi nel cercare di spiarli.  un'orribile razza, ingorda, priva di tatto, insocievole, terribile, terribile.
Ne ho visti molti, ma non mi hanno mai molestato. Scusa, cambia posto, ho bisogno di leccarmi il naso.  strano come mi fa prurito.
La mosca si scost un poco.
Se tu fossi rimasta l e la mia lingua ti avesse lambito, non saresti di certo tornata.
La tua lingua non mi avrebbe neanche sfiorato perch non sono tarda a svignarmela.
Allora, sorniona, la vacca si diede un bel colpo di lingua sul naso. Non scorse la mosca muoversi: eppure quella svolazzava al sicuro ad un centimetro dal suo naso.
Vedi? disse la mosca.
Gi, rispose la vacca che emise immediatamente un muggito di riso cos sbuffante e cos furioso che la mosca fu travolta lontano da quella burrasca e non la si vide pi.
Ci divert assai la vacca, che ridacchi e ne gorgogli fra s e s per lungo tempo. I ragazzi avevano aguzzato le orecchie e ne risero anche loro pieni di allegria. La Magra riconobbe che la mosca aveva avuto la peggio, ma, un istante dopo, dichiar che non si era mai appoggiata a niente di pi duro; che se la magrezza era un pregio pure non era permesso essere magri in ogni punto; e che su questo capitolo non si poteva lodare la vacca. A queste parole la vacca si alz e, senza spiccicar sillaba, si allontan nel crepuscolo. La Magra disse ai fanciulli che le rincresceva di essersi espressa in tal guisa ma non pot risolversi a fare delle scuse alla vacca. Non rimaneva loro altra risorsa che di continuare il viaggio per prender caldo.
C'era in cielo un sottile quarto di luna, tenera falce il cui splendore rimaneva in alto e non riusciva ad illuminare il basso mondo nella sua pesantezza. Si vedevano anche scintillare rade stelle separate da vastissime solitudini oscure; ma sulla terra si ammassavano le tenebre in un velo di nebbia, dalle innumerevoli volute, attraverso il quale si sentivano sussurrare gli alberi, alzarsi le sottili voci delle erbe e il vento stormire pi gravemente, suscitando una dolce commozione.
Camminando in quella oscurit, i pellegrini posavano volontieri lo sguardo sulla buona luna; ma questo piacere dur poco. La Magra raccont loro cose curiose riguardo alla luna, soggetto ch'ella poteva sviscerare con competenza, in parola d'onore, giacch i suoi antenati, durante innumerevoli generazioni, avevano giocato alla luce dei suoi freddi raggi.
Si ignora, disse, che le fate danzano raramente di gioia;  di tristezza che danzano, per essere state scacciate dall'alba che ha sapore di miele. I loro festini notturni non sono che dei ricordi della loro felice esistenza all'inizio del mondo prima che il pensiero investigatore e la morale farisaica le avessero scacciate dalla piacevole presenza del sole per esiliarle nelle tenebre di mezzanotte.  strano che noi non possiamo conservare l'ira guardando la luna; nessun puro appetito, d'altra parte, nessuna passione osano arrogarsi una preminenza al cospetto della Radiosa.  altrettanto vero, sebbene con minor assolutismo, per tutte le forme di bellezza.
Nella bellezza assoluta vi  qualche cosa di imponderabile che respinge con una ammonizione i desideri materiali annegando lo spirito in estasi di timore e di tristezza. La Bellezza non ha simpata alcuna per il pensiero: accascer di terrore e di dolore coloro che alzano su di lei un occhio intelligente. In presenza della luna noi non possiamo essere n corrucciati n allegri; e, sotto la sua influenza, non tentiamo di pensare, altrimenti la gelosa ci accascer di certo. Non credo alla sua benevolenza; ritengo che sia cattiva, e che la sua blanda dolcezza nasconda un mucchio di vergognosi obbrobri. Credo che la bellezza, via via che s'avvicina alla sua perfezione, tenda a colmarsi di spavento e che se noi potessimo comprendere perfettamente quel che vediamo, la bellezza, al suo apogeo, ci apparirebbe di una disperante mostruosit. Il nome della Bellezza suprema e assoluta  Demenza. L'uomo quindi dovrebbe tendere piuttosto alla grazia che alla bellezza; avrebbe sempre cos un'anima vicina a s per comprenderlo e incoraggiarlo, il che  compito della grazia. Mentre nessuno sa qual' la funzione della bellezza. La bellezza  un estremo che non ha finora raggiunto il suo contrario per fondersi. I poeti l'hanno cantata, i filosofi l'hanno annunciata immaginando che la bellezza che va oltre il giudizio  come la pace che va oltre il giudizio. Ma io credo che tutto ci che sorpassa il giudizio, che  immaginazione,  terribile, perch ci deriva dall'umanit e dalla bont ed  un delitto contro lo Spirito Santo, il grande Artista. Una perfezione, presa isolatamente,  un simbolo del terrore e dell'orgoglio, e solo la testa dell'uomo la segue: il cuore arretra spaventato, per rifugiarsi nella grazia che  modestia e rettitudine. Ogni estremo  cattivo, ed ha l'unico scopo di raggiungere il suo contrario, orribile al pari di lui, per fecondarlo.
Con questo discorso che era rivolto pi a se stessa che ai ragazzi, la Magra ingannava la lunghezza della strada. Mentre parlava la luna aveva acquistato in splendore, e, dai lati della strada, vicino ad ogni albero, ad ogni rialzo, era appiattata un'ombra nera, come in agguato, e che si sarebbe detto stesse per animarsi, paurosamente. I fanciulli ne ebbero un timore cos grande che la Magra abbandon la strada per avventurarsi in campo aperto sulla collina, in modo che presto lasciarono alle loro spalle la via e videro stendersi dovunque i pendii silenziosi sotto il massimo fulgore della luna.
Cammina e cammina, alla fine i fanciulli ebbero sonno perch non erano abituati a vegliare. Non c'era nessun posto adatto per dormire, e, costatando che non avrebbero resistito molto, la Magra fu presa dall'inquietudine. Brigid gi aveva incominciato a piagnucolare; Seumas, dietro il suo esempio, aveva emesso un sospiro il cui pi fievole prolungamento avrebbe potuto mutarsi in un singhiozzo, e quando i ragazzi son presi dal pianto non possono liberarsene se non quando si sono stancati di piangere.
Giunti al culmine di una leggera salita, videro in basso, a una certa distanza, una luce verso la quale la Magra si affrett. Avvicinandosi, si accorse che era un piccolo fuoco e che della gente era seduta attorno. Qualche minuto dopo si trov nel cerchio luminoso, ove si arrest di botto; ed avrebbe alzato i tacchi se i suoi ginocchi, rammolliti dalla paura, le avessero obbedito. La gente attorno al fuoco l'aveva notata ed una voce robusta le ingiunse di avvicinarsi.
Era un fuoco di rami di erica, presso al quale stavano tre figure. La Magra, tentando di nascondere il proprio turbamento, si avvicin per sedersi accanto al fuoco. Dopo aver salutato a bassa voce, diede un pezzo di pane ai ragazzi, li strinse ben bene a s, avvilupp le loro teste nel suo scialle e disse loro di dormire. Poi, rannicchiata, diede un'occhiata ai tre ospiti.
Erano completamente nudi, ed ognuno la contemplava con intensa gravit. Il primo era cos bello che lo sguardo non poteva indugiarsi, abbagliato da un s grande splendore. Aveva una statura imponente e cos ammirevolmente proporzionata, di una grazia slanciata cos squisita, che la sua figura era monda di ogni pesantezza e di qualsiasi corpulenza. Aveva un viso regale, un viso giovane e di una terrificante serenit. Il secondo, ugualmente alto, era di una stupefacente poderosit, tanto che la sua statura ne sembrava diminuita. Il braccio teso, al quale si appoggiava, era una catena di muscoli nodosi, e premeva la terra con tutta la mano. Il suo volto si sarebbe detto di pietra, scolpito a colpi di martello; volto massiccio, pesante e di una rigidit simile a quella del braccio. Ma come raffigurare il terzo? N piccolo n grande, sfoggiava la potente muscolatura del secondo. Aveva l'aspetto di un enorme rospo, accoccolato in quel punto, le braccia girate attorno ai ginocchi, su cui appoggiava il mento. Informe e tozzo, la sua testa era appiattita e non pi larga del collo. La sua bocca, prominente come il muso di un cane, di quando in quando si contraeva, e negli occhi piccoli scintillava un'orribile intelligenza. Davanti a costui l'anima della Magra si appiatt come un cane. Fu in preda del pi terribile, supremo avvilimento di cui l'umanit sia capace, soggiogata da un fascino che l'avrebbe spinta verso di lui con grida di adorazione. A stento poteva staccare da lui i suoi occhi, pur non abbandonando con le braccia i fanciulli; e l'amore, la pi inesorabile delle forze, si agitava furiosamente nel suo cuore.
Il primo le rivolse la parola.
Donna, disse, a qual meta sei diretta questa notte e su questa collina?
Viaggio, signore, alla ricerca del Brugh d'Angus, il figlio del Dagda Mor.
Noi tutti siamo figli del Potente Padre. Sai tu chi siamo noi?
Non lo so.
Noi siamo i Tre Assoluti, i Tre Redentori, i Tre Sublimatori; l'Uomo pi Bello, l'Uomo pi Forte, e l'Uomo pi Brutto. Noi attraversiamo, incolumi, tutte le mischie, contiamo i caduti ed i vincitori, e proseguiamo ridendo. Nell'ordine perenne, tutti i popoli vengono a noi per rigenerarsi. Perch sei venuta a trovarci?
Io non sono venuta per voi; perch vi siete posti sulla strada in modo che coloro che si recano alla Casa di Dagda, siano fermati nel loro viaggio?
Nessuna via ci  preclusa. Gli dei stessi vengono a cercarci, perch si stancano del loro magnifico isolamento, salvo Colui che vive in ogni cosa e in noi stessi; noi serviamo Lui e ci prosterniamo davanti alla Sua fronte formidabile. O Donna che scorazzi per le vallate della collera, ci ha chiamati la voce del tuo cuore: siamo qui ad aspettarti sulla collina. Scegli uno di noi come compagno, senza timore, perch i nostri domini e le nostre forze si equivalgono.
Perch debbo scegliere quando sono gi maritata all'uomo pi eccellente del mondo?
Non vi  eccellenza fuori di noi perch noi siamo l'eccellenza nella bellezza, nella forza, nella bruttezza; non vi  perfezione che non sia contenuta in noi tre. Che importa a noi, se tu sei maritata, giacch non abbiamo paure o gelosie meschine, d'accordo con noi stessi e con tutte le manifestazioni della natura?
Se voi siete l'Assoluto al di sopra di ogni pi piccola cosa, dimostratevi superiori e lasciatemi proseguire tranquillamente verso Dagda!
Noi siamo ci che l'intera umanit desidera, e noi desideriamo tutta l'umanit. Non vi  nulla di piccolo o di grande che sia disdegnato dal nostro appetito d'immortali. Neanche all'Assoluto  permesso rendersi indipendente dal desiderio, che  il soffio del Dio vivente nelle sue creature, e che nessuna perfezione deve limitare od oltrepassare.
Durante questo dialogo le altre grandi figure si erano inchinate per ascoltare attentamente, ma senza aprir bocca.
I fanciulli sotto il braccio della Magra parevano uccellini che si stringessero a lei fiduciosamente.
Signore, disse, volete spiegarmi che cos' la Bellezza, che cosa la Forza, che cosa la Bruttezza? Sono cose che vedo senza capirle.
Te lo dir: la Bellezza  il Pensiero, la Forza  l'Amore e la Bruttezza  la Riproduzione. La Bellezza abita lo spirito dell'uomo, la Forza nel suo cuore, e la Bruttezza ripone la sua formidabile maest nei lombi. Se mi segui, conoscerai tutte le delizie. Rimarrai incolume nella fiamma dello spirito, e nulla di ci che  volgare impaccer le tue membra n imbroglier il tuo pensiero. Tu procederai come una regina in mezzo a tutte le passioni scatenate, senza tormento e senza disperazione. Non sarai mai respinta, non arrossirai mai, sceglierai sempre la via pi conveniente, e camminerai con me in libert, nella felicit e nella bellezza.
Tutte le cose debbono, disse la Magra, intonarsi all'ordine della loro evidenza. Ed io dichiaro al Pensiero, se mi tratterrete contro voglia, che fra poco vi sottometter vostro malgrado, perch colui che trattiene a forza un coniugato diventa il guardiano e lo schiavo del suo prigioniero.
 la verit, disse lui, ed io sono impotente contro la verit. Eccoti dunque liberata di me, ma non dei miei fratelli.
La Magra si volse verso il secondo.
Voi siete la Forza?
Sono la Forza e l'Amore, rumoreggi quello, e le mie dimore sono tranquille e sicure, i miei giorni pieni di maest, le mie notti piacevoli. Nessun male si avvicina ai miei domini, non vi si sente altro suono all'infuori dei muggiti delle bestie, i canti dei miei uccelli e il riso dei miei beati fanciulli. Vieni con me: io promano felicit, sicurezza e pace, io che non vengo mai meno e che non accuso mai debolezza alcuna.
Io non vi seguir, disse la Magra, perch sono madre, e la mia forza non pu essere accresciuta: io sono madre e nulla pu aggiungersi al mio amore. Che cosa posso desiderare di pi, che cosa mi verrebbe da voi, o uomo possente?
Tu ti sei liberata da me, disse il secondo, ma non da mio fratello.
Allora la Magra si volse, terrorizzata, verso il terzo; davanti a questo essere orrendo, qualche cosa in fondo alla sua anima si sciolse in un'estasi di disgusto. Ella era preda di questa repulsione che, nel suo culmine, divenne attrazione. Un brivido, un passo di pi, ed ella sarebbe stata perduta; ma le mani dei fanciulli la trattennero, mentre nella sua miseria ella si umiliava davanti a lui.
Egli parl con voce stentata, impastata, che si sarebbe detto sgorgata dalle viscere stesse della terra.
Non ci sono che io. Non aver paura, vieni con me, ed io ti colmer di folli delizie di cui si  perso da lungo tempo anche il ricordo. Tutto quel che  eccesso, vizio, mostruosit e sfrenatezza,  sotto il mio dominio. Tu non penserai pi, non soffrirai pi; sentirai in te una sicurezza tale, che il calore del sole sar felicit, il sapore del cibo, la carezza del vento, la perfetta armonia del tuo corpo ti meraviglieranno perch li hai dimenticati. Le mie forti braccia, attorno a te, ti restituiranno la forza e la giovinezza; salterai come un capretto sulla collina e canterai di gioia come cantano gli uccelli. Lascia questa umanit melanconica che si esclude dalla gioia, si carica di catene e seguimi; anche la Forza e la Bellezza finiranno per ricoverarsi nella mia antica pace, come fanciulli stanchi la sera, onde ottenere la libert goduta dagli animali e dagli uccelli, il corpo che soddisfi i loro piaceri senza preoccuparsi del Pensiero o di alcuna sciocca curiosit.
Ma la Magra si sottrasse alla sua seduzione, dicendo:
Non  permesso retrocedere quando il viaggio  incominciato. Bisogna procedere verso la meta stabilita, qualunque essa sia; e noi possiamo ritornare ai nostri prati, ai nostri alberi, alle nostre soleggiate radure, gi abbandonate. Nessuna delizia del corpo ci far rinunciare alle torture dello spirito, finch il fumo che ci accieca non sar dissipato;  una fiamma torturante che ci ha disposto a questa estasi immorale, essenza di Dio. Non  neanche permesso che voi, esseri superiori, tentiate i pellegrini in istrada, cercando di sviarli con astute promesse. Voi potete dominare solo al quadrivio, l dove il pellegrino tentenna, incerto; ma il vostro potere  nullo nella grande strada.
Tu sei liberata da me, disse il terzo, sino al giorno in cui sarai pronta a ritornare verso di me; perch di tutte le cose io sono la sola ferma e paziente ed a me tutti ritornano alla loro ora. In un angolo segreto, in fondo al bosco, vi sono degli splendori e delle fiaccole nei miei giardini, sotto le colline, sostenuti dagli angeli di Dio; e dietro il mio volto ce n' un altro che gli Intelligenti non aborriscono.
I tre Assoluti si alzarono e si allontanarono a passi maestosi, scambiando parole il cui rombo muggiva contro le nubi e contro la terra. Anche quando furono scomparsi, perdurava questo vasto brontolo, sperdendosi a poco a poco nelle lontananze rischiarate dalla luna.
La Magra ed i ragazzi ripresero lentamente l'aspro cammino in salita. In alto, sulla cima della collina, lontano, brillava una luce.
L in alto c' il Brugh di Angus Mac an Og, figlio di Dagda Mor, e guid i ragazzi stanchi verso quella luce.
Poco dopo ella era in presenza del dio che la riconfort e la sollev. Ella gli raccont tutto quel ch'era capitato a suo marito e implor il suo aiuto, che le fu accordato senz'altro; giacch il compito principale degli dei  di dare aiuto e protezione a coloro che li chiedono.
Ma ( questa la restrizione loro imposta) non possono venire in aiuto che quando lo si richiede, perch il libero arbitrio dell'uomo  il principio pi sacro della vita e il pi gelosamente rispettato. L'intervento degli dei non si manifesta dunque che ad una preghiera tenera come la loro tenerezza.
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CAPITOLO 18.
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Caitilin Ni Murrachu  sola nel Brugh di Angus Og, come un tempo ell'era sola sulla collina e nella caverna di Pan; e, come un tempo, sogna. Ora  felice. Non desidera pi niente, giacch tutto ci che rinchiude la Terra e che lo spirito pu raffigurarsi, le appartiene. I suoi pensieri non sono pi quei tentativi timidi, segreti, in cui n la mano, n lo spirito si soffermano; tutto  una cosa o un essere, visibile nella sua illuminata esistenza materiale; essere che si vede e si sente, che si accoglie o si respinge secondo i suoi meriti.
Ma ella ha scoperto che la felicit non  ridere e starsene paghi e che nessuno potrebbe essere felice, solo. Cos  giunta a comprendere la terribile tristezza degli dei e perch Angus pianga, di nascosto; lo sente piangere spesso, la notte, e sa che spande lacrime sull'infelicit altrui e che non potr essere consolato finch vi saranno afflitti o nascoste ingiustizie nel mondo. Quella miseria degli altri l'ha toccata, anche lei, nella sua felicit, sino dal giorno in cui ha riconosciuto che niente le era estraneo e che in verit tutti gli esseri e tutte le cose sono suoi fratelli e sorelle, che vivono e muoiono nell'ambascia. Ha finito per riconoscere che non vi  il tal uomo o il tal'altro; ma l'umanit.
La soddisfazione di un desiderio non potrebbe procurarle piacere perch ella ha distrutto in s la concezione della sua unit. Ella non  pi un individuo, giacch fa parte di un immenso organismo, costrutto per integrare la propria unit, costi quel che costi; infinito essere triplo, comprendente Dio, l'Uomo e la Natura, i tre grandi componenti, l'immortale trinit. Il sacrificio di s  il dovere della vita;  rinunciando al proprio gretto egoismo che  possibile liberare l'io pi vasto. Saputo ci, fin per accorgersi ch'ella conosceva la felicit, divina insoddisfazione che non pu interrompersi n acquistarsi sinch il suo scopo non  raggiunto; e finch alla gaiezza del fanciullo non s'assomma il sapere dell'adulto. Angus le disse che su questa via  la grande estasi, che  Amore e Dio, il principio e la fine di ogni cosa; bisogna che ogni cosa passi dalla Libert alla Schiavit, per ritornare alla Libert. Finch al mondo vi sar un pazzo, ci non potr essere compiuto; sinch l'ultimo pazzo non sar diventato savio, la saggezza sar barcollante e la libert invisibile. Non sono gli anni ma le folle che possono progredire; nemmeno vedr Dio se non il giorno in cui ci sar uno sguardo collettivo: a stento l'occhio di tutta la natura baster a contemplare questa maest. Le moltitudini celebreranno la felicit: ma per accoglierla non abbiamo che l'amore universale...
Ella pensava cos, quando Angus Og le si avvicin, di ritorno dai campi. Il dio raggiava, sorrideva come sorride l'alba quando le gemme si schiudono e, in vece di parole, gli sal alle labbra una canzone.
Diletta mia, disse, oggi ci metteremo in viaggio.
La mia felicit  di accompagnarti, disse Caitilin.
Faremo un'escursione fra gli uomini, dalla nostra calma abituale sulla collina discenderemo nella grande, brulicante citt popolata dalla folla. Sar il nostro primo viaggio, ma fra non molto ci stabiliremo coi nostri e conosceremo la pace.
Mi auguro che sia presto, disse lei.
Quando tuo figlio sar un uomo, ci guider lui in un simile viaggio, disse Angus, e Caitilin fremette per la grande gioia di sentire che un figlio sarebbe nato da lei.
Poi Angus vest gloriosamente la sua donna, e uscirono verso il sole. Era l'alba, il sole s'era appena levato, la rugiada scintillava sull'erica e sull'erba. Vi era nell'aria una viva emozione che metteva la gioia nel sangue. Presa da un'allegria irresistibile, Caitilin si mise a ballare, e Angus a cantare, sino alle nubi, con voce piena di gioia, ballando, lui pure. Uno stormo di uccelli volava attorno alla sua testa splendente, perch ogni bacio ch'egli dava a Caitilin si trasformava in uccello, messaggero d'amore e di saggezza che, a sua volta, cantava trionfalmente: in tal modo in quell'angolo remoto vibrava un delirante concerto.
Ad ogni momento dalla ronda si staccava un uccello che si dirigeva come una freccia in questa o in quella direzione. Portavano messaggi a tutti; forti e fortini, ridotte, valli e cittadelle d'Eire per convocare i Sluaige Shee, la falange delle Fate. Era un volo d'uccelli d'amore, perch si trattava di una riunione di beati, e, quindi, i Shee non sarebbero stati armati.
Si diressero allegramente verso Kilmasheogue, e arrivarono assai sollecitamente sul monte.
Lasciando il dio, la Magra d'Inis Magrath aveva fatto il giro di tutte le fortezze di fate di Kilmasheogue per avvisare quelle che vi erano, di trovarsi all'alba sulla montagna. Dimodoch quando Angus e Caitilin raggiunsero la vetta, i sei Clan erano l a riceverli, accompagnati dal popolo dei giovani Shee, membri di Tautha da Danaan, popolo di grandi e begli esseri, uomini e donne, che avevano conquistato il mondo silenzioso delle profondit quando i figli di Milith, con le loro incantazioni e col loro invincibile valore, li avevano spinti a viva forza verso il paese degli dei.
Fra i convenuti vi era Aine Hi Eogail di Cnoc Aine, e Ivil di Craglea, regina del Munster, pel Nord e pel Sud, e Una, regina di Ormond; e, assieme alle loro milizie, accolsero con canti l'apparizione del dio sulla vetta.
Poi venivano i cinque guardiani dell'Ulster, proclivi ai combattimenti; Bries Mac Belogan di Dromona-Breg, Redg Rotbill, venuto dai versanti di Magh-Itar, Tinnel, figlio di Boclathna di Slieve Edlicon, Grici di Cruachan-Aquila, dal nome molto bello, e Gulhan Gols Mac Grici, il cui forte  al Ben di Gulban, tutt'e cinque ineguagliabili nella pugna. Sfilarono sulla collina, seguiti dalle loro trib, lanciando grida sonore. Venivano dal nord e dal mezzogiorno, dall'est e dall'ovest, raggiavano come beati, erano folla e folla, senza paura senza turbamento: presto il monte fu avvolto dalla gaiezza delle loro voci e dalle loro magnifiche vesti.
Fra la folla c'erano anche le genti di Lupra, gli antichi Lepriconi. Saltellavano come capre fra i ginocchi degli eroi. Il loro re, Udan Mac Audain li guidava, con Beg Mac Beg, suo luogotenente; dietro a loro marciava Glomhar O' Glomrach, l'uomo del mare, il pi forte della trib, ricoperto di pelle di donnola. Questo Udan era lo stesso che era stato obbligato ad assaggiare la farinata d'avena nel gran paiuolo di Emania e che, essendosi lasciato cascar dentro, fu condotto prigioniero con la moglie per cinque anni, finch ebbe abbandonato tutto ci che aveva di pi prezioso al mondo, persino le proprie scarpe. Il popolo delle colline ride ancora al ricordo di questa storia e i Lepriconi ne sono mortificati ancor oggi.
Quindi seguivano Bove Derg, il Focoso, che si vedeva raramente, e il suo menestrello, il figlio di Trogain, la cui musica risana gli ammalati e rid gaiezza ai cuori afflitti; Eochy Mac Elathan, il Dagda Nor, il Padre delle Stelle, e sua figlia, della Caverna di Cruachan; Credh Mac Aedh di Raghery e Cas Corach, figlio del grande Ollav; Mananaan Mac Lir, dalla voce pi forte dei venti, aveva abbandonato le sue vaste acque con le sue figlie Cliona e Aoife e Stagno dai Bei Capelli; e Coll e Cecht e Mac Greina, il Vomero, il Nocciolo e il Sole, erano accompagnati dalle loro donne dai nomi inobliati, Banba, Fodla e Eire, nomi gloriosi. Lugh-Lunga-Mano, pieno di una saggezza ermetica, non era assente; il di lui padre si era cos tristemente vendicato sui figli di Turann; e con loro erano le loro armate.
E venne pure lei, quella che le schiere acclamarono con grande amore, la Serena, Dana, la Madre degli Dei, nella sua immutabile incorruttibilit.  il suo respiro che aleggia al mattino, il suo sorriso che convoca l'estate; gli uccelli dell'aria cercano il loro nutrimento nella sua mano. Il pacifico bove  suo amico, e il lupo trotterella amichevolmente al suo fianco; la pratolina esce dal suo nascondiglio e l'ortica ritira i suoi aculei. Per lei, la rosa si ammanta d'innocenza, sparge lontano il suo profumo con la rugiada, e la quercia le sorride nel cielo. Come sei bella! Gli agnelli seguono i tuoi passi, brucano la tua prodigalit nei prati, ove niente li avversa, l'uomo stanco si riposa sul tuo materno seno.  attraverso te che ci giungono tutte le azioni, tutte le imprese degli uomini, attraverso te ci arrivano tutte le voci: anche la Divina Promessa, e il Soffio dell'Onnipossente, venuto di lontano, carico di bene.
Stupita, rapita, la figlia di Murrachu rimirava la fatata riunione. Qualche volta fiammeggiava come una torcia, abbagliando i suoi occhi, un diadema di pietre scintillanti al sole, o lo splendore di una collana d'oro massiccio sulla spalla. Il sole scherzava nelle capigliature bionde o brune, braccia bianche si agitavano, gettando per un istante il loro lampo, poi si nascondevano per riapparire di nuovo. Gli sguardi di coloro che non esitano e non calcolano si posavano nei suoi, non esprimendo n lode n dubbio, ma teneri e fiduciosi. La voce di liberi popoli risonavano al suo orecchio e il riso dei beati, che non immaginano n peccato n vergogna, liberati dall'aspra schiavit dell'egoismo. Giacch queste genti, bench tanto numerose, non formavano che una sola individualit. Ciascuno parlava agli altri come se avesse parlato a se stesso, senza riserve o sotterfugi. Ciascuno si muoveva in libert secondo la sua personale fantasia, e l'insieme dei loro movimenti aveva l'unit di un solo essere: acclamando la Madre degli dei, i loro clamori si fondevano in un'unica voce, e si inchinavano davanti a lei, come un solo uomo. Medesimamente, attraverso la moltitudine degli spiriti circolava un solo spirito, in un'azione collettiva, che era libert.
Sotto i suoi sguardi la danza cess, e con un movimento unanime, si diressero ai piedi della Montagna. D'un balzo l'avanguardia si slanci, seguita dagli altri, che si avanzarono in ordinate schiere.
Allora Angus accorse verso la sua bella sposa.
Andiamo, mia diletta, disse, e tenendosi per mano, corsero e risero con gli altri.
L non v'era vegetazione alcuna. Sul piano in pendo, che risaliva verso un'alta montagna la cui vetta si elevava nel cielo, a perdita di vista, si stendeva un tappeto di torba grigia. La raggiunsero e discesero. Si scorgevano lontano boschetti d'alberi, e, in fondo in fondo, i tetti e le torri e le guglie della Citt-dal-guado-di-Canniccio, e le piccole strade che vanno in ogni senso; ma sull'altura non c'erano che ginestre spinose che fiorivano teneramente al sole; le api ronzavano, qualche volta, con un trillo di canzone e i piccoli ruscelli si rompevano in cascatelle. Un poco pi lungi verdeggiavano arbusti belli che stormivano in quella calura; ancor pi lungi gli alberi contemplavano il creato dall'alto delle loro cime tranquille, non avendo niente di cui rammaricarsi.
Presto arrivarono sull'erba e si misero a ballare. Le mani si cercarono, i piedi si accordarono come se avessero un affetto vicendevole; in una intimit silenziosa correvano leggermente senza esitazioni; e quindi si alz il canto, potente, che si volgeva a quelli che prediligevano la gioia e la pace, di cui sono privati da s lungo tempo...
Venite a noi, voi che non sapete pi dove siete, voi che abitate fra stranieri in dimore lugubri e menzognere. Che povere larve, siete! Eccovi fuorviati e stregati! Avete l'aria smarrita e non comprendete che il vostro sguardo  fissato su di una stella e che i vostri piedi si muovono nel felice regno delle fate. Innocenti! In quali prigioni languite? In quali meschinit vi umiliate? Come mai vi siete irretiti nelle leggi e nei costumi? Il nero popolo di Fomor vi tiene in schiavit; vi ha posto attorno alla testa un cerchio di piombo, il cuore in catene e attorno alla vita una cintura di bronzo, che si imprime dolorosamente nella vostra carne. Non esitate; il sole splende, i fiori spuntano, fra gli alberi gli uccelli cantano di gioia. Il vento porta ovunque la sua libert, l'acqua scende per le colline, l'aquila lancia il suo strido nella solitudine e la sua femmina lo raggiunge. Le api raccolgono il loro miele in pieno sole, le zanzare danzano a gruppi e, al di l del fiume, il toro possente muggisce. La cornacchia dice una parola alle consorelle e il lu riscalda i suoi piccoli nella siepe... Venite a noi, voi che amate la vita e le beatitudine... Porgete la mano, da lungi l'afferrer un fratello. Lasciate il carro e l'aratro per un istante, mettete in disparte l'ago e la lesina...  tuo fratello, o uomo, quel cuoio? Venite, venite! Lasciate il mestiere, l'ufficio, la bottega ove pendono i quarti di carne, dove si vendono abiti, dove si cuce nella penombra... Oh! Tradimento nero! Pel tuo piacere rimani in quella tana di strozzino, o pallido uomo? Ti alletta il causidico?... Vientene via! Hanno incominciato a danzare leggermente, il vento passa con la sua musica sulla collina, il sole invade col suo riso la vallata, il mare si gonfia sul litorale, ebbro di gioia, per danzare, danzare, danzare di gioia...".
Sommersero come un uragano i viottoli da capre, le stradicciuole e le viuzze tortuose. Entrarono danzando e cantando nella grande citt, cantando nelle strade e nelle botteghe la loro solata canzone, senza badare agli sguardi biechi e alle fronti corrucciate dei figli di Balor.
E liberarono il Filosofo dalla prigione, e liberarono dalle mani dei cerusici e dei legulei l'Intelligenza dell'Uomo, la strapparono ai preti maliziosi, ai professori la cui bocca  colma di segatura di legno e ai mercanti che vendono filuzzi d'erba, l'orribile popolo di Fomor... e ritornarono, danzando e cantando, nel paese degli dei.
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FINE.